Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

molto forte…

È ancora il nuovo romanzo di Safran Foer a catturare la mia attenzione e ad emozionarmi in questi giorni. Proseguendo nella lettura, si va pian piano delineando un doppio binario narrativo; da una parte la storia – spassosissima ma ricca di spunti di riflessione – dell’orfano Oskar, che sembra riproporre sempre più la formula di una sorta di recherche, già sperimentata in Ogni cosa è illuminata, dall’altra gli inserimenti, in una sorta di cut up strutturale, degli spiazzanti episodi intitolati Perché non sono dove siete voi, la cui voce narrante non è ancora individuabile con precisione (direi che potrebbe essere il nonno di Oskar, ma anche un personaggio che, almeno finora, in apparenza non ha nulla a che vedere con la sua storia). Anche questo è uno schema già utilizzato nel primo romanzo e che a tratti può lasciare interdetti; comunque, in questi brani emerge con evidenza la capacità dell’autore di mescolare con delicata intensità molteplici livelli narrativi, eventi drammatici e tenere vicende personali, come questa:

“Mentre suo padre e il signor Goldberg parlavano nel salotto improvvisato in cui i libri separavano il dentro dal fuori, io e Anna andammo a passeggio, camminammo sulle canne stese sull’argilla grigioverde vicino all’ex scuderia e poi giù fino al punto in cui sapendo dove e come guardare si vedeva si vedeva il limitare dell’acqua, infangandoci fino a metà gambale, macchiandoci del succo dei frutti caduti che calciavamo lontano, dal punto più elevato del podere vedevamo la stazione dei treni affollata, le attività legate alla guerra si avvicinavano sempre più, i soldati attraversavano la nostra città diretti a est, e i profughi andavano a ovest o si fermavano lì, i treni arrivavano i partivano a centinaia, e noi finimmo dove avevamo iniziato, fuori dal capanno che era un salotto. «Sediamoci» disse lei, e ci abbassammo a terra, la schiena contro gli scaffali, li sentivamo parlare all’interno, sentivamo l’odore del fumo di pipa che passava tra i libri, e Anna cominciò a baciarmi, «Ma se escono?» sussurrai, lei mi sfiorò le orecchie, volendo dire che con la loro voce saremmo stati al sicuro. Pose le mani dovunque su di me, non sapevo cosa stesse facendo, io toccai tutte le arti di lei, cosa stavo facendo, capivamo una cosa che non sapevamo spiegare? Suo padre disse: «Puoi restare con noi fin che ti pare». Lei si sfilò la camicia da sopra la testa, io le presi i seni fra le mani, era una cosa imbarazzante e naturale, lei mi sfilò la camicia da sopra, nel momento in cui non vidi più niente, il signor Goldberg rise e disse: «Per sempre», lo sentii camminare nella stanzetta, le misi la mia mano sotto la gonna, fra le gambe, tutto sembrava quasi in fiamme, senza nessuna esperienza sapevo cosa fare, era esattamente com’era nei miei sogni, quasi che tutte le informazioni fossero rimaste compresse dentro di me come una molla, tutto quel che stava succedendo fosse già successo e dovesse succedere di nuovo, «Non riconosco più il mondo» disse il padre di Anna, lei si sdraiò sulla schiena dietro un muro di libri da cui fuggivano voci e fumo di pipa, «Voglio fare l’amore» sussurrò, io sapevo esattamente cosa fare, stava venendo buio, i treni stavano partendo, le sollevai la gonna, il signor Goldberg disse: «Io non l’ho mai riconosciuto più di ora» e lo sentivo respirare dall’altro lato dei libri, se ne avesse sfilato uno dallo scaffale avrebbe visto tutto. Ma i libri ci proteggevano. Ero dentro di lei appena da un secondo quando andai in fiamme, lei gemette e il signor Goldberg pestò un piede e lanciò un grido, come un animale ferito, chiesi ad Anna se stava male e lei fece no con la testa, ricaddi su di lei appoggiandole sul petto la guancia e vidi il volto di tua madre dalla finestra del primo piano, «Ma allora perché piangi?» le domandai, esausto e ricco di esperienza, «La guerra!» disse il signor Goldberg, adirato e sconfitto, la voce gli tremava: «Continuiamo a ucciderci l’un l’altro senza scopo! È la guerra fatta dall’umanità all’umanità, e finirà solo quando non ci sarà più nessuno da combattere!» Lei rispose: «Fa male».” (pp. 144-145)

Questa dolcissima descrizione di una “prima volta” mi ha fatto ripensare allo splendido brano di Ogni cosa è illuminata nel quale si parla delle coppie che fanno l’amore, che generano, nel corso dell’atto, una luce sempre diversa, di volta in volta riconoscibile e visibile sin dallo spazio. Forse questi passi non possiedono la stessa evocatività ma, legati come sono alla storia della seconda guerra mondiale, tracciano un’immagine delicata e commovente, dando luogo a quello che, forse involontariamente, sembra essere un meraviglioso manifesto contro ogni tipo di guerra ed un inno all’amore – ad ogni amore degno di tale nome – come deterrente persino di fronte alle tragedie della storia.
La scrittura di Safran Foer potrà non piacere a molti, potrà considerarsi troppo complessa e a volte dispersiva, perché non sempre il lettore riesce a tener dietro alla sua velocità narrativa, ai cambi di storia e di registro espressivo… ma ad un autore che riesce a dipingere simili limpidissimi ed emozionanti acquarelli non si possono non riconoscere sin d’ora le stimmate del grandissimo!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: