Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

this is just a modern rock song

Chi l’ha detto che quelle ormai rare volte che su queste pagine tratto di musica è solo per farlo in maniera positiva?

Non voglio certo diventare a tutti i costi il critico incontentabile di turno, pronto pregiudizialmente a parlar male di qualche disco giusto per il gusto di farlo, ma ogni tanto mi pare anche il caso di esprimere un certo disappunto per opere talvolta anche attese con impazienza, eppure alla fine risultanti per me molto poco soddisfacenti.

In realtà non voglio parlar male di un disco in particolare; mi sembra piuttosto di aver assistito negli ultimi mesi  a una diffusa tendenza, da parte di alcuni artisti, a repentini cambiamenti di stile; è vero, cambiare significa mettersi in discussione, essere creativi ed avere capacità di evoluzione. Quando però il cambiamento finisce per andare in direzioni ben note ed in fondo “comode”, si può nutrire qualche sospetto che esso sia invece dovuto a un inaridimento creativo e conduca, in definitiva, ad una banalizzazione dello stile in precedenza espresso. Oppure sono semplicemente io a non essere troppo ben disposto nei confronti dei così diffusi suoni elettrici e classicamente rock.

Già l’anno era iniziato con la deriva di Jason Molina, ormai disperso, con la sua nuova creatura Magnolia Electric Co., tra nostalgici suoni di rock-blues elettrico reminiscente gli anni ’60, nonostante il perdurare delle sue indubbie capacità compositive. Più di recente, quasi per coincidenza, anche gli scozzesi Arab Strap – collaboratori di Molina nel capolavoro The lioness – sono tornati dopo circa tre anni dall’ottimo Monday at the Hug & Pint con le dieci tracce comprese in The last romance, quasi tutte oscillanti tra un folk un po’ manieristico e momenti troppo schiettamente rock, nei quali la ruvidezza tipica della band finisce per manifestarsi in modo banale, attraverso chitarre urlanti e veloci anziché attraverso i consueti toni aspri e sincopati. Certo, anche Monday at the Hug & Pint aveva alcuni brani “tirati”, ma qui è la loro inusitata leggerezza a lasciare interdetti, facendo sospettare una consapevole virata verso il mercato da parte di una band dalla quale, dopo tre anni di silenzio, era lecito attendersi altro che appena più di mezz’ora di musica con ben poche vette.

Il diffuso virus elettrico ha in parte contagiato persino l’ottimo psych-folk dei Gravenhurst, che con Fires in distant buildings hanno prodotto un album spiazzante rispetto alle sonorità del recente passato, all’interno del quale sono spariti gli accenni post-rock derivanti dalla collaborazione con Black Forest/Black Sea  (e questo non è necessariamente un male…), per lasciare spazio ad un pur gradevole assaggio di kraut-rock alla Stereolab (The velvet cell) e ad un paio di brani squarciati (leggasi: rovinati) da repentine ed inopportune distorsioni rock. Per fortuna, però, la band è riuscita in buona parte a mantenere un proprio stile ed una propria identità compositiva affiorante soprattutto nei brani più lenti – su tutti, la splendida Nicole – ma non del tutto abbandonata anche nelle troppe divagazioni presenti nel lavoro.

Ma la delusione più cocente è arrivata dall’ascolto di New lines, nuovo lavoro del cantautore francese Benoit Burrello, alias Bed, già conosciuto per i suoi raffinati intrecci tra canzone d’autore e contaminazioni classiche: mi aspettavo di scoprire ancora un lavoro dai toni soffusi e romantici invece sono stato da subito sommerso dal maldestro power-pop del brano d’apertura Newsprint, nel quale forse ci sono più battute ritmiche che in tutti e due i precedenti album! Il disco scorre poi tra qualche episodio più moderato – Midsummer night song, Satellites, tuttavia incapaci di lasciare il segno – e una serie di irritanti brani inutilmente elettrici, a tratti scimmiottanti le dissonanze dei Karate, a tratti occhieggianti ad un trito e ben poco ispirato pop-rock britannico.

Allora, se non altro risulta molto più onesto Collisions, nuovo lavoro dei Calla, nel quale la band italo-newyorkese mantiene inalterate le proprie caratteristiche sonore, pur calando i consueti mantra psichedelici in vortici chitarristici meno densi ed oscuri del solito ed in composizioni accessibili e di gradevole ascolto. Certo, Play dead sa un po’ troppo di Franz Ferdinand, ma per il resto il lavoro mantiene ottimi livelli qualitativi ed un’immediatezza tale da renderlo fruibile anche ai non patiti dell’indie-rock. La nota positiva è che tale risultato è conseguito dalla band senza snaturare la propria impronta caratteristica, mantenuta finanche nel pregevole lavoro acustico autoprodotto del 2003.

Insomma, forse non è il pregiudizio della mia prevalente predilezione verso composizioni lente e compassate a farmi dare giudizi non entusiastici su alcuni recenti lavori, perché in fondo mi sembra di riuscire a riconoscere ed apprezzare l’impegno creativo degli artisti, anche ove questo si manifesti in composizioni più “rock” e dirette.

Non voglio quindi giungere alla semplicistica conclusione che ogni artista dovrebbe pedissequamente seguire il proprio stile: le evoluzioni sono anzi sempre ben accette, ma solo purché si abbia la capacità e la coerenza di mantenere un approccio onesto e non condizionato da logiche di mercato, né snaturato da influenze modaiole. Altrimenti, parafrasando Woody Allen, nel dubbio che quanto si sta per dire artisticamente non sia particolarmente interessante, è di gran lunga preferibile il silenzio… 

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2 risposte a “this is just a modern rock song

  1. utente anonimo 11 novembre 2005 alle 18:19

    http://www.indiepop.it/bands/arabstrap.htm
    Come possono essere diverse le idee….
    La mia sta nel mezzo!
    Francesco

  2. raffaello 11 novembre 2005 alle 22:35

    …ma non è che il giudizio su Arab Strap, seppur non certo entusiastico rispetto alle aspettative, sia del tutto negativo.
    Vabbé, allora do i numeri:
    arab strap – the last romance [chemikal underground]: 5,5/10
    gravenhurst – fires in distant buildings [warp]: 6/10
    bed – new lines [ici d’ailleurs]: 4/10
    calla – collisions [beggars banquet]: 6,5/10

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