Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

human behaviour

Ho scritto più volte come mi capiti di interiorizzare fortemente alcune vicende cui, direttamente o indirettamente, mi capita di assistere o delle quali in qualche modo ho notizia. Ovviamente non capita sempre, ma, com’è logico, dipende sia dalla tipologia dei fatti, sia soprattutto dalle persone.

Non dovrei avere particolari ragioni personali per riflettere su scelte compiute, ragioni, sentimenti, opportunità, ma non riesco a fare a meno di partecipare agli eventi e cercare di immedesimarmi in certe situazioni.

Tutte queste premesse per rilevare soltanto ancora come spesso la vita ci ponga di fronte a scelte ed opzioni non solo tali da influenzare l’esistenza di altre persone, ma soprattutto il nostro modo di pensare ed affrontare la vita. Sono bastate poche parole per farmi riflettere: tutto intorno, anche da fonti imprevedibili, osservo una vorticosa ricerca di una vita “facile”, di soddisfazioni effimere che trascurano uno sguardo in prospettiva. Tanto poi, comunque dovessero andare le cose, si potrà sempre cercare di cancellare quanto vissuto, di trascurarne l’importanza rischiando di farsi pian piano scivolare addosso persino le emozioni più intense e di non rendersi più conto delle cose veramente importanti.

È vero, sono il primo a piangersi addosso, cercando a volte con me stesso giustificazioni per qualsiasi evento, ma tanto più spesso riesco ad essere spietato nei miei stessi confronti. Forse anche per questo finisco per vivere male persino i momenti belli, senza riuscire ad apprezzarli fino in fondo. Con il tempo, da questo punto di vista, sto lentamente cambiando in meglio: eppure, la capacità di cogliere l’attimo e vivere singoli momenti non riesce a distogliermi dalla mia ferma visione in prospettiva del lungo periodo. Del resto, ho da sempre detto di non cercare piccole soddisfazioni passeggere che, col tempo, lasciano il tempo che trovano, di puntare (per usare una metafora ciclistica) alle lunghe corse a tappe anziché alle corse di un solo giorno. Certo, vanno apprezzati i piccoli piaceri quotidiani ed è una gioia dell’anima tanto viverli che cercare di farli provare, ma tutto ciò non deve distogliere dalla considerazione della sostanza che risiede sotto quelle manifestazioni, perché se esse fossero soltanto fini a se stesse diverrebbero insignificanti, mentre, per quanto sia a volte gravosa, la loro relativa assenza riuscirebbe più facilmente tollerabile in presenza di fondamenta a volte nascoste ma ben stabili.

Visto che ho già detto come la pazienza sia uno dei miei pochi pregi, alcune mie reazioni confermano come essa si esprima anche nel dare maggiormente peso alla sostanza che a tanti pur piacevoli elementi accessori. Non sempre è facile assumermi questa responsabilità, perché a volte gradirei più spesso qualche soddisfazione momentanea a far da cornice ed abbellimento ad elementi fondamentali ma talvolta troppo essenziali, soprattutto perché, con mia grande sorpresa, mi sono reso conto di riuscire, nel mio comportamento, ad evitare di scindere forma e sostanza, breve e lungo periodo.

Tra i tanti attributi, tempo fa qualcuno mi diede del cerebrale ed in fondo non si sbagliava, tanto che già allora non intesi quel termine nell’accezione vagamente negativa di chi lo pronunciò. Penso che la felicità non si possa costruire da un momento all’altro, ma che la sua ricerca (alla quale siamo, volenti o nolenti, perennemente condannati) passi attraverso tempi lunghi e ponderazioni profonde, travalicanti anche le reazioni impulsive che a volte si può essere tentati di porre in pratica. Quelle reazioni necessitano di un controllo razionale a monte, prima del loro possibile insorgere e, in mancanza di esso, nessuna parola, nessun consiglio o invito alla riflessione razionale può essere in grado di contenerle, rischiando invece soltanto di produrre effetti più negativi.

Sembra strano che a scrivere queste cose sia proprio io che in fondo mi faccio guidare così tanto dalle emozioni, ma tutto sta nel cercare di contenere il loro flusso impetuoso in argini non angusti ma solidi, in modo che il loro corso possa essere produttivo, evitando così esondazioni distruttive. Non pretendo di esserci riuscito, anzi le elucubrazioni lasciate in pochi mesi su queste pagine stanno a testimoniare tutt’altro, ma penso che, pur a momenti alterni, credo di essere sufficientemente in grado di bilanciare i due aspetti senza soffocare le emozioni, quando queste sgorgano dall’anima, nel contempo controllando le possibili derive da una prospettiva ancora per nulla vicina né tanto meno scontata, se non si è disposti tutti i giorni anche a qualche piccolo sacrifico temporaneo, pur di raggiungerla.

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4 risposte a “human behaviour

  1. raffaello 15 settembre 2005 alle 18:10

    Qualora la persona che ha ispirato queste righe, leggendole, se ne rendesse conto, posso solo ribadire che le sue parole mi hanno molto colpito e che la mia vicinanza mentale nei suoi confronti, per quanto poco esternata, è davvero notevole. By heart…

  2. utente anonimo 16 settembre 2005 alle 13:45

    ….ho un sospetto su chi potrebbe averti definito “celebrale”….quel qualcuno dopo aver letto i tuoi pensieri e le tue riflessioni su qst pagine ancora lo pensa che tu sia troppo” celebrale” … la felicità non passa attravesro ponderazioni profonde… ma è una illuminazione improvvisa che nulla ha a che fare con la razionalità…..

  3. utente anonimo 16 settembre 2005 alle 16:27

    io non ho sospetti su chi ti ha definito celebrale, nè su chi ti ha ispirato queste riflessioni (o meglio, qualche idea c’è, ma…..).
    In ogni caso chi l’ha detto intendeva dire che tu celebri troppo le cose, non che tu ci rifletti troppo (altrimenti ti avrebbe definito “cerebrale”!).
    Ti abbraccio,
    Francesco.

  4. raffaello 17 settembre 2005 alle 14:55

    ooops! correggo subito il refuso: ovviamente intendevo “cerebrale”; ritengo peraltro fondato il sospetto sull’ispirazione di queste righe…
    invito invece il primo “utente anomimo” (o, come credo, anonima?) a palesarsi, dicendo anche che credo si sbagli di grosso sulla fonte reale di quella definizione, che invito anzi, nel caso passasse da queste parti, a fornire conferma o smentita della stessa.
    e poi, se la felicità è solo illuminazione improvvisa ciò implica anche che la luce possa altrettanto improvvisamente e rapidamente spegnersi? e chi lo dice che attraverso un minimo di razionalità non si possa ugualmente godere, anche più pienamente, di quella luce?
    everything is illuminated…

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