Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

no limits on the words

Libertà, sì, libertà. Libertà di manifestazione del pensiero.

Non ci tengo a fare una dissertazione sull’origine storica o sull’elaborazione dottrinaria del concetto, anche perché non ne sarei capace, nonostante i miei studi. Solo che di libertà oggi troppi si riempiono la bocca, ma in maniera strisciante e raffinata essa continua ad essere compressa e limitata, nell’illusione di goderne in maniera compiuta. Ma questa è spesso soltanto un mero simulacro di libertà, nelle mani di pochi in grado di decidere del grado di libertà del quale fare godere i propri “sudditi”.

È successo ancora, in questo Paese che non a caso, nelle classifiche mondiali sulla libertà di informazione, si trova dalle parti di Botswana e Mozambico. Non ci sono soltanto i casi eclatanti di Biagi, Santoro, Grillo, ma tanti altri episodi di vera e propria censura, di bando dai mezzi di comunicazione di massa avvengono in continuazione. L’ultimo ha riguardato ieri – e non è la prima volta che gli capita – Diego Cugia, autore controverso come pochi, ma di indubbia capacità ed intelligenza, nonché coraggioso nel fare il proprio lavoro. Dopo oltre tre anni di assenza dall’etere, bandito da mammaRai, aveva trovato uno spazio su Radio24, da dove è stato posto nelle condizioni di dover sospendere la sua trasmissione Zombie per non meglio precisati motivi. La famigerata “par condicio” non c’entra, visto che i suoi testi – spesso molto scomodi – passavano ogni giorno al vaglio del direttore della testata; si può però immaginare che c’entri qualcosa la pubblicazione, un paio di giorni fa, di un articolo sul Corriere della Sera, riferito ad una recente trasmissione nella quale Cugia parlava della P2, facendo i nomi, alcuni dei quali da qualche anno stanno facendo in modo di realizzare, in altre vesti, gran parte dei programmi della loggia massonica.

Comunque, a prescindere da qualsiasi considerazione, di carattere artistico o politico, sul contenuto delle sue trasmissioni, il fatto è che ancora una volta in questo Paese, per quieto vivere, si preferisce mettere a tacere le voci scomode, non allineate, nel chiaro intento di impedire ai comuni cittadini di formarsi un’idea con la propria testa, spesso al di là delle verità ufficiali. 

Per quanto poco possa contare, allora, riporto qui il testo del commiato radiofonico di Cugia – nel suo stile urticante, ironico ma profondamente serio – letto al termine della puntata di ieri e che oggi dovrebbe essere stato pubblicato dal quotidiano La Nuova Sardegna.

 

Cari amici, nemici, “zomberos” di tutte le età. Non è facile spiegare quel che neanch’io ho capito. Non so nemmeno se questo testo andrà in onda. Ho ricevuto da parte della direzione di Radio 24 la notizia che questo programma sarà sospeso a partire da lunedì prossimo, 27 febbraio, e che Giancarlo Santalmassi avrebbe annunciato lui stesso, al giornale radio del mattino del 27, di aver chiuso Zombie. Siamo già da tempo in par-condicio, e abbiamo avuto il benestare del direttore su tutti i copioni, compresi quelli che non andranno più in onda. Quindi, la par condicio non c’entra. Naturalmente, anche se già morto, ho lottato contro questa decisione francamente assurda con tutta l’energia vitale di uno zombie. Ho proposto che, fino al 10 Aprile, giorno delle elezioni, non solo avrei stralciato ogni e qualsiasi riferimento a parlamentari e partiti. Ma non avrei proprio parlato di politica. Nulla da fare. Così, martedì scorso, ho alzato le mani dal computer in segno di resa e ho smesso di scrivere. Ho naturalmente rifiutato la remotissima possibilità di riprendere Zombie su Radio 24 dopo il 10 Aprile. Perché…
…Perché… Caro Direttore, così come ti ho detto sì tutte le volte che mi hai chiesto qualcosa, (non sono un duro e puro e conosco il Paese in cui vivo), e dopo una delle più brutte notti della mia vita, ti rispondo con un fermo, sereno e ragionato "No." Ricordi la campagna di noi autori e registi contro gli spot assillanti che "interrompevano l’emozione" delle opere? Mi stai chiedendo uno spot di puro silenzio lungo quattro settimane, 2000 minuti di nastro che fruscia, un oscuramento cupo e apparentemente inspiegabile. E anche se, come scrivi, le critiche a questa censura sui giornali non durerebbero più di una settimana (anche meno, aggiungo io, e forse neppure ci saranno) dimentichi di aver tradito te stesso e la tua autonomia, un tuo autore, e soprattutto un pubblico crescente di migliaia e migliaia di ascoltatori ai quali, dopo 40 giorni di deserto, non puoi dire "Oilà, eccoci tornati, abbiamo scherzato! Siamo indipendenti a corrente alternata!" E questo ammesso e non concesso che questo programma l’avresti fatto effettivamente tornare. Tu, l’editore, e l’editore dell’editore.

