Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

it’s hard to see

Come mi diceva in un recente scambio di mail Sébastien Biset (aka Sepia Hours, ormai definibile a ragione mio pupillo musicale), tra i pregi della musica liberamente e legalmente scaricabile dalla rete, vi è senza dubbio quello di prestarsi a diversi adattamenti ambientali, soggetta com’è alla distanza piuttosto che alla prossimità d’ascolto e fruizione. Tra questi pregi vi è però soprattutto (e qui parlo da “utente”) la possibilità di conoscere artisti che per scelta o per limitatezza di disponibilità si affidano a tale veicolo. Le sempre più numerose netlabel fiorite, nel volgere di pochi anni, qua e là per il mondo rappresentano un prezioso strumento di diffusione musicale ed a volte contribuiscono a scoprire e proporre all’attenzione di un pubblico potenzialmente illimitato artisti davvero interessanti.

È da ultimo il caso di Saw, duo francese attualmente stabilitosi in Svezia, con alle spalle già alcune autoproduzioni, alcune delle quali ospitate proprio dalla netlabel newyorkese 80H. I dieci brani compresi in The yellow light, la più recente fatica di Sam ed Annak, sono infatti liberamente disponibili sul loro sito. Ascoltando questi brani, fin dall’iniziale Controlling my fear, si capisce subito che il “regalo” di quest’album fattoci da Saw è davvero prezioso: musica delicata ed introspettiva, il cui ascolto scorre agevolmente tra romanticismo drakeiano (Leaving traces) e folk intimista che rimanda al Devendra Banhart meno bizzarro e più riflessivo (Until you fall, Changing times). Molto gradevole anche l’alternanza del cantato maschile e femminile (Hiding in corners), entrambi molto adeguati ad una musica semplice ma ottimamente costruita col solo ausilio del suono di limpide chitarre acustiche e concentrata in brani dalla durata inferiore al minuto. Proprio queste strutture essenziali, unite ai toni intimi e pacati, possono far venire in mente José González, col quale i Saw condividono senz’altro l’approccio discreto ed emozionale alla composizione. In alcuni brani, poi, il duo riesce a dilatare piacevolmente le sue atmosfere folk, dimostrando notevoli capacità creative, pur in uno spettro musicale ben circoscritto. In tal senso questo loro folk essenziale ed avvolgente può a tratti (Worries, Through the fire) portare alla mente i passaggi acustici dei Gravenhurst du Nick Talbot, in particolare alcuni di quelli compresi in Flashlight seasons.

Insomma, nella sua semplicità questa band mi ha davvero colpito e rappresenta certamente per me una delle più piacevoli scoperte dell’anno appena concluso, che mi sento di consigliare caldamente. E ciò soltanto grazie alla solita serie di coincidenze in giro per la rete ed alla libera disponibilità di questa musica offerta da chi la crea e da qualche intraprendente netlabel,peraltro non sempre facile da scoprire.

Tutto ciò mi ha fatto pensare ad una decina di anni fa (ma sembra ormai quasi preistoria!), quando i Flying Saucer Attack includevano nel booklet del loro splendido album Further la frase “home taping is reinventing music”: oggi quella frase si potrebbe tranquillamente parafrasare, per sottolineare come alcune produzioni online, ospitate da piccolissime etichette virtuali, forniscano talora prove davvero notevoli e possano contribuire, in maniera molto immediata, al rinnovamento dell’espressione artistica musicale e ad una vera e propria rivoluzione nel modo di fruire la musica.   

 

http://sawweb.free.fr/main.htm

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2 risposte a “it’s hard to see

  1. danielalami 12 gennaio 2006 alle 15:56

    Se ti va, se puoi, se hai dempo, devi assolutamente venire sul nostro blog. Si parla – più o meno – di questi argomenti

  2. hengie 14 gennaio 2006 alle 09:00

    li ho sentiti nominare ma non li ho mai ascoltati…
    le tue parole però mi hanno incuriosita…
    dunque recupererò questa lacuna…

    ps: mi piace come scrivi di musica, l’avevo già notato su melt… 😉

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