Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

petals flutter, a whisper is flared

Sepia Hours è Sébastien Biset, giovane belga, autore di musica lenta e dalle atmosfere malinconiche, creata in totale solitudine, con il solo ausilio di chitarra, “oggetti acustici” e qualche suono elettronico. Ha prodotto due mini album per l’ottima netlabel belga Sundays in Spring, un altro per Mechanized Mind e, di recente, una lunga traccia per l’altra netlabel sperimentale Social Fashion.

Nelle sue opere, Sepia Hours è riuscito a creare un’equilibrata miscela di delicato intimismo cantautorale, elettronica e minimalismo ambientale. Non è facile definire la sua musica: il termine “indietronica” può riuscire a renderne l’idea, ma forse non risulta sufficiente a descrivere compiutamente le tante diverse suggestioni presenti nei suoi brani. In essi si riscontra anzitutto un’attitudine crepuscolare e contemplativa, rivolta sia al mondo circostante sia a quello interiore, attraverso la quale appena traspaiono emozioni espresse in maniera sempre misurata, sommessa, a volte quasi sussurrata, mentre una chitarra distilla le sue note con lenta parsimonia su un beat sintetico, semplice e pacato, o su atmosfere avvolgenti ed in apparenza immobili.

È musica da ascoltare in penombra, sotto cieli grigi, in concentrata solitudine, mentre intorno tutto tace. Sono queste, del resto, le condizioni evocate dalla musica di Sepia Hours, così come quelle nelle quali è facile immaginare essa sia stata ideata, composta e realizzata. Tuttavia, nonostante ispirino tutte un medesimo mood, le composizioni di Biset assumono forme davvero varie, suscitando accostamenti di volta in volta diversi.

Basti prendere in considerazione le sette tracce della sua opera prima “Five thousand steps” (Sundays in Spring, 2004), attraverso le quali si passa agevolmente dal cantato sommesso ed intimista di Becoming alla nenia sottilmente elettronica di Take it for the mood, dalla dolente profondità della splendida Broken years ai languidi paesaggi ambientali di Summer’s end, ascoltando la quale è difficile non pensare ai pacifici affreschi sonori dell’ultimo Pan American. Ecco, a parte rare eccezioni, la musica di Sepia Hours è così ricca di suggestioni, immagini ed emozioni da rendere disagevole la ricerca di riferimenti artistici univoci; ben la di là della musica, ciò che può suggerire accostamenti con altri artisti è infatti l’approccio emotivo alla composizione e l’accurata attenzione per i particolari. Così, ascoltando i suoi brani, possono alternamente affacciarsi alla mente richiami ad ambientazioni sonore nordiche (i momenti più pacati dei Sigur Rós, Stafrænn Hákon), oblique sensazioni rurali (gli episodi lenti ed acustici degli Hood) e finanche derive sperimentali, il tutto arricchito da una non comune sensibilità cantautorale, malinconica e sonnolenta.

Tale indole è presente in tutti e tre i lavori sulla media distanza di Sepia Hours; benché siano stati prodotti nel breve volgere di un anno, in essi è già riscontrabile il processo di maturazione di un artista sensibile e raffinato, capace di cogliere gli esili echi del cuore, renderli vivi e concreti, trasformarli in suono, comunicando così attraverso essi delicate emozioni. Dopo l’altro mini album uscito per Mechanized  Mind – ed appropriatamente intitolato “Drawing an echo” – ulteriore prova di quanto detto proviene dal più recente lavoro per Sundays in Spring, “Naïve curse to leave a map”: oltre mezz’ora di musica per un unico flusso emozionale, anche stavolta frazionato in sette episodi densi di fascino e permeati da grande intensità. Ancora una volta il lavoro risulta molto vario, seppure connotato da un’impronta di fondo languida e delicata, che si manifesta tanto laddove le note cullano carezzevoli l’anima dell’ascoltatore (Tightrope walker, la parte iniziale di Balance), tanto nelle rare e moderate accelerazioni di ritmo (He’s back and brings another day, Midnight thoughts, I can’t wait until I see). Ma il brano che meglio rappresenta la concezione musicale di Sepia Hours è senza dubbio Petals flutter, a whisper is flared, i cui sei minuti e mezzo si snodano da un oscuro incipit ambientale, attraverso una limpida parentesi cantata, dalle cadenze suadenti e codeiniche, fino all’avvolgente finale, costruito sulla manipolazione di una semplice sequenza di piano, appena sostenuta da un beat quasi jazzy.

In fondo è solo “musica da cameretta”, ma prodotta con passione e consapevolezza tali da rendere capace di trasmettere intense emozioni anche la strumentazione a disposizione, umanizzando e conferendo delicatezza sognante persino ai semplici suoni elettronici, sempre utilizzati con morbida discrezione.

Uscita dopo uscita, in Belgio sta sbocciando un artista maturo e riflessivo, nelle cui melodie al rallentatore rifugiarsi, in antitesi ai ritmi frenetici della vita.

E se la musica contemporanea sembra spesso importare il ripensamento di tanti concetti classici, allora Sepia Hours incarna, quanto pochissimi altri, in maniera mirabile e moderna l’attuale essenza dell’autoproduzione cantautorale.

E sarebbe soltanto un bene che in molti vi rivolgessero la meritata attenzione.

www.sepiahours.net

www.derives.net/sis/releases.html  

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