"Zombie" non era affatto un programma politico, ma un manifesto poetico in cui si riconosce (e trova sollievo dalla propria solitudine) un pubblico vasto e eterogeneo dai venti ai novant’anni, e di ogni ceto sociale. Quale credibilità avrei più nell’accettare non un piccolo compromesso, ma addirittura un oscuramento totale? Non infrangendo la ‘par condicio’ il problema è un altro. Ti aspetteresti adesso che io dica che Zombie non può vivere in una Radio 24 che ha alle spalle Confindustria. Invece io sono proprio convinto del contrario. E’ proprio la nostra piccola grande industria, i dirigenti, gli operai, gli impiegati, i manager, che in Italia hanno bisogno di una ventata di notizie senza guinzaglio, di poesia, di musica e di libertà. Hanno bisogno di alzare la testa, di guardare oltre i confini, e di ritrovare se stessi, e con la dignità, voglia di darci dentro e lavorare. Il Paese delle idee è fermo. E questo contagia il Paese della produttività. Il sogno collettivo è un ricordo degli Anni del Boom. I lavoratori italiani, tramontate tutte le utopie, subiscono dalla TV il meno che c’è. Un finto pieno, com’è finto il benessere, in realtà un vuoto reazionario, sì, un vuoto pericolosissimo, soprattutto per le piccole e grandi imprese. Zombie poteva e doveva vivere proprio qui, a Radio 24 il Sole 24 ore, senza essere mai interrotto da nessuno, perché era un piccolo spazio di libertà creativa, e perché non ha infranto la legge. Interrompendolo s’interrompe la fiducia. Fra te e me, direttore. Fra gli ascoltatori e Zombie. Ma tu, direttore, sei stato irremovibile, mi hai dato del sordo che non vuol sentire, e ci sospendi. Fallo a testa alta e guardandomi negli occhi. Io ti sto rispondendo a viso aperto con la testa un po’ reclinata (perché mi stai facendo molto male) ed entrambi sappiamo che tu solo, da domani, avrai un microfono per spiegarti. Ma io so che non te ne approfitterai. Perché non puoi fingere che è stato commesso un errore. Questo piccolo programma non è il malessere da strappare o da occultare. Questo programma ha importato il malessere che cova sotto le braci, e lo trasforma in qualcosa di più creativo, e non più di auto-distruttivo. Era una piccola sveglia. A volte, lo capisco, le sveglie irritano e fanno male, ma sono sempre salutari. Invece c’è chi preferisce puntare su questo lungo sonno. Sul letargo. Sul vuoto.
Ma va bene così, ho vissuto un solo mese, e "da morto". E mi risolleverò da questa ennesima porcata: quella di chi gestisce, male, e con la benda sugli occhi, il sistema della comunicazione e dell’informazione in Italia. Al diavolo i presunti martiri. Così va’ il Paese, bellezza!
Ringrazio prima di tutto il mio 85 enne amico Franco Rispoli, giornalista professionista, tutto ringalluzzito perché non gli capitava più dal ventennio di essere censurato, e i giornalisti Andrea Purgatori che ha di nuovo rimbalzato contro il muro di gomma di questo tremolante e smarrito Paese, e Valeria Serra, giornalista free-lance dagli oceani e dal Sud del mondo, Stefano Micocci, primo collaboratore, che di musica è un enciclopedia vivente, Luciano Francisci che ha realizzato tecnicamente e musicato dolcemente le mie parole, il ventiquattrenne Gabriele Policardo che aveva appena iniziato a fare pratica d’autore. E naturalmente voi tutti, un pubblico vastissimo, dai 15 ai novantanni, trasversale, vagabondo, poetico e senza etichette, oltre ogni stupido vicolo cieco sinistra/destra, che mi aspettava da tre anni di censura della radio pubblica, e si è rifatto vivo con una tempestività struggente. Grazie, mi dispiace davvero che sia durata così poco. Avevo una montagna di cose da dirvi e da darvi ma non possiedo una radio nazionale (a proposito, c’è qualcuno che ci ospita? Non siamo barbudos, siamo professionisti intelligenti e per bene, e ci facciamo la doccia tutte le mattine e abbiamo i nostri bravi pantaloni grigi e i golfini blu) oppure magari, chissà, potrei attrezzarmi come uomo-sandwich, e battere pianure e città con una lampadina rotante in testa, un megafono e l’organetto. Al Gruppo Sole 24 ore-Confindustria e a Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24, che avevo già ringraziato pubblicamente per avermi ridato la libertà di esprimermi, lascio un punto interrogativo alto come l’Everest. E a tutti voi la Guerra di Piero di Fabrizio De André, e un segno sulla fronte, un marchio azzurro per riconoscerci la prossima volta, una piccola zeta, che in greco antico vuol dire “è vivo”. A tutti, un appuntamento sul sito Internet,
www.diegocugia.com per rimanere in contatto. Alla prossima, speriamo un po’ più lunga e meno tribolata trasmissione. Grazie a tutti!

