Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

all sparks

Piccola, rapidissima incursione musicale che sorprenderà quei pochi che capitano da queste parti più o meno per caso. Se appena una settimana addietro davo dei giudizi su alcuni recenti dischi, sottolineando ancora una volta la mia generale recente inclinazione verso suoni tranquilli e rallentati, anch’io oggi mi sorprendo a voler spendere qualche riga su un disco “rockettaro”, diretto, semplice, persino un po’ banale, che ho appena scoperto ed ascoltato senza crisi di rigetto.

Si tratta di The back room, album d’esordio degli Editors, band di Birmingham decisamente affine agli Interpol. Già questo basterebbe a dire tutto sulla loro impronta musicale e ad affermare che non ci si trova certo di fronte ad un lavoro dotato di creatività ed innovatività. In effetti, a scanso di equivoci, preciso subito che per me l’album stenta a raggiungere la sufficienza, costruito com’è su ritmiche marcate e riff chitarristici dal sapore decisamente eighties. Però la band confeziona il tutto in maniera alquanto onesta e tutto sommato non sgradevole, manifestando una vena oscura che denota una buona formazione musicale, sicuramente comprensiva di riferimenti quali Joy Division, Echo & The Bunnymen, Psychedelic Furs.

È vero, l’insopportabile e costruito “emul-rock” degli Strokes e gli eccessi studiatamente glamour dei Franz Ferdinand sono appena dietro l’angolo, ma se non altro questi Editors sono riusciti a non infastidirmi già al primo ascolto, quindi mi sento di giudicarli in fondo passabili, perché mi sembra che sappiano il fatto loro più di tante altre banalissime band contemporanee fatte con lo stampino.

Insomma, nel suo piccolo, la band riesce a produrre qualcosa di accettabile, visto che all’interno del suo (limitato) spettro musicale si muove dimostrando di saper espletare degnamente almeno il proprio compitino. A differenza di quanti, pur molto più dotati artisticamente, vorrebbero ugualmente avvicinarsi a queste sonorità “facili” ed ora così in voga ma, forse anche per paura di compromettersi troppo, finiscono per produrre ibridi del tutto incolori (ogni riferimento ai lavori dei quali parlavo qui non è puramente casuale…).

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5 risposte a “all sparks

  1. alidada 17 novembre 2005 alle 22:28

    grazie del bel commento che mi hai lasciato, peccato che sebbene io ami molto la musica non conosca affatto gli artisti di cui parli..
    Buona serata,
    Alidada

  2. utente anonimo 18 novembre 2005 alle 13:45

    Hi Raffaeki! Thanks for visit microphones in the trees. I’ll follow you too here and there..
    (love your ‘copertina della raccolta’;))

  3. utente anonimo 18 novembre 2005 alle 13:46

    The user from above is me, Apenina 🙂

  4. utente anonimo 19 settembre 2008 alle 12:37

    Che tristezza…. ma non sapete dire altro se non che gli Editors sono la copia degli Interpol! E non è neanche vero ma continuate a credervi competenti…

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