Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

(i can’t seem to) make you mine

Prima serata davvero fredda della stagione, di quel freddo secco e vivificante che tanto mi piace. È un po’ come sentirsi di nuovo a casa, a proprio agio, stretto tra una giacca pesante ed avvolto nel caldo abbraccio di una confortevole sciarpa.

Come sono sensazioni abituali quelle piacevoli derivanti dal clima, così mi sembra di sentirmi più a mio agio in pensieri solitamente dubbiosi, interrogativi, latamente incontentabili. Non che essi siano stati originati da motivi particolari, anche se una certa influenza potrei addebitarla ad alcune riflessioni originate dal romanzo che sto finendo di leggere, del quale presto riporterò qui qualche citazione. Ma è inutile cercare cause esterne o contingenti: semplicemente riaffiorano in me piccoli disagi, forse lievi sintomi di qualcosa non facilmente individuabile.

Mi sovviene il pensiero di un disegno di vita preordinato chissà come, un disegno rispetto al quale rimango ai margini, ad interpretare un ruolo assegnatomi, incapace di aderirvi del tutto, ma assolutamente inadatto a rivestirne un altro. Così, mi ritrovo a temere la ricaduta nel lasciarmi vivere o di costruire un’esistenza dalla quale fuggire mentalmente.  

Certo che è proprio vero che faccio sempre del mio meglio per rovinare momenti belli! Però ogni volta che provo queste sensazioni mi sento davvero sospeso tra il dubbio se tutto ciò abbia un fondamento reale o se sono solo io ad essere come al solito idealisticamente incontentabile, perfezionista fino all’eccesso e sempre così pieno di aspettative che, quando appena mi tocca fare i conti con la realtà, ne subisco l’impatto in maniera traumatica persino quando l’attrito è inesistente. Il mio essere perfezionista ed esigente nei confronti degli altri è però simmetrico a quello nei confronti di me stesso, per ciò che desidero dare agli altri (anche se non sempre ci riesco…), tanto che una pur minima mancanza di corrispettività mi fa andare in crisi, generando tutta questa serie di inutili interrogativi.

È vero, la mancanza di un quid può assumere dimensioni macroscopiche, se non razionalmente controllata: ed è strano che in tali casi sia proprio io a non riuscire a vedere obiettivamente la realtà, concentrandomi sulla classica “pagliuzza” e quasi tralasciando tutto il complesso. Ormai non sono più così giovane per domandarmi se mai smetterò di praticare questo inutile esercizio, cui da tempo ho fatto una specie di abitudine, considerandolo in qualche modo inevitabile, un evento naturale come il susseguirsi delle stagioni e la gradevole sensazione di calore quando all’esterno la temperatura si avvicina allo zero. Posso solo sperare che la cadenza di tali momenti diventi meno frequente e di conseguenza quella delle piccole ma importanti gratificazioni un po’ più costante.

In fondo non ci vuole molto…

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