Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

city sickness

In questi ultimi giorni – nei quali l’assenza dal blog è stata causata da diversi impegni e da giornate quiete e intense al tempo stesso sul piano personale – anche le mie passioni per musica e letteratura stanno cedendo il passo ad attività per una volta più costruttive e ad emozioni più tangibili. Tuttavia, nonostante abbia addirittura passato un paio di giorni senza ascoltare nemmeno un brano musicale (!), in genere la musica mi accompagna sempre nei rari momenti di quiete e nei miei spostamenti diurni e soprattutto notturni in giro per Roma. In particolare, già dopo il primo ascolto, sono stato molto favorevolmente colpito dall’esordio di uno dei migliori interpreti maschili in assoluto degli anni ’90, ovvero Stuart Staples, già voce dei Tindersticks, che, esaurita ormai da qualche anno la spinta creativa di quel gruppo, si propone ora nella quasi inevitabile veste di solista. Dico inevitabile perché la sua voce calda e profonda, che impreziosiva le fascinazioni orchestrali, a tratti dissonanti e vagamente folk dei primi Tindersticks, lasciava presagire meraviglie anche qualora estrapolata dal peculiare contesto della band.

Stuart si presenta ora con nove nuove canzoni, racchiuse sotto il titolo di Lucky dog recordings, che perpetuano la chiave romantica e melanconica dei Tindersticks ma in una dimensione decisamente intimista, quando non dimessa, e permeata da un’impeccabile eleganza formale, tale da avvicinare ancora una volta il suo inconfondibile cantato a quelli di autentici mostri sacri come Nick Cave e Leonard Cohen. I toni dell’album sono, inutile dirlo, per lo più pacati e riflessivi, anche se non mancano un paio d’episodi nei quali il ritmo si eleva sulla consueta pacatezza ed introversione.

Quanto traspare da questo lavoro (ed è questa la capacità maggiore di Staples) è senza dubbio una sottile malinconia che però mai sembra sfociare in un impetuoso o disperato tormento; è musica introspettiva, riflessiva, romantica, fondamentalmente amara anche quando sembra assumere vesti rabbiosamente meno cupe; è musica per le mezze luci, per il crepuscolo più che per la notte, ma anche per le persiane abbassate nel pieno di un giorno troppo caldo.

Sono passati ormai oltre dieci anni da quando, ancora fanciullo, mi avvicinai per la prima volta alla musica dei Tindersticks, ma Stuart Staples, che già allora mi colpì da subito, è ancora in grado di farmi ritagliare momenti di serena riflessione emozionandomi con la sua voce densa e dolente e le sue storie di amori difficili, ricordi e rimpianti, mentre lui canta ancora una volta la solitudine e lo straniamento dell’individuo di fronte al turbine della moderna vita cittadina, della quale dodici anni addietro aveva in maniera impareggiabile descritto la sofferenza. Ecco, forse in quest’album manca una City sickness (e, onestamente, sarebbe chiedere troppo), ma quello spirito è rimasto intatto, così come le emozioni che sa trasmettere la voce di Staples non appena lo si sente cantare, nella splendida Friday night, “come on and wake this heart” o “where is no feeling there is no pain”, versi che restano da subito aggrappati al cuore ed impressi nella mente, insieme alla loro melodia sofferta e dolente.

Grazie, Stuart, bentornato!

Annunci

Una risposta a “city sickness

  1. utente anonimo 15 luglio 2005 alle 18:56

    Ancora fanciullo? Ma a chi vuoi farlo credere? Avevi Almeno diciotto anni!!!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: