Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

leave the city

Sarà che ogni volta, come cantava non so che cantante italiano (beh, il livello delle mie citazioni sta scendendo sempre più in basso!), “partire è un po’ morire” ma, ormai sul punto di lasciare Roma non è soltanto il mio essere inguaribilmente sedentario ed abitudinario a rendermi tutt’altro che contento ed anche alquanto spaesato.

In realtà, anche preparando le mie due borse con quattro vestiti, un po’ più di libri e molta musica, non mi sembra di rendermi ben conto dell’imminente partenza e di qualche giorno da trascorrere in ambiente diverso dal solito, lontano dai miei abituali spazi vitali, dalle mie piccole e grandi manie quotidiane e da luoghi sempre più vissuti, sempre più carichi di vita, ricordi e – è proprio il caso di dirlo – tracce di emozioni, anche di natura tra loro diversa.

Il fatto è che la discontinuità dei giorni che mi aspettano rispetto a quelli immediatamente precedenti è brusca e repentina, soprattutto dopo oltre un mese nel quale sono stato abituato a gestire i miei tempi ed i miei movimenti in maniera assolutamente libera ed a volte anche un po’ folle. E soprattutto dopo l’ultima ed intensa settimana, densa di emozioni e di tante di quelle piccole cose che rendono la vita, se non gradevole, almeno accettabile persino per chi, come me, ha sempre qualcosa da ridire e di cui lamentarsi.

Già so che mi dispiacerà abbastanza anche intraprendere il viaggio di ritorno, ma al momento, l’idea di godermi Roma ed i miei spazi in totale solitudine mi alletta ben più del potermi rilassare in tutto e per tutto, senza dover corre da una parte e dall’altra a qualsiasi ora del giorno e della notte. In fondo anche quello mi mancherà, come mi mancheranno i miei momenti di solitudine ed introspezione in giro per la città di notte, con solo la mia musica a fare da colonna sonora, come avvenuto per esempio lunedì scorso, tra i Fori Imperiali e Piazza Venezia.

Ma tanto questi giorni trascorreranno in fretta, tra una buona parte di studio (ahimé, il vantaggio della cosiddetta vacanza è che avrò più tempo per impegnarmi con calma!), qualche lettura di romanzi troppo lunghi per essere letti durante i periodi lavorativi (l’ultimo Jonathan Coe, Piperno, forse Le correzioni di Franzen e qualcos’altro ancora), molta musica che mi accompagnerà sia durante lo studio che durante la lettura, oltre ad impegnarmi brevemente nella mia attività di recensore a tempo perso.

Insomma, non penso proprio di annoiarmi, anche se temo un po’ l’impatto dei primi giorni e con la vita nuovamente in famiglia. È ben probabile che nel frattempo annoti qualche altra traccia da lasciare su questa pagina, come resoconto di questi giorni e di tutto ciò con cui tenterò di riempire tempi altrimenti vuoti nei quali è così facile correre il rischio di cadere nell’indolenza e nella solita negatività ed autocommiserazione.

E poi, in caso di bisogno, non c’è nulla che mi impedisca di tornare in anticipo alle mie “vacanze romane” che, ad essere onesto, ho in fondo già in buona parte vissuto nelle scorse settimane, nonostante alcuni intervalli lavorativi ed altri pseudo-tali. Insomma, come già ieri, forse anche domani potrei avere gli occhi lucidi al momento di lasciare la città, ma non è la prima e in fondo non sarà nemmeno l’ultima volta in questa condizione. La cosa più consolante è che, nel bene e nel male, tutto ciò che mi sto lasciando alle spalle per questa breve parentesi lo ritroverò tra qualche settimana, ed allora sarà ancora più apprezzato…

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Una risposta a “leave the city

  1. doktor.doktor.thc 6 agosto 2005 alle 19:05

    Raffaè, di cosa ti lamenti? C’è anche chi non può andare in vacanza, ed è costretto a fare la muffa in città…… Certo, c’è pure chi, in virtù del suo talebanismo universitario, rinuncia VOLONTARIAMENTE ad una vacanza, ma non lamentarti troppo della partenza…… In fin dei conti, puoi rivedere i tuoi genitori e rivivere, attraverso il ritorno in quei luoghi, una parte della tua infanzia (il periodo più bello di ciscuno di noi, quando non ci facevamo troppi problemi sul senso della vita, e si viveva sicuramente più spensierati)…… Eppoi, tra le montagne cosentine, non soffrirai dell’afa romana…….

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