Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

the mezzanine

Non sono mai stato troppo propenso agli innamoramenti improvvisi, nemmeno per quanto riguarda la musica, ed ancor meno posso esserlo ora che la mole di musica da ascoltare è pressoché sconfinata, tanto da stentare quasi a starle dietro, col concreto rischio di non riuscire a coglierne sempre caratteri e sfumature, che a volte affiorano soltanto dopo ascolti più approfonditi, ma anche con quello, opposto, di entusiasmi repentini quanto fugaci. Quando tuttavia mi capita di essere colpito ed impressionato da un artista subito al primo ascolto, difficilmente le mie sensazioni vengono smentite in seguito.

Allora, mi fa molto piacere notare come questa evenienza, in verità piuttosto rara, si sia verificata da qualche giorno a questa parte, ovvero da quando, per le solite vie traverse e casuali offerte dalla rete, sono entrato in contatto con la musica di una fanciulla chiamata Liz Durrett, che nel frattempo ho scoperto essere già autrice di due album ed un’EP, realizzati nel breve volgere di poco meno di un anno, l’ultimo dei quali, The mezzanine (Warm 2006), unico al momento in mio possesso, rappresenta uno dei miei preferiti tra gli ascolti più recenti. Liz è in realtà musicalmente attiva da oltre un decennio, come dimostra il suo primo album Husk (Warm 2005), prodotto da Vic Chesnutt, che è una raccolta di brani scritti tra il 1993 ed il 1996. Cosa abbia fatto l’autrice originaria delle Georgia nel corso di un intero decennio sinceramente lo ignoro ed alla luce delle qualità dimostrate in The mezzanine, mi meraviglia non poco il fatto che il suo nome non sia riuscito ad emergere prima, nemmeno in ambito indipendente. Eppure, la sua musica non presenta osticità particolari, dal momento che si colloca nel contesto musicale del cantautorato statunitense dalle radici folk-rock, ma pur aperto ad elaborazioni sonore moderne e talvolta più articolate; insomma, già ascoltando le prime tracce di The mezzanine, il pensiero non può non correre in primis a Cat Power, alla quale rimandano senza dubbio le ottime capacità interpretative della Durrett e la sua voce profonda e suadente al tempo stesso. Almeno è questa l’immediata sensazione proveniente dall’ascolto delle prime tracce dell’album, sufficienti già da sole a catturare l’attenzione, tanto con il loro passo lento ed intenso (Knives at the wall, All the spokes, Creepyaskudzu) quanto con l’andamento da classica ballata (la più ariosa ed immediata Cup on the counter e la quasi immobile The mezzanine).

Tuttavia, ad un ascolto attento, all’innegabile parallelismo con la più ispirata Cat Power di You are free, riscontrabile anche nelle ottime Shivering assembly e In the throes, si possono aggiungere altri pregevoli riferimenti. Le accurate elaborazioni melodiche, costruite intorno a trame compositive essenziali, non sono poi così dissimili dallo scarno minimalismo di Tara-Jane O’Neil, mentre, laddove l’asciutto lirismo della maggior parte dei brani cede il posto ad un’impostazione vagamente lo-fi, non sembra fuori luogo pensare ad una personale interpretazione delle atmosfere dilatate di Jessica Bailiff, come in particolare nella splendida Little ascendent, costruita intorno ad un semplice accordo di chitarra, fluttuante su una lontana frequenza distorta, sul quale si innesta una sorta di intenso mantra vocale.

Come spesso capita, non bisogna quindi andare a ricercare a tutti i costi in un artista una presunta “innovatività”, essendo più che sufficienti, nel caso di Liz Durrett, l’indubbia qualità della sua musica, l’accuratezza e la sensibilità compositiva e la capacità di trasmettere emozioni, tutti elementi che in un lavoro dalla composta intensità di The mezzanine certamente non mancano.

www.lizdurrett.com

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