Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

end of the train working

giovedì 16 giugno, ore 20.15 circa

Quando il sole inizia ad abbassarsi sull’orizzonte e le ombre si allungano a dismisura creando un’atmosfera ben nota ma pur sempre affascinante, sono su un treno che dall’Umbria mi sta riportando nella capitale, dopo l’ennesimo raid di questo mio strano dottorato, del quale inizia a sfuggirmi il senso. Per fortuna le mie colleghe antipatiche sono su un altro vagone e allora io posso trovare uno di quei momenti, solitari e così “miei”, che tanto amo vivere per distaccarmi dal mondo e riflettere in solitudine. Intanto Glen Johnson canta nelle mie orecchie “Love & Music” per l’ennesima volta negli ultimi mesi e mi accompagna in questo tratto di viaggio ferroviario, così come mi sta accompagnando in questo periodo di vita.
Questo viaggio, per quanto stancante, ci voleva proprio, per farmi staccare un po’ da giorni vissuti con i nervi a fior di pelle, non per un solo motivo ma per tanti. Ieri pomeriggio mi sono ritrovato in uno dei tanti miei momenti nei quali inizio a pensare che tutto al mondo è sbagliato, oppure che sono io sbagliato per il mondo e che quindi non troverò mai pace e completa realizzazione ai miei desideri; mi sono ritrovato in preda a quelle sensazioni che provai tanti anni fa e che in fondo mi appartengono, tanto da non avermi mai abbandonato del tutto, restando al massimo solo in sottofondo. Allora era l’ingenuità, la disillusione ed il disincanto del primo amore, della prima volta che ho rivolto ad una donna quelle fatidiche cinque lettere, era ancora la piena e feroce consapevolezza di me e del mio modo di essere; ma era anche quasi metà della mia vita fa! Ora quelle sensazioni riaffiorano, temperate da una maturità forse soltanto anagrafica, filtrate dal tempo ma non dall’abitudine, rese più pressanti dal tempo e dalle circostanze.
Eppure sono un paio di giorni che mi sono ripromesso di controllare i miei impeti ed essere relativamente più “freddo”, anche se non per questo accondiscendente. Devo dire che ci sto riuscendo anche abbastanza bene e che in fondo il tanto temuto “lento morire” ha i suoi lati positivi e lascia comunque aperte altre possibilità, trasformando gli impeti momentanei in più composte riflessioni anche sulla propria parte di responsabilità (sempre che le cose non si reputino immutabili ed insuscettibili di un nostro intervento, ma non è il mio caso…).
Non che speri chissà cosa, anzi, non so neanche cosa augurarmi; per ora già esternare ciò che sto vivendo mi ha aiutato e lo farà anche nei prossimi giorni, ma non perché mi piaccia sentirmi dare ragione, com’è possibile avvenga ancora.
Certo, il senso di tutto ciò mi risulta piuttosto oscuro, visto com’è facile, in momenti diversi, interpretare le stesse cose in modi diametralmente opposti, a seconda dell’occhio (o pregiudizio?) con il quale le si vedono. È stupefacente com’è facile virare in nero immagini, emozioni, parole, momenti di vita. Non rivendico coerenza a tutti i costi, ma almeno equilibrio, e con equilibrio sento di dire che, analizzando e soppesando il tutto, vale ancora la pena di tentare, di “resistere” per evitare se non altro di covare alternativamente rancori e rimpianti.
Su questo sono senza dubbio cambiato: non voglio essere io a buttare all’aria il tavolo, anzi, proprio perché mi sembra così importante, voglio difenderlo. È strano che dica questo proprio io che sono sempre stato tacciato di “rigidità” mentale? Forse a rendermi più flessibile, oltre al confronto con un “altro da me”, è stato il perdurare di questo sottile senso di ineluttabilità, questa specie di disagio, di male di vivere che mi accompagna e si fa sentire anche quando non vorrei, perché c’è sempre qualcuno o qualcosa a farlo riemergere e ricordarmelo.
Ora sono quasi le 21, Johnson canta languidamente che non ti puoi perdere se non hai un posto dove andare, le ombre stanno scendendo tra il celeste tenue del cielo e nubi più scure, mentre il treno si avvicina a Orte e mi domando se in questa mia esistenza vi sia un luogo dove andare, se quel luogo sia la fine della corsa o solo, come questa, una delle stazioni intermedie verso una meta che forse non raggiungerò mai.

Durante la mia andata e ritorno Roma-Perugia-Roma ho ascoltato i seguenti albums:

antony & the johnsons – i am a bird now [secretly canadian 2005]
arco – restraint [dreamy 2004]
hood – outside closer [domino 2005]
hrsta – stem stem in electro [constellation 2005]
piano magic – disaffected [green ufos 2005]
efterklang – tripper [leaf 2004]

postilla, poco dopo le 23:
…ma il ritorno a Roma mi riporta alla dura realtà, a come una singola parola, senza alcun significato particolare, possa scatenare reazioni imprevedibili e incomprensibili, generando tensioni che, dopo una giornata così stento davvero ad accettare, tanto da mettere in serio dubbio anche i propositi migliori.

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