Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

friend of the night

È il bello ed il brutto della moderna, potenzialmente illimitata, fruizione della musica: un album che in altri tempi avrei atteso in maniera spasmodica sta per uscire tra pochi giorni ed io l’ho già metabolizzato fin troppo, esplorandone dettagli ed assimilando le tante diverse sensazioni in esso contenute. Sto parlando di Mr. Beast, sesto lavoro dei Mogwai, in realtà in “circolazione” già da oltre un paio di mesi, tanto che su di esso, ben prima della sua uscita, si sono espressi tanti pareri, a volte anche piuttosto infondati, ai quali ritengo ora giunto il momento di aggiungere anche il mio.

Premetto di aver sempre amato moltissimo la band scozzese – restando fin dall’inizio abbagliato dall’aspra acerbità della raccolta di singoli Ten rapid – tanto che giudico Come on die young, la loro opera in assoluto più completa e riuscita, uno degli album che hanno segnato maggiormente la musica della parte finale degli anni ’90. Da allora, la band di Braithwaite non si è, secondo me, più ripetuta a quei livelli, pur essendo sempre rimasta fedele alla propria impronta musicale, col tempo sgrezzata attraverso una maturità artistica che non si è trasformata in mera ed indolente ripetitività. Pertanto, da parte mia, l’attesa di una loro nuova prova su disco, dopo Happy songs for happy people, era notevole, anche se certo non mi sono fatto impressionare dalle prime dichiarazioni ad effetto del produttore Alan McGee, che parlava di Mr. Beast come un lavoro di importanza paragonabile a Loveless dei My Bloody Valentine (sul punto, direi di andarci davvero molto piano…).

I primi commenti che ho letto su questo disco sono stati piuttosto contrastanti: da una parte si rimprovera ai Mogwai di essere troppo fedeli a se stessi, addirittura banali e ripetitivi, dall’altra, anche chi ne ha parlato in termini positivi, ha sottolineato soprattutto l’atteggiamento più rumoroso di alcune sue tracce, arrivando ad usare persino il termine hard-core, che mi pare invece davvero fuori luogo. Mr. Beast mi sembra senza dubbio un buon disco, irruente e fresco, anche se non fa altro che ripercorrere molte delle passate esperienze della band, tanto da poter essere collocato a metà strada tra Come on die young e Young Team, con una netta prevalenza di quest’ultimo. L’album contiene infatti numerosi brani dall’impatto sonoro immediato e piuttosto rumoroso, come subito si capisce dalle prime due tracce: Auto rock rappresenta l’essenza del suono Mogwai, con il suo substrato di feedback, il drumming iterativo e lo sghembo pianoforte a fare da contrappunto, mentre la tiratissima Glasgow mega-snake crea vortici chitarristici indubbiamente rumorosi che però, anziché svolgersi in fragorose esplosioni, restano quasi ovattati, dissolvendosi in maniera relativamente lieve tra i tanti effetti. In questo come in altri brani, la musica dei Mogwai non comunica mai bruta violenza ma solo energia liberatoria, come nell’elegia noise finale We’re no here o in Travel is dangerous, dotata di una melodia fluida e strutturata come poche altre in tutta la loro discografia.

In altri brani si manifestano invece le altre caratteristiche per le quali i Mogwai sono stati, negli anni apprezzati: il sottile battito elettronico da ninnananna acida di Acid food rimanda facilmente a certi passaggi di Happy songs for happy people, mentre i due brani più lenti (oltre allo spoken-word di Tetsuya Fukagawa su I chose horses), Emergency trap e la splendida Team handed, concentrano entrambi in meno di quattro minuti l’intensità malinconica propria di alcune delle composizioni di Come on die young, lasciando intravedere una luce al di là della nebbia che si dirada. Ma il brano di punta del lavoro, opportunamente scelto anche come singolo, è Friend of the night, nel quale l’emozionante piano di Barry Burns alterna momenti di controtempo ed omogeneità rispetto allo sfondo chitarristico e dilatato, in un loop che dura solo poco più di cinque minuti ma potrebbe ripetersi per intere mezz’ore senza mai annoiare, tanto è in grado di trasportare e coinvolgere l’ascoltatore in un malinconico straniamento.

Nulla di nuovo sotto il sole? Forse sì, ma non vedo perché i Mogwai (come anche i Sigur Rós dopo l’uscita di Takk…) si debbano criticare soltanto per il loro restare fedeli a se stessi, una volta creato e consolidato un dato suono, che col tempo può evolvere e diventare più maturo, come in questo caso, senza per questo doversi radicalmente stravolgere nell’avventurosa ricerca di qualcosa di “nuovo” a tutti i costi. E, conoscendo i Mogwai ed il loro pubblico, non li si può certo accusare di aver seguito questa linea di coerenza per accaparrarsi simpatie commerciali, che pure non sarebbero state così lontane dalla loro portata con pochi accorgimenti, ai quali avrebbe magari plaudito proprio chi oggi li accusa di ripetitività. Questo è il loro stile, e Mr. Beast ne è l’ennesima riprova, pur senza essere un capolavoro, ma solo un onesto album di un’altrettanto onesta band, ancora capace di trasmettere emozioni, in una forma ormai matura. Se poi il suo difetto principale è semplicemente quello di suonare “troppo Mogwai”, è facilmente superabile da parte di chi ha sempre amato la band e che di sicuro, come il sottoscritto, ne apprezzerà proprio la notevole coerenza di suono e d’impronta al di là di qualsiasi considerazione più “tecnica”, anche perché di fronte alle emozioni, gli estetismi della forma espressiva lasciano davvero il tempo che trovano.

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Una risposta a “friend of the night

  1. notevenjail 24 febbraio 2006 alle 16:27

    Concordo su tutto, grande album anche per me. E poi cosa vuoi dire a due come Barry e John?

    Barry: […] E poi noi vorremmo essere come i nostri supereroi preferiti perché non siamo e non saremo mai come loro.
    John: No! (ha la stessa espressione di un bambino di quattro anni) No! Io un giorno sarò come Batman!
    Magda: (rassicurante) Oh sì, un giorno sarai proprio come Batman. Proprio come lui, non ti preoccupare e io sarò molto fiera di te.
    John: Sì, io un giorno sarò Batman.

    Monumentali 🙂

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