Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

l’amore a trent’anni

un declino naturale

è l’amore a trent’anni

che si inabissa

e poi risale,

un declino normale

è il desiderio a trent’anni

che si nasconde

e poi riappare 

No, non è l’ennesimo post di riflessioni su traversie sentimentali all’età alla quale sono ormai così terribilmente vicino. È solo l’ennesimo post musicale, il secondo consecutivo avente ad oggetto una band italiana ed il primo in assoluto un album cantato nella madrelingua, cosa per me assolutamente rara, visto che sono stati sempre pochissimi i gruppi con queste caratteristiche a colpire la mia attenzione musicale, forse perché il cantato italiano finisce inevitabilmente per ricordarmi Sanremo o (seriamente) perché ho sempre trovato troppo pretenziosi, cervellotici ed autoreferenziali gran parte dei testi delle band italiane.

Beh, non è questo il caso dei Valentina Dorme, gruppo veneto già attivo da molti anni, che nel 2005 ha pubblicato per l’etichetta Fosbury il suo secondo disco, Il coraggio dei piuma.

Peccato che ne sia entrato in possesso solo all’inizio di quest’anno, perché senza dubbio Il coraggio dei piuma è una delle più belle prove di indierock cantautorale italiano del 2005, e non solo. Un album di “canzoni”, semplici e ricercate al tempo stesso, nelle quali la circolarità avvolgente delle melodie si intreccia con piccoli spasmi tipicamente indie (dalle parti dei primi Karate), per incorniciare undici storie di quotidianità emotiva, dolenti ed impietosi affreschi di promesse non mantenute, attese e disillusioni di un’età non più giovanissima, di apatia ed indolenza che nemmeno le giornate di sole riescono a dissolvere. Per quanto anche a livello interpretativo siano presenti ottime tracce del miglior passato indie-wave italiano, la freschezza dei Valentina Dorme dimostra una non comune capacità lirica nell’ambito dell’indierock italiano d’autore – per certi versi riconducibile alle prime cose dei romani Elettrojoyce – particolarmente evidente nelle ottime Canzone di lontananza, Teatro leggero, Una vita normale, L’amore a trent’anni. E poi, il pregio maggiore del gruppo di Mario Pigozzo Bavero è quello di descrivere l’incertezza e la fragilità umana, senza troppi compromessi e soprattutto senza pretese poetiche a tutti i costi, perché in fondo, quando ci si trova a mangiare “cibo in scatola”, di fronte ad “amori in rovina”, abbandonati sogni e illusioni giovanili, l’aspirazione principale e più impellente resta solo quella di “una vita normale”. E così, la bravura della band risiede nell’assenza di quella volontà di stupire a tutti i costi che ha rovinato tanti artisti italiani, nel suo essere, appunto, una “normale” band di indierock cantautorale, ma proprio per questo un’ottima band che scrive e compone musica in maniera onesta ed ispirata, come non fanno più (o non hanno mai fatto) tanti ben più celebrati protagonisti della scena indipendente italiana.

www.valentinadorme.it

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Una risposta a “l’amore a trent’anni

  1. eternosonno 4 febbraio 2006 alle 14:59

    Complimenti, mi piace molto questo posto e hai ottimi gusti musicali, restando in tema con il post ti consiglio, se già non li conosci, i “Canaan” freschi tra l’altro di nuova pubblicazione…Ciao

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