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2 risposte a “no limits on the words

  1. raffaello 26 febbraio 2006 alle 10:49

    Ad integrazione del post e per completezza di informazione, ho appena saputo che Cugia continuerà ad andare in onda.
    La sostanza delle mie riflessioni però non cambia ed anzi sorgono preoccupanti interrogativi sui possibili retroscena della vicenda. Ma tant’é: questa è la libertà di comunicazione in Italia, anno 2006…

  2. estrangedworld 26 febbraio 2006 alle 13:49

    Vittoria! resuscitato lo Zombie, Diego Cugia torna in onda.

    E’ stata proclamata Vittoria.
    Le migliaia di mail di protesta,
    e immagino le centinaia di telefonate inviperite a Radio 24,
    oltre che alcune pressioni politiche dal centrosinistra,
    hanno seppellito il direttore Santalmassi nella fossa della sua vergogna,
    resuscitando il nostro zombie da un oltretomba di censura.

    E la resuscita di Diega Cugia sospinta
    da una grande mobilitazione di suoi sostenitori sul WEB
    è una prova in più di quale potenziale esplosivo
    racchiude internet,
    che potrebbe essere la polveriera di possibili rivoluzioni in futuro, (ma non facciamolo sapere a Bill Gates)
    laddove la verità è la prima vittima di un potere che vuole soffocare una democrazia.

    Da lunedì 27 aprile torna libero di trasmettere il microfono di Cugia
    torna libero il nostro pensiero,
    sino a quando?
    Si sa che la verità è scomoda,
    in questi tempi di regime mass-mediatico
    lo sa anche Cugia,
    ma siamo certi non retrocederà di un passo
    dinnanzi alle minacce di nuove censure,
    anzi, sarà ben più motivato a contagiare la salubre menzogna,
    sì perchè
    perché come diceva Gianni Rodari
    “Nel paese della bugia, la verità è una malattia”.

    guerrilla radio

    SALUTI EMOZIONANTI

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