Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

as if all the stars were laughing

La mia irresistibile voglia di conoscenza di musica sempre nuova mi fa a volte ricordare quando, bambino o appena adolescente, ero un accanito collezionista di francobolli. Come quasi tutti coloro che praticano tale hobby – e forse anche a causa del mio proverbiale perfezionismo – all’epoca ero un autentico “completista”, poiché cercavo di raccogliere francobolli dal maggior numero di Paesi possibile e di avere almeno un esemplare proveniente da ogni singolo Paese d’Europa. Ci riuscii dopo un po’ di tempo, quando mi finalmente mi assicurai un francobollo islandese ed infine uno lussemburghese: poi la disgregazione dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia mi crearono qualche problema; ma questa è un’altra storia, e poi ero già più grande e ben meno impegnato dalla mia attività collezionistica.

A tutto questo mi ha fatto pensare una delle mie recenti scoperte musicali, proveniente dalla Grecia, uno dei pochi Paesi europei del quale nessun artista aveva ancora solleticato la mia curiosità ed incontrato il mio apprezzamento. Ho tra l’altro potuto osservare che in Grecia esiste una scena elettronica piuttosto fiorente e a me del tutto sconosciuta, anche se l’artista in questione, Theodore, in realtà vive a Londra.

Il giovane Theodore ha già al suo attivo un album, dallo splendido titolo A summer she has never been, a winter she fears, uscito lo scorso anno per la Lo Recordings (etichetta, tra gli altri, di Rothko e Susumu Yokota), caratterizzato da qualche buon intuizione ma forse eccessivamente elettronico per i miei gusti. Mi ha invece colpito molto di più il suo nuovo album, in uscita tra breve per la stessa etichetta, A child counts the stars, un placido e notturno affresco di elettronica minimale e suoni acustici (con prevalenza dei secondi), cui a volte si aggiungono altri strumenti, come ad esempio il pianoforte che impreziosisce Far off in the distance a night bird calls ed Even flowers with thorns. Il lavoro risulta di ascolto gradevole, delicato e ben costruito, ricco di memorie cosmiche, suggestioni ambientali a tratti orientaleggianti, ma anche di momenti di intensità emotiva. In chiave forse leggermente meno accessibile, mi ha fatto ripensare al bell’album di Colleen, A golden morning breaks, ma altri accostamenti piuttosto scontati possono farsi a Rothko, Pan American, Stafrænn Hákon e ad alcune delicate produzioni ambient/elettroniche giapponesi (Yokota, Gutevolk).

Insomma, una piacevole sorpresa di inizio anno, dalla provenienza per me del tutto inedita dal punto di vista musicale.

 

http://www.myspace.com/theodoreplays

http://theodoreplays.blogspot.com/

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