Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Richard Mason – Noi

Più volte sono stato vicino ad acquistare il primo romanzo del giovane scrittore sudafricano Richard Mason, Anime alla deriva, peraltro caldamente consigliatomi da fonti attendibili, ma la lettura delle note di copertina non mi aveva particolarmente affascinato, forse per come ne era descritta la trama in termini cupi, o che almeno a me erano parsi tali. Probabilmente andrò presto a riprendere quel romanzo, soprattutto dopo aver letto l’ultima opera di Mason, Noi, da poco pubblicata in Italia da Einaudi, sul cui acquisto non ho invece per nulla tentennato, forse invogliato dall’ambiente da college britannico anni ’80, nel quale, retrospettivamente, si svolge la parte principale della vicenda.

Noi, quasi a conferma del titolo, è un romanzo polifonico, corale, nel quale tre voci narranti si integrano e si alternano continuamente nel descrivere il proprio status al momento della narrazione e nel ripercorrere, secondo angolature visuali differenti, l’evento passato che ha segnato in maniera decisiva le rispettive esistenze. In realtà, i tre non sono i soli protagonisti del romanzo, poiché protagonista effettiva è anche una quarta persona – morta durante il periodo del college, a causa di fraintendimenti ed estremizzazioni legati ad una bravata giovanile –, la cui presenza aleggia per tutto il romanzo.

Non si tratta però solo di un romanzo flashback, né di un «com’eravamo» su un’epoca maledetta e incosciente, né tanto meno della rivisitazione un po’ moralista della propria irresponsabilità giovanile da parte di persone mature, realizzate e sicure di sé. I tre sono, a modo loro, tutti vittime di quel tragico evento: ognuno di loro ha motivi di insoddisfazione, insicurezze e soprattutto rimpianti per ciò che poteva essere e non è stato della propria vita mediocre (tale a prescindere dal denaro o dai successi raggiunti), sicuramente a causa di quel fatto remoto, ma anche dei loro aspetti umani e caratteriali, già delineati in età giovanile e solo acuiti dall’evento che li accomuna.

Noi è infatti essenzialmente un romanzo sulle speranze e le aspettative giovanili deluse, sull’assenza e le sospensioni temporali, sull’incapacità emozionale e comunicativa, sui silenzi non riempiti dalle parole o, peggio, riempiti dalle parole sbagliate. È anche uno specchio della perenne irrequietudine dell’uomo contemporaneo e del suo conseguente ricorso – come a cercare di colmare una mancanza – a palliativi, come alcool, fama denaro o successo, tutti nella stessa misura vacui e irrimediabilmente portatori solo di passeggero benessere. Allora, forse, tra i personaggi emerge solo la figura dell’ideale stereotipo della mediocrità, del perenne «sfigato», che almeno, per il suo contegno passato e presente, sembra l’unico in grado di risultare coerente con se stesso e con tutti i propri limiti di essere «normale», anonimo e incolore spettatore delle vite altrui, hobbesianamente rivolto solo ad evitare discordie, e tanto incapace di cambiamento dall’apparire palesemente ridicolo quando cerca di fingerlo. Altrove è invece l’illusione di poter anestetizzare le sofferenze ricorrendo a mezzi esterni o all’illusione che tutto vada bene.

Così, alle tre vite in qualche modo deviate da quella spezzata anni prima, non resta altro che un nuovo incontro, temuto ma in fondo agognato come solo quelli di persone che hanno ancora qualcosa in sospeso tra loro. E l’epilogo dell’incontro non sarà quello di vecchi «compagni di scuola», ma la conferma di un destino ormai immutabile per i tre personaggi, che viene spontaneo definire «alla deriva». Così, il più disperato coverà ancora la vendetta scellerata che la morte della sua compagna aveva lasciato in sospeso anni prima, mentre gli altri due rimarranno ancora sospesi, per codardia o per buon senso, nella consapevolezza di non poter più tornare sulle proprie decisioni, delle quali simuleranno di non essere poi così scontenti.

Nel romanzo non ci sono vincitori; tutti i personaggi sono in fondo perdenti, che abbiano seguito o meno il più volte citato passo di Sant’Agostino «la coscienza non è potenza, ma atto». Dei quattro protagonisti, i due che lo pongono in pratica finiscono per soccombere, mentre chi lascia solo in potenza i desideri originati dalla propria coscienza rimane ugualmente sconfitto dalla vita e condannato a convivere con il perenne rimorso di non aver tentato di ottenere di più da essa, facendosi artefice del proprio destino.

Insomma, Noi si rivela un romanzo dal quale desumere molteplici spunti di riflessione, travalicanti anche gli stessi contenuti della sua fabula, i cui contorni risultano tuttavia attraenti. A ciò sicuramente contribuisce la capacità narrativa e la sensibilità socio-culturale di Mason, capace con poche parole di caratterizzare fortemente ambientazioni e personaggi, oltre che di gestire splendidamente la pluralità di voci narranti, mai fonte di confusione ma anzi di ulteriore coinvolgimento nella lettura.

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