Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

rainstorms at night

Una constatazione, innanzitutto: questo blog sembra davvero segnato da una vita tormentata, da quelle oscillazioni violentissime delle quali parlavo qualche giorno fa, visto che, in meno di un mese, sentimenti, emozioni, pensieri si susseguono a ritmi vorticosi, tanto da non riuscire nemmeno a star loro dietro con questi saltuari e fondamentalmente inutili appunti. Solo ieri mattina sono stato interrotto mentre stavo per scrivere qualche riga sulla splendida domenica pomeriggio e sera che ho trascorso nel centro di Roma, ripercorrendo tanti luoghi dai quali mancavo da anche più di un decennio, ma stavolta in compagnia… e pensavo di scrivere quanto amo la mia città e come i suoi scorci esprimano al meglio il loro fascino quando si è in coppia a viverli e di come la mia nuova ottica nell’osservare quei luoghi mi comunichi il senso del trascorrere del tempo.
Invece mi ritrovo ora, nel cuore della notte, a cercare di esternare ciò che non è razionalmente esternabile, a cercare le parole per gli improvvisi mutamenti della vita, paralleli quasi a quelli meteorologici, visto il repentino ed impetuoso temporale scatenatosi su Roma in una serata quasi estiva.
La giornata è limpida, dolce, come tante altre; ma all’improvviso si alzano le nubi e proiettano le loro ombre sinistre, resuscitando ancora una volta fantasmi che troppe volte ho pensato debellati per sempre, ma che così spesso tornano a visitarmi ed a manifestarsi sul mio volto che, come al solito, tradisce tutte le sue emozioni, infantilmente incapace di nascondersi. E da lì si scatena la tempesta, e nel tentativo di non farmi trascinare dalla forza degli elementi non faccio altro che ferire e ferirmi più gravemente, mentre in quello di salvarmi finisco solo per peggiorare la situazione.
Questa volta l’ho fatta davvero grossa! Ma la cosa strana è che non mi sto stracciando le vesti e invece sono qui a cercare di razionalizzare e di allontanare da me, almeno con le parole, il mio sconforto, la paura e la sensazione di vuoto e di smarrimento. Superfluo dire ancora che sono imperfetto, che alla fine sono quasi contento di star male, nel mio continuo cupio dissolvi, tra i tanti il mio difetto più grande. Ora vi è solo la constatazione di un modo di essere, forse immutabile, che non mi fa vivere nulla com’è dovuto ed anzi non mi fa vivere e basta.
Inutile darsi le colpe, inutile autoflagellarsi, ancora più inutile ricercare responsabilità palesi od occulte; inutile e forse tardivo cercare di ricostruire un giocattolo un po’ difettoso ma ora, forse irrimediabilmente, rotto.
Non mi ritengo un ipocrita. Osservo la realtà, comprendo la situazione ma conosco altrettanto bene la mia sincerità, correttezza e schiettezza d’animo. Sono tanto incapace di mentire da rovinarmi con le mie stesse mani, pur di non costringermi ad indossare maschere…
E sono irrimediabilmente condannato all’insoddisfazione, tanto da dover – ah, Nick Hornby – per forza essere disperato (anche perché non credo di aver mai raggiunto il settimo cielo…) per vivere e sentire fortemente, tanto da desiderare sottilmente quella condizione, almeno a livello inconscio, così che poi ci pensano i fantasmi a farmela provare ancora una volta…
È vero che siamo tutti il portato del nostro passato, ma non è giusto che quel passato – ormai concluso e compiuto – possa interferire con il presente e l’idea di futuro. Forse è colpa mia che glielo consento, anzi è certamente così, ma non mi riconosco nella persona che oggi pomeriggio ha parlato ed agito in un certo modo. Sì, ma la colpa non sarà solo mia, forse non per oggi ma almeno per il passato. E poi la colpa è un concetto che troppe volte mi condiziona e non mi fa vivere serenamente.
Non so più che dire, o meglio, non so come dirlo. Sono solo confuso, in preda al vortice del temporale di stasera, tanto che mi pare che anche questo esercizio di esternazione non abbia conseguito grandi risultati, se non un disordinato brainstorming, con poco cervello e molta tempesta che a stento riesco a contenere.
Non so cosa mi aspetterà domani; in un certo senso lo aspetto come un condannato in attesa della sentenza definitiva, nonostante sia reo confesso ed il “processo” non sia messo per nulla bene per lui, così come i precedenti gradi di giudizio. Probabilmente sto vivendo una vita a me non adatta e, in assenza di una mia presa di coscienza, dovrà essere qualcun altro a farmelo capire, fors’anche con modi bruschi e che mi faranno soffrire, ma tant’è. La vera beffa è che, pur tra mille dubbi e difficoltà, ora so cosa voglio, o almeno sono disposto a fare i giusti sforzi per raggiungerlo, ma ho paura che, come cantavano gli Inspiral Carpets nel corso della mia infinita adolescenza ed agli inizi della mia iniziazione musicale, “the more I try, it gets further away”.
Da parte mia vi è solo la consapevolezza e la volontà di rimettersi in gioco ed impegnarsi; sono fondamentalmente pigro e viziato ma quando mi impegno e sono motivato come ora, non mi può fermare né distrarre più nessuno.

Spero solo che nei prossimi giorni non smetterò di scrivere ed avere qualcosa da dire, anche di sofferto, e di non postare troppi testi di canzoni tristi (e non solo per evitare un poco simpatico dejà vu). Perché non può piovere per sempre…

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