Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

molto, molto forte!

Dopo averlo sostanzialmente divorato, ho finito di leggere Molto forte, incredibilmente vicino, romanzo per il quale vale davvero la pena di spendere la parola «capolavoro», data la sua capacità di coinvolgere il lettore semplicemente attraverso le immagini, le emozioni e la peculiare scrittura di Jonathan Safran Foer, autentico talento naturale della letteratura contemporanea, che spero mi accompagnerà costantemente nel corso degli anni futuri.

Nelle mie discussioni musical-letterarie con molti amici e colleghi sono frequenti contrapposizioni dialettiche sulle diverse cifre stilistiche e narrative proprie degli autori che, in entrambi i campi, soddisfano la nostra volontà di conoscenza e la nostra curiosità intellettuale. In queste discussioni vengo posto solitamente in minoranza per il mio approccio atecnico ed emozionale a musica e letteratura e, in riferimento a quest’ultima, la contrapposizione verte tra chi predilige l’intreccio delle storie (la fabula) ed il sottoscritto che invece nella lettura ricerca tracce di emozioni (sic!) e spunti di riflessione. Ebbene, in Molto forte, incredibilmente vicino entrambi questi elementi si manifestano al meglio e sono corredati da una scrittura al tempo stesso leggera ed intensa, permeata sia di ironia che drammaticità e fortunatamente ben poco incline all’autocompiacimento ed all’autoreferenzialità. Anzi, nonostante il libro presenti numerose immagini e fotografie ed in alcune pagine siano scritte solo poche parole (è l’incredibile registro comunicativo di uno dei personaggi, se così è lecito chiamarli), tali elementi non si possono considerare come cedimenti ad un modernariato a tutti i costi, essendo piuttosto significative espressioni della forza evocativa della parola.

In Molto forte, incredibilmente vicino, come ho già scritto in precedenti post nel corso della lettura, si trova un po’ di tutto: una sorta di caccia al tesoro (nella quale il tesoro è la memoria e la difesa delle proprie radici e dei propri valori), l’amore in molte delle sue diverse manifestazioni, la non agevole ricerca del proprio equilibrio con se stessi e col mondo, il superamento delle proprie debolezze e la loro contemporanea accettazione, e tanto altro ancora. Ma soprattutto, con la tragedia dell’11 settembre 2001 sullo sfondo (ma mai opprimente e pesante come un macigno), il romanzo è un inno contro la guerra, contro ogni genere di guerra, condotta da chicchessia. È pregevole e commovente il link creato dall’autore, e racchiuso nella storia delle generazioni di una famiglia, tra la drammaticità di quel giorno e quella del bombardamento alleato su Dresda del 1945, episodio storico raccapricciante e forse troppo poco noto ma paragonabile allo sgancio delle bombe atomiche sulle città giapponesi (che, non a caso, è richiamato nel romanzo attraverso la narrazione delle memorie di un sopravvissuto). Circa un anno addietro, nell’ambito del corso universitario cui partecipo, avevamo organizzato una conferenza sul bombardamento di Dresda, nel corso della quale un docente tedesco ha proiettato immagini e dati e raccontato storie terrificanti che mi hanno letteralmente inchiodato alla sedia, facendomi constatare ancora una volta come la storia sia scritta sempre dai vincitori e come i morti e le tragedie vengano fatte pesare diversamente e in maniera spesso strumentale. Safran Foer con la storia del piccolo, tenero e bizzarro Oskar e con quella incredibile del suo singolare nonno lega strettamente

la Storia e le storie, poiché, come affermato da J.G. Droysen, «über den geschischten ist die geschichte» («sopra le storie c’è la storia») e quindi sottese a qualsiasi evento storico vi sono vicende personali da esse influenzate e a volte irrimediabilmente segnate. La narrazione parallela della vicenda contemporanea e di quella di sessant’anni fa non presenta cedimenti ad alcuna facile retorica, ma è operata con una non comune consapevolezza ed una delicatezza – anche e soprattutto dei simboli in essa racchiusi – tale da far riflettere ed emozionare in moltissimi passi dell’opera.

Il romanzo è infatti denso di momenti toccanti, di passaggi sui quali fermarsi a riflettere, di frasi che colpisco dritto il cuore ed il cervello, ma anche di altri che suscitano un pacato sorriso. È pressoché impossibile estrapolare, come ho invece cercato di fare nei due brani postati in precedenza, i passi più significativi ed intensi del libro, perché si correrebbe il rischio di riprenderlo almeno per metà: basti qui dire soltanto che molte frasi, momenti, immagini restano impresse nella mente e continuano a circolare in essa anche molto dopo la lettura.

Forse tornerò a scriverne in futuro, man mano che andrò a riprendere e a cercare (ne sono certo!) passi significativi che si sedimenteranno in me, anche a distanza di qualche tempo dal momento in cui ho chiuso il volume e lo ho riposto accanto a Ogni cosa è illuminata. Ma sono convinto che non rimarrà per molto lì a prender polvere, perché mai come questa volta mi è capitato di finire un romanzo ed avere già voglia di ricominciare a leggerlo, cosa che sicuramente farò al più tardi entro la fine dell’anno, anche perché Molto forte, incredibilmente vicino ha ora l’unico di essere già stato da me letto e perché l’attesa per la prossima opera di Safran Foer sarà davvero uno sforzo improbo.

Fortunatamente ho da poco saputo che l’autentico enfant prodige della letteratura contemporanea sarà a Roma al Festival delle Letterature il prossimo 14 giugno…

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: