Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

all the rivers leave their bed

Chuzzlewit: ovvero di come l’autoproduzione e l’assoluta indipendenza possa creare piccole gemme musicali.

È appena uscito An experimental index of the heart (Low Voltage 2005), nona opera in circa dieci anni per una band (in realtà il progetto “home-made” di Greg Prickman) che ho scoperto solo un paio d’anni fa, attraverso il file .mp3 di Lighthouse mistaken, un loro brano inedito – rimasto poi tale – capitato per puro caso alla mia attenzione.

Quel brano mi colpì subito, destando in me una certa curiosità per questo progetto, del quale sono peraltro riuscito a scoprire piuttosto poco, oltre che ha avuto la sua origine nel 1995 nel Minnesota; la particolarità di Chuzzlewit, in questo decennio, è stata soprattutto quella di aver prodotto musica in maniera totalmente autarchica ed indipendente, attraverso cd realizzati artigianalmente e distribuiti in poche centinaia di copie, oppure pubblicati da piccolissime etichette (la Earworm su tutte) in serie altrettanto limitate.

Fortunatamente, la rete ha avuto il merito di diffondere almeno un po’ la sua musica, che con grande fatica sto cercando pian piano di recuperare. Già qualche settimana fa ero stato tentato di scrivere due righe in proposito, da quando ero entrato in possesso del disco relativamente più noto di Chuzzlewit, ovvero quel Secret affinities, uscito nel 2001 per Alice in Wonder, la cui impronta indiepop confidenzial-minimale era riuscita a catturare la mia attenzione di ascoltatore, pur tra la messe di uscite recenti alla quale stento quasi a tener dietro. Ma proprio nel frattempo ho avuto notizia di quest’ultima uscita per la cassette-label (!) Low Voltage, che sono riuscito a procurami dopo accurate ricerche. An experimental index of the heart ripropone la sperimentata miscela tra leggeri brani pop, melodie sognanti e qualche beat analogico, il tutto immerso in un brodo di coltura lo-fi, più obbligato che non derivante da una scelta estetica. Proprio la bassa qualità delle registrazioni (quattro-tracce più laptop) finisce talvolta per penalizzare un po’ la resa sonora dei brani, ma da essi traspare ugualmente una scrittura fresca ed emotivamente ricca, semplice e ricercata al tempo stesso, che richiama alla mia mente i Movietone o, in particolare, certe composizioni dei Mojave 3, forse per il continuo intrecciarsi ed alternarsi tra la voce di Prickman (non così distante da quella di Neil Halstead) e quella della sua recente compagna, della quale è dato conoscere soltanto il nome, Rachel.

È musica senza grandi pretese, composta per piacere, non certo per il mercato. La ratio alla sua base non è poi tanto dissimile da quella di Sepia Hours, di cui parlavo qualche giorno fa, così come l’approccio emotivo, benché il risultato sia piuttosto diverso. Ma una considerazione accomuna queste due realtà, e tante altre: la capacità di creare ottima musica anche in una stanza, soltanto con voce, chitarra, effetti e l’ausilio di un minimo di tecnologia.

Purtroppo il destino di questa musica sembra, al giorno d’oggi, soltanto quello di restare confinata entro la conoscenza di una cerchia molto ristretta di pazienti ricercatori dai cuori sensibili. Ma Chuzzlewit senza dubbio merita un po’ d’applicazione nella ricerca della sua musica, ed in questo la rete se non altro può aiutare.

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