Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

pay attention

Ho appena scoperto che lo chiamano multitasking (!), ovvero stato di attenzione parziale continuata, fenomeno per cui una molteplicità sempre crescente di stimoli di ogni genere – ma prodotti soprattutto da oggetti tecnologici o di comunicazione – distrae l’attenzione dall’attività cui essa dovrebbe essere rivolta in maniera esclusiva o quasi. Bene, allora posso ben dire di esserne vittima, anche se non vivo continuamente con l’occhio e la mente rivolti al cellulare, né mando sms, né utilizzo l’email se non per motivi concreti e (più o meno) lavorativi. Almeno ho una sindrome, o qualcosa di simile, cui attribuire la mia sempre minore capacità di concentrazione, l’assenza quasi totale di volontà e le continue interruzioni che quasi sempre da solo infliggo alla mia attenzione ed agli impegni che dovrebbero richiamare tutte le mie energie mentali. Il mio sarà quindi un multitasking un po’ particolare, visto che non è soltanto generato da ammennicoli tecnologici ma da pensieri e distrazioni di diversa natura: certo, la tecnologia c’entra – non per niente adesso sto scrivendo queste inutili righe ed allo stesso tempo ascolto l’immancabile musica dal mio computer – ma a volte penso che si tratti soltanto di diversivi rispetto ad altre occupazioni dalle quali fondamentalmente troverei il modo di rifuggire anche in altri modi.

Eppure, mi ritengo ancora sufficientemente giovane per essere in qualche modo colpito da tale velocizzazione dei processi mentali e relativa compressione e dispersione dell’attenzione, ma allo stesso tempo abbastanza avanti con gli anni per subire un naturale calo della concentrazione e dell’efficienza mentale. Insomma, non è da ieri che studio ascoltando musica: bene o male ho superato così tutti gli esami universitari, preparato i primi concorsi, scritto pubblicazioni “scientifiche”. E poi sono sempre stato dell’idea che fosse un pregio riuscire a fare più cose contemporaneamente, senza con ciò pregiudicarne la qualità operativa. Invece adesso mi accorgo da solo di finire per essere reiteratamente distolto da ciò che faccio, per i motivi più vari e spesso senza motivazioni razionali.

E siccome credo molto poco in queste oziose analisi sociologico-generazionali, continuo a dare la colpa della relativa svogliatezza di cui sono preda solo alla mancanza di profonde motivazioni ed alla consapevolezza della scarsa produttività del compito cui dovrei attendere, dedicandovi anima e corpo. E poi, del task (ma che brutto esprimersi così!) della mia attenzione la musica ha sempre avuto una parte ineliminabile, visto che non riesco a farne a meno nemmeno per addormentarmi, perciò penso che le cause della ridotta capacità di attenzione e della sua dispersione in tanti diversi rivoli vadano ricercate in qualcosa di più profondo e meno banale che non questo c.d. multitasking. Anche perché, altrimenti, restando nella metafora ispirata dall’orrenda terminologia utilizzata per descrivere il fenomeno, verrebbe voglia di pensare di poter in qualche modo “estendere” la RAM del cervello…

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2 risposte a “pay attention

  1. utente anonimo 28 marzo 2006 alle 21:46

    Ciao Raffaello! Trovo interessante leggere il tuo blog e sono quasi sempre soddisfatto degli ascolti musicali da te consigliati.
    Sei un ricercatore scientifico..in che ramo? Cosa studi?
    Ciao Raffa
    Pascal

  2. raffaello 29 marzo 2006 alle 10:08

    Grazie dei complimenti: sono felice di riuscire ad incontrare il gusto di qualcun altro nel far conoscere artisti o band di mio gradimento. A volte penso davvero sia una delle cose che mi riescono meglio, forse perché è soltanto la disimpegnata manifestazione di una passione.
    Per quanto riguarda la mia attività “scientifica”, invece, non sono tecnicamente un ricercatore (perché altrimenti avrei almeno il mio bel posto fisso), ma sto semplicemente portando a termine, senza troppo entusiasmo, un dottorato in materia giuridica, precisamente diritto pubblico.

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