Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

something sometimes

Sono tra i non pochi a non aver apprezzato moltissimo l’ultimo lavoro dei Low, The great destroyer, forse perché un po’ troppo “rockettaro” ed a tratti incongruamente solare rispetto alle ultime produzioni della band di Duluth. Eppure, benché Mimi Parker ed Alan Sparhawk siano universalmente considerati i maestri dello “slowcore” (ammesso che tale definizione ormai convenzionale possa avere un senso), l’attitudine alla raffinata lentezza ed alla dilatazione dei suoni non è certo loro esclusiva prerogativa, ed anzi si manifesta anche in ambiti sonori che a volte ben poco hanno in comune tra loro.

Restando nell’ideale scia musicale dei Low, tuttavia, si possono collocare alcune band che negli ultimi anni hanno fornito ottime prove del loro valore, dimostrando inoltre significative capacità nel tracciare una propria impronta musicale. Mi riferisco soprattutto alle lente e delicate ninnananne di Halfway to you dei Coastal (Words on Music 2004) ed all’ottimo ultimo lavoro dei Lorna, Static patterns and souvenirs (Words on Music 2005), un disco davvero maturo, che denota una particolare sensibilità nello sviluppo di suoni e stili in fondo già conosciuti.

A questi dischi aggiungo adesso senza dubbio alcuno un altro bel lavoro, la cui tardiva scoperta da parte mia mi ha impedito di inserirlo tra i migliori album dello scorso anno, tra i quali avrebbe certamente occupato un posto di tutto rispetto. Sto parlando di Naila, terzo lavoro della misconosciuta band Mimi Secue, uscito per l’etichetta Karate Joe nel novembre del 2005. Si tratta un album dolce e sfuggente, dai toni soffici ma mai stucchevoli, emozionalmente vibrante ma al tempo stesso dolce pacato. Voci (in prevalenza quella maschile) e morbide chitarre si alternano ed intrecciano sulle quinte di paesaggi sonori essenziali, ora lenti e desolati ora più romantici e strutturati.

L’ascolto di questo Naila non è agevolissimo, tanto per l’orecchio poco aduso a questi toni sfumati, tanto per quello legato a forme e stilemi troppo strettamente riconducibili ai Low. L’inizio dell’album può risultare infatti un po’ spiazzante: il brano strumentale che dà il titolo al lavoro presenta infatti una miscela di chitarre languide e ritmiche (relativamente) pronunciate, quasi prossima ai ricami sonori dei primi tristezza. Anche la successiva Something sometimes parte su un mood non dissimile, ma l’entrata in scena della voce dissolve pian piano tale sensazione iniziando a liberare la suadente componente emozionale, vera protagonista nel successivo trittico di brani Far away, Farwell e Pilot, una splendida ed intensa carrellata emotiva tra passaggi al tempo stesso languidi ed intensi, nei quali la delicatezza del suono resta sempre composta ed elegante, senza mai risultare melensa; prova ne sono l’ambientazione dilatata di Pilot, davvero degna di una colonna sonora, e la vena schiettamente cantautorale di Grey, che rimanda, per stile e mood alle limpide composizioni di Mark Kozelek. Ma la capacità di questi Mimi Secue risiede anche nella sapiente alternanza di toni e ritmi, come dimostrano episodi nei quali il suono delle chitarre si fa più corposo (Not your fault) ed anche distorto (Hats), senza però mai travalicare i confini della loro impronta stilistica – che pur pare meglio a proprio agio nei brani più sommessi – e di un songwriting crepuscolare, coerente e riconoscibile nella sua versatilità, pur in una nicchia musicale non priva di validi affini.  

http://www.mimisecue.com

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Una risposta a “something sometimes

  1. utente anonimo 30 gennaio 2006 alle 11:32

    Veramente bello questo album.
    Ti consiglio anche le ultime uscite della karate joe. Tutte di ottimo livello!
    Simone

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