Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

PLAYING LIVE IN A ROOM – KINGS OF CONVENIENCE LIVE AT AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA 31.10.2004

“Non riesco a smettere di ascoltare il suono di due morbide voci, perfettamente integrate tra loro…”, soprattutto dopo averle sentite in un luogo dall’atmosfera adeguata, ora finalmente rinvenibile anche a Roma.
Alla magia delle voci e delle chitarre acustiche, si è aggiunta quella dei legni della Sala Santa Cecilia, che restituiscono tutti i suoni in maniera mirabile, scandendo le note, lasciando gli accordi sospesi nell’aria e facendo apprezzare persino i silenzi. Eppure, la scaletta è stata pressoché identica a quella di tre mesi fa a Villa Ada, ma se anche il solo ricordo di quel concerto mi ha ancora di più coinvolto in quest’ultimo, ciò che ieri ha fatto la differenza è stato proprio il contesto e l’atmosfera un po’ solenne della sala, che almeno all’inizio ha contagiato il pubblico – per una volta meno incivile del solito – ed anche gli stessi Kings of Convenience, in una sorta di deferenza che solo la confidenza reciproca ed il calore della musica ha pian piano sciolto, fino alla conclusiva ed ormai rituale danza collettiva di I’d rather dance with you, guidata da un sempre più istrionico ed imprevedibile Erlend Øye.
Sul piano musicale non c’è molto da dire, se non constatare come, per comunicare emozioni, sia in fondo sufficiente saper suonare una chitarra e scrivere semplici melodie: così, a prescindere da ogni giudizio tecnico, si riscopre l’essenzialità armonica e l’immediatezza propria della musica.
Non sono tra gli antesignani estimatori dei due ragazzi di Bergen – ma, fortunatamente, nemmeno tra coloro che li hanno scoperti ascoltando Misread al supermercato, tra merendine e cibo per gatti – eppure la loro essenziale spontaneità è stata capace ancora una volta di farmi estraniare da ciò che mi stava intorno, evocando pensieri, ricordi e sensazioni che mi hanno toccato nel profondo.
Forse è l’avanzare dell’età che mi rende incline alle emozioni più tenere e mielate, ma di sicuro sono sempre più convinto che non ci voglia poi così tanto per raggiungere uno stato di sereno appagamento interiore, essendo sufficiente quella schietta e “pura semplicità”, aliena da ogni trucco e sovrastruttura, che rende i Kings of Convenience speciali nella loro semplicità e che, non solo nella musica, troppo pochi sembrano avere oggi il coraggio di praticare.

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