Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

names

Devo riconoscere che dall’inizio dell’anno, complice l’ingente mole di impegni e le altrettanto ingenti occasioni di distrazione (blog compreso…), i miei ritmi di lettura hanno subito un  notevole rallentamento. Forse ciò è in parte dovuto anche al fatto che non mi sto particolarmente appassionando alla lettura de I nomi, del pur ottimo Don DeLillo. Certo, la lettura frammentaria cui lo sto sottoponendo di certo non aiuta, così come il registro narrativo dell’autore che, pure nell’imprescindibile Rumore bianco, non era propriamente agevole. Tuttavia, come in esso la spietata critica della società americana, presente per tutta la durata del romanzo, emergeva con evidenza in alcuni suoi passaggi significativi, a volte anche molto brevi, così anche nelle sole cento pagine de I nomi (opera peraltro precedente rispetto a Rumore bianco) che sono riuscito a leggere finora, non mancano alcuni spunti di riflessione sui temi più vari.

Ne riporto qui alcuni, ripromettendomi di fare altrettanto con altri che nel corso di questa lenta lettura dovessero affiorare.

 

Il matrimonio è una cosa che creiamo da quello che abbiamo a disposizione. In questo senso è improvvisato, è quasi casuale. Forse è per questo che ne sappiamo così poco. È una cosa troppo ispirata e mercuriale per essere compresa del tutto. Due persone creano qualcosa di indistinto.

 

Nulla dell’esterno di una pesca ti dice che sarà così sugosa, così aromatica e umida, con il suo succo che ti scorre sulle gengive, o così sottilmente colorata all’interno, una fioritura dorata screziata di rosa. Cercai di discutere questa cosa con le facce davanti a me.

– Ma io credo che il piacere non sia facilmente replicabile, – disse Eliades. – Domani lei mangerà una pesca presa dallo stesso cesto e ne sarà deluso. Una pesca, una sigaretta. Io gusto veramente solo una sigaretta su mille, eppure continuo a fumare. Credo che il piacere sia più nel momento che nell’oggetto.

 

– Io penso che è solo nei momenti di crisi che gli americani si accorgono degli altri popoli. Ovviamente, bisogna che si tratti di una crisi americana. Se a combattere sono due paesi e nessuno dei due fornisce all’America alcunché d’importante, allora il pubblico non viene istruito. Ma quando la dittatura cade, quando il petrolio è minacciato, allora accendete la Tv, e vi viene detto hi che paese si tratta, quale lingua vi si parla, come pronunciare i nomi dei capi, che tipo di religione c’è, forse uscirà nei giornali persino qualche inserto da ritagliare sulla cucina persiana. Le dirò questo: tutto il mondo si interessa a questo modo curioso che hanno gli americani di istruirsi. La Tv. Ecco, questo è l’Iran, questo è l’Iraq. Adesso pronunciamole correttamente: I-raan, i-raaniani. Questo è un sunnita, questo è uno sciita. Molto bene. L’anno prossimo faremo le Filippine, okay?

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