Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

with the passing of the seasons

Nell’ormai discretamente lungo periodo in cui mi diletto a segnalare alcune delle opere musicali che più spesso occupano la mia mente e le mie orecchie ho già spaziato un bel po’, sia dal punto di vista strettamente musicale, sia da quello dell’origine geografica di gruppi o artisti da me reputati meritevoli di segnalazione. Ora, per la prima volta, mi accingo a parlare di un album italiano, che proprio negli ultimi giorni mi ha molto colpito. Si tratta del lavoro solista di Luca Di Mira, tastierista dei Giardini di Mirò, che proprio in questi giorni sta licenziando, attraverso l’etichetta tedesca 2nd Rec, il suo album di esordio, Flowing seasons, sotto il nome di Pillow (da non confondere con l’omonimo gruppo post-rock belga, autore di un paio di buoni album sulla scia di Mogwai e Godspeed You! Black Emperor).

Le otto tracce racchiuse in Flowing seasons rappresentano senza dubbio un ottimo viatico nell’attesa del nuovo prossimo lavoro dei Giardini di Mirò (sulla cui lavorazione alcune informazioni sono già disponibili direttamente dalla fonte), visto che condividono inevitabilmente le ambientazioni sonore della band d’origine. Tuttavia, l’affinità è qui più concettuale che non sonora, perché in questo disco si ritrova sì l’attitudine alla dilatazione ed alla sospensione sonora vagamente acida, propria di GdM, calata però in malinconiche ballate dalle predominanti atmosfere autunnali di indietronica minimale e romantica. A ciò contribuisce una scrittura non banale, pur in un ambito ormai piuttosto battuto, ed una sensibilità compositiva aperta anche a più d’una piacevole divagazione, come l’incipit acustico di Cut-out-and-keep-quarrels e Mixologists and waifs, i romantici archi di Tree shadows o il pianoforte che accompagna l’intensissima, finale, With the passing of the seasons, ma anche un brano dall’impronta decisamente elettronica come In a deep sea.

Se a ciò si aggiunge che più di metà dei brani sono anche cantati (uno dei quali da Finn) e presentano accattivanti sembianze tra il pop e l’elettronica più fruibile, ce n’è abbastanza per considerare questo album di debutto non una mera divagazione dalla band d’origine, ma un lavoro che esprime compiutamente le capacità del suo autore, collocandolo con pari dignità accanto ai migliori interpreti delle oblique intersezioni tra musica elettronica ed emozionali ambientazioni acustico-romantiche.

www.2ndrec.com

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