Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

faking the books

20 agosto

Cerchiamo per una volta di sfatare due luoghi comuni allo stesso tempo, ovvero quello per cui scrivo su questo povero blog soltanto per sfogarmi e lamentarmi per i più svariati motivi, e quello che, nelle troppo rare volte nelle quali sono finora riuscito a parlare d’altro, è stato solo per farlo in maniera positiva circa qualche libro letto o disco ascoltato.

Beh, per il primo posso dire che non ho certo motivi per fare salti di gioia, ma se non altro riesco ad evitare di lagnarmi di quanto da solo costruisco nella mia mente, anche perché sarebbe inutile e oltremodo noioso ripetermi mentre, almeno in apparenza, non dovrei avere ulteriori nuovi motivi di sofferenza e spleen; per il secondo, senza dubbio sto per parlar male di un libro appena (e faticosamente) finito di leggere, ovvero il tanto incensato – fino a farne un vero e proprio “caso letterario dell’anno” in Italia – Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno.

In effetti, anch’io non mi sarei dovuto lasciar trarre in inganno, avendo sempre diffidato di questi giovani scrittori italiani così pompati dalla critica, tanto più se si tratta, come in questo caso, di un giovane docente universitario di letteratura francese. Le trecento pagine del romanzo (che pur si sarebbero potute ridurre all’incirca alla metà) tracciano un trito e moralisteggiante quadro della nobiltà economica e della miseria morale di uno spaccato della c.d. “Roma bene”, attraverso le vicende di una ricca famiglia ebrea e dei personaggi che, nel corso delle diverse generazioni, sono ruotate intorno ad essa ed alla stessa assimilabili per lusso, sfrenatezza, culto dell’effimero e povertà di valori. E fin qui ci si sarebbe potuti aspettare anche una sana critica sociale e di costume: peccato che Piperno descriva tutto ciò in maniera scarsamente analitica e senza particolari colpi di genio, ma anzi con una notevole pedanteria espressiva, tanto nella struttura quanto nel lessico spesso autoreferenziale. Excursus troppo lunghi e a volte inutili, troppi orpelli linguistici ed una minuzia eccessiva in dettagli ridondanti, oltre alla – purtroppo diffusa tra i giovani scrittori – volontà di stupire con termini e situazioni forti (ma che ormai stenterebbero a sconvolgere anche mia nonna…): tutto ciò rende insomma Con le peggiori intenzioni una lettura che vale la pena di evitare, se ancora si è in tempo, per dedicarsi magari a Jonathan Coe (la lettura del cui ultimo Circolo chiuso è gradevole, essendo il romanzo ottimamente costruito, seppur a volte un po’ prevedibile) o a Jonathan Safran Foer, autore del capolavoro dell’anno, Molto forte, incredibilmente vicino (del quale ho già diffusamente parlato su queste pagine e che non vedo l’ora di rileggere) e prova vivente che non di tutti i giovani scrittori si debba diffidare.

Ma l’Italia, da Baricco in poi, è un Paese letterariamente particolare, nel quale troppi scrittori alle prime armi pensano di dover stupire ed impressionare a tutti i costi, anziché semplicemente esprimersi senza cercare stancamente forzati colpi ad effetto, capaci di proiettarli dai vari Vespa e Costanzo di turno, o peggio ancora. Purtroppo temo proprio che Piperno finirà ben presto a far bella mostra di sé in qualche talk-show, magari passando pure per intellettuale di sinistra o “alternativo” (ovviamente finto).

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