Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

(when you wake) you’re still in a dream

Premessa n. 1: quanto segue è decisamente folle, sconclusionato e privo di senso.
Premessa n. 2: non ho mai creduto (e non credo) nella psicanalisi, nell’interpretazione dei sogni ed in genere nel tentativo di incasellare e schematizzare razionalmente comportamenti, sentimenti, emozioni…

…eppure è qualche giorno che, prossima al risveglio, la mente vaga in direzioni non tanto strane quanto piuttosto reali o almeno verosimili in maniera stupefacente. I protagonisti sono a me noti e cari, anche se ultimamente frequentati in misura ben diversa, e poi c’è sempre, nel discorso onirico o come “colonna sonora” e sottofondo, la componente musicale, della quale – fortunatamente – non riesco a fare a meno neanche quando non sono del tutto presente a me stesso.
Sabato mattina, dopo una notte quasi insonne, costellata di continui risvegli nonostante la stanchezza del giorno precedente, il percorso mentale è quanto più breve possibile, perché riguarda la persona che dorme (?) al mio fianco, anche se il sogno me la presenta in quell’atteggiamento di distacco, quasi ostile, che ultimamente ho osservato un po’ troppo spesso. E allora cerco smentita nella realtà, quasi senza rendermi conto che lei è lì accanto a me; chiamo il suo nome nella speranza di un conforto, senza remore di svegliarla (del resto sono le otto passate), e ciò che desidero arriva, anche se sotto forma di flebili sillabe, di tenui e delicati lamenti per la notte trascorsa e l’inconsueta “sveglia”.
Qualche mattina addietro avevo intravisto con chiarezza sorprendente un caro amico, ultimamente poco frequentato (per esclusiva mia responsabilità), alla cui situazione attuale penso però molto spesso, anche per una qualche affine sensibilità nel vivere certi aspetti della vita. Solo poche ore fa il pensiero del dormiveglia torna su di lui, questa volta in un lungo stream of consciousness nel corso del quale ci si racconta le ultime traversie, i luoghi, le gioie, i tormenti, le decisioni, le scelte non condivise (e forse nemmeno condivisibili); così lui mi parla di un viaggio di lavoro, di una cittadina toscana nella quale non sono mai stato, di una strada sperduta, lungo un muro interminabile ma inconsistente e di una persona che era lì ad attenderlo, finalmente raggiunta; mi racconta le ragioni di una sua scelta che capisco ma stento a comprendere, anche in virtù dei suoi programmi nel prossimo futuro. Intanto io ascolto, riflettendo su di me, riverberando nei miei pensieri il racconto sulla mia situazione, pur ora stabile e aliena da dubbi di sorta. Nella mia mente ancora addormentata ma già in piena attività distinguo nettamente nomi, nazionalità, date (appunto, non credo nei sogni e tanto meno nella sorte altrimenti avrei da giocare al lotto almeno per un paio di settimane…) e mi domando quasi se qualcuna di queste informazioni non si avvicini alla realtà. E poi c’è la musica, che come sempre si intreccia alla vita, anche a quella irreale generata dalla mente: così, mentre dialogo di tutt’altro, penso a concerti e canzoni, verifico su internet che gli Hood suoneranno a Roma in un martedì di ottobre, nel quale (giorno più, giorno meno) apprendo potrebbe esserci un matrimonio inaspettato (tranquilli, non il mio!), purché certi documenti siano nel frattempo messi in regola. Poi, dai manifesti per strada, vengo a sapere che il concerto di Silver Mt. Zion all’auditorium è stato spostato da venerdì 18 a domenica 20 di non so quale mese a causa della concomitanza con qualche altro evento di mio interesse. Infine, non so se sono già sveglio o dormo ancora quando la mia mente accenna a sussurrare “Old songs stay ‘til the end, sad songs remind me of friends” (Mogwai, Cody, in Come on die young, Chemikal Underground 1999). Così, sento il bisogno di scrivere, poco dopo le sette di stamattina, queste righe bizzarre e senza senso, buttate giù all’ascolto proprio di quel magnifico album dei Mogwai che, in maniera così particolare, ho riascoltato con immenso piacere dopo davvero tanto tempo.

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