Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

to our sounds

Da quando posso soddisfare in maniera pressoché infinita la mia enorme fama di conoscenza musicale, oltre al già citato rischio di una vera e propria “bulimia” d’ascolto, posso dire di aver fatto già alcune piccole scoperte, relative ad artisti ed opere – più o meno recenti – con le quali altrimenti ben difficilmente sarei entrato in contatto. Ripromettendomi di lasciare qualche breve appunto su alcune di queste nei prossimi giorni, voglio soffermarmi da subito su un album che non avrei mai conosciuto se non fosse stato per una richiesta fattami da una persona del tutto sconosciuta e che, quasi per caso (o per una specie di sesto senso?), ho deciso di seguire.

Si tratta di Dunaj, secondo album per il progetto del tedesco Daniel Buerkner, Squares On Both Sides (Hausmusik 2005). È un lavoro affascinante, che sta accompagnando costantemente ed in maniera molto adeguata questi ultimi giorni di novembre, alleviando in parte, quanto a mood e a suoni, la mia nostalgia per gli ormai due anni di silenzio degli Spokane. In realtà, il suono di Daniel Buerkner è affine a quello della band di Rick Alverson soprattutto per la sua attitudine alla lentezza ed alle note stillate con precisione e codeinica pacatezza, molto meno invece per l’oscura vena mitteleuropea, qui riscontrabile con evidenza.

La grigia malinconia di Squares On Both Sides si esprime qui in brani ovattati, caratterizzati in prevalenza dal dialogo tra chitarre lentamente cadenzate, a volte incorniciate dal suono romantico ed emozionante del pianoforte ed accompagnate dalla morbida voce di Buerkner. Tra le dieci tracce, si fanno apprezzare maggiormente gli episodi più languidi e sognanti, tra i quali spiccano brani come To our sounds, Ladder-Telescopes e, su tutte, la splendida Forehead and chin. Un po’ meno gradevoli risultano invece i per fortuna non molti passaggi nei quali è dato cogliere qualche tentazione di sperimentalismo dissonante di troppo.

Il risultato del lavoro è però senza dubbio quello di creare un’atmosfera soffusa e decadente, velata da una luce oscura e malinconica, che riesce facilmente a toccare i cuori sensibili, alla ricerca, in questi giorni freddi, di una colonna sonora avvolgente, introspettiva, lenta, delicata e (in)dolente.

Caldamente consigliato a tutti coloro che amano Spokane, Montgolfier Brothers, Sepia Hours…

www.squaresonbothsides.de

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Una risposta a “to our sounds

  1. raffaello 30 novembre 2005 alle 12:52

    Una volta scoperto ed apprezzato così tanto questo lavoro, ho recuperato anche i precedenti, ovvero l’ep “Flung” del 2002 ed il primo album “Croquet” del 2004. Un po’ acerbi, ma apprezzabili entrambi, anche se qui c’è una fluidità ed un romanticismo maggiore.

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