Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

mostly ghosts

Proprio mentre apprendo della pubblicazione in Italia di un suo nuovo romanzo, ho appena finito di leggere Dolore fantasma di Arnon Grunberg, scrittore olandese, celeberrimo in patria, che da tanto tempo mi incuriosiva. Ebbene, lo stile dell’autore è molto particolare: narra con grande leggerezza dei mille dubbi ed insicurezze della vita moderna, degli interrogativi esistenziali che se non posti possono far pensare ad una certa superficialità, ma se posti rischiano di far vivere davvero male, soprattutto se si ha la consapevolezza che la vita ce la si rovina preferibilmente da soli…

La lettura è stata piacevole, agile ed anche divertente. Ma tra le righe Grunberg ha inserito tante di quelle brevi frasi sulle quali davvero riflettere (è vero, rifletto sempre troppo!) alla ricerca di un qualche senso nei tanti comportamenti umani.

Ne riporto solo alcune, ma decine di altre analoghe sono disseminate per l’intero libro.

 

La felicità era diventata tempo presente, e la felicità al presente è una felicità che terrorizza: la felicità al passato o al futuro è molto più sopportabile. (pp. 127-128)

 

«…Ma ciò che sento è niente, o meglio sento che manca qualcosa nel punto in cui dovrei sentire qualcosa. È ovvio che resteremo due estranei, Rebecca, ma non è forse questa la condizione dell’innamoramento e di ciò che la gente, con tanta passione mancata, definisce amore? Restare due estranei, non conoscersi, lasciare che l’altro sia un buco nero di cui sono visibili solo i contorni, un buco nero che va riempito con la fantasia. Non è forse questa la promessa implicita dell’innamoramento? Io sono la tua fantasia che diventa realtà. La mia vera identità rimarrà sempre segreta. Ammesso che una vera identità esista». (pp. 133-134)

 

Alcuni soffrono perché non hanno bisogno di vivere. Hanno tutto. Da mangiare, bere, un tetto sopra la testa. Non hanno bisogno di vivere proprio perché hanno tutto. Se fossero un libro il commento dei critici sarebbe senz’altro questo: «Non male, ma non si avverte l’urgenza». E il fatto di non aver bisogno di vivere li tormenta, a quanto pare terribilmente. […] C’è gente che soffre per non dover vivere. Che vede la sofferenza come un’occupazione giornaliera per sfuggire alla vita. (pp. 180-181) 

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Una risposta a “mostly ghosts

  1. stellantebacio 22 novembre 2005 alle 01:04

    non conoscevo questo scrittore, ma intendo soperire domani stesso a questa mia mancanza…sembra molto interessante 😉 e mi hai fatto venire la curiosità di leggere Dolore fantasma!!

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