Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

my life in rooms

Come testimoniano le disparate segnalazioni da me lasciate su queste pagine negli ultimi mesi, lo spettro dei miei gusti in fatto di musica è piuttosto vasto, spaziando tra stili e definizioni di genere in apparenza tra loro distanti. Eppure, riflettevo in questi giorni come sia ormai una costante quella per cui i dischi che più facilmente riescono a colpire la mia sensibilità siano quasi invariabilmente lenti e dilatati, lievi ed eterei anche quando presentano ritmi e strutture c.d. “rock” o comunque vicine alla forma canzone. In certi momenti, la mia predilezione per forme espressive soffuse e rallentate diventa quasi un’esigenza, tale da indurmi all’ascolto a ripetizione di alcuni album. Succede, da una decina di giorni a questa parte, con due-tre dischi ed in particolare, su tutti, con My life in rooms, secondo lavoro del cantautore canadese Barzin (Weewerk 2006).

Ho ascoltato per la prima volta Barzin ormai oltre un paio d’anni fa, scoprendo con colpevole ritardo il suo disco d’esordio omonimo (Where Are My Records 2003), del quale mi innamorai immediatamente per la sua profonda intensità e per la sua capacità di parlare al cuore, esprimendo emozioni e sentimenti con pacata sensibilità. La gioia della scoperta di un artista così particolare ha forse contribuito a farmelo apprezzare maggiormente allora, ma l’inevitabile mancanza dell’elemento sorpresa non ha per nulla inficiato la mia fruizione di questo suo secondo lavoro. Anzi, da quando ne sono entrato in possesso, riesco difficilmente a staccarmene, benché i suoi nove brani (due dei quali peraltro già editi nel mini album realizzato nel 2004 per l’etichetta francese Hinah) non facciano altro che confermare la vena intimista di Barzin, le sue ottime capacità cantautorali ed una sensibilità artistica in grado di travalicare generi e definizioni (alt-country, post-rock, ambient, indie), come dimostra anche la varietà di collaboratori presenti in My life in rooms, da Sandro Perri (aka Polmo Polpo), a Tamara Williamsson a membri di Great Lake Swimmers.

Barzin non è infatti semplicemente un singer/songwriter “da cameretta”, ma conduce un’accurata ricerca della formula meglio in grado di adattarsi alla calda introspezione che traspare dalla sua voce ed attraverso i suoi testi. Così, le atmosfere avvolgenti dei suoi brani ospitano indifferentemente soffuse ritmiche elettroniche e dilatazioni ambientali, ma anche chitarra, vibrafono ed altre strumentazioni “classiche”, che nel loro insieme danno vita a delicate strutture musicali, classiche e moderne al tempo stesso, sospese tra un mood malinconico (ma non per questo cupo) e limpide melodie permeate da un’innocente e quasi stupita osservazione del mondo esteriore e di quello interiore. È musica per cuori sensibili, che con i suoi toni sfumati e col calore delle sue emozioni colpisce dritta nell’anima, carezzandola con la sua delicatezza; così ha fatto ancora una volta con me, tanto che in questi casi anche lo spirito critico e l’obiettività vanno a farsi benedire e non riesco proprio a stare qui a chiedermi quale tra le splendide So much time to call my own, Leaving time, Won’t you come possa essere la nuova Past all concerns (brano di punta del disco d’esordio), ma sento soltanto il bisogno di andare a riascoltare ancora una volta l’intero My life in rooms.

www.barzinh.com

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