Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

motoroller scalatron

Anche se su queste pagine non compare nemmeno il disclaimer che pare andare tanto di moda – quello per cui il blog non è una testata giornalistica, ai sensi di non ricordo quale norma – non credo proprio di dovermi preoccupare di rispettare la famigerata par condicio di questo febbrile periodo pre-elettorale. E poi, non intendo né fare nomi, né fornire indicazioni, ma solo constatare la realtà che tocco con mano e la sua stridente distanza rispetto a quella, magnifica e per la maggior parte inesistente, che ci viene propinata quotidianamente.

Insomma, per non farla troppo lunga, ho ricevuto anch’io da qualche giorno, in un plico furbescamente anonimo, le oltre 150 pagine patinate (poveri alberi, almeno avessero usato carta riciclata!) che descrivono i mirabolanti risultati degli ultimi cinque anni di governo. Dopo la quasi naturale tentazione di rispedire, indignato, il tutto al mittente, presto frustrata dalla considerazione che non sarebbe valsa la pena di spendere nemmeno due o tre euro di spedizione, ho dato una rapida sfogliata al contenuto della pubblicazione. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, ma in fondo ritengo sempre utile conoscere i mezzi (o mezzucci?) altrui nel procacciarsi il consenso. Come prevedevo, infatti, quelle pagine suscitano una certa ilarità (benché ci sia ben poco da ridere…), risultano quasi tenere, nell’ingenuità dei loro contenuti ed in quella che evidentemente presuppongono in coloro ai quali sono destinate. Purtroppo il problema in quest’Italietta è che la sprovvedutezza e creduloneria sulla quale simili messaggi fanno affidamento è fin troppo diffusa ed ogni giorno indotta nelle maniere più diverse.

Mentre vengono descritte grandiose riforme condotte nei campi più disparati, invece, la mia pur parzialissima esperienza di alcuni dei tanti diversi campi sui quali esse hanno inciso continua ad essere sconfortante. L’ultimo esempio? Di fronte alle tanto strombazzate iniziative in favore della ricerca e dell’inserimento dei giovani in strutture adeguate, trasparenti ed efficienti, mi sono ritrovato oggi, per l’ennesima volta, a dovermi confrontare con una specie di percorso ad ostacoli, prima di riuscire a concludere qualcosa per me produttivo in quella che dovrebbe pur sempre essere una struttura di ricerca e come tale teoricamente a disposizione di chi “fa” ricerca. Armato di buona volontà e con già le idee ben precise sul da farsi, decido di impiegare metà della mia giornata per rifornirmi del materiale necessario per la parte del mio lavoro che sto intraprendendo in questi giorni.

Faccio le mie ricerche, compilo moduli, individuo ciò che mi interessa, prendo appunti ed infine decido di fare alcune indispensabili ed inevitabili fotocopie. Qui viene il bello, perché innanzitutto so già che da oltre un anno e mezzo l’Istituto è sprovvisto di carta, ed infatti ne avevo diligentemente portata da casa una quantità sufficiente, essendo questa una costante con la quale ho ormai tristemente imparato a convivere. Bene, allora mi appropinquo all’unica superstite di quelle che una volta erano le due fotocopiatrici a disposizione (l’altra è desaparecida da un bel po’ di tempo) per trovare la sgradita sorpresa che l’unico funzionante dei suoi tre cassetti non si chiude più, rendendo così la macchina inservibile. E meno male che, in questi anni, ho imparato almeno tutti i segreti delle fotocopiatrici, così mi salvo utilizzando il vassoio bypass (ignoto ai più) tra gli sguardi meravigliati di qualcuno che, evidentemente, non aveva avuto simile intuizione da chissà quanti giorni. Insomma, alla fine sono riuscito a mettere a frutto la mezza giornata di ricerche, ma ancora una volta soltanto dopo aver oltrepassato i tanti ostacoli che si frappongono sul cammino di quanti desiderano soltanto svolgere il proprio lavoro di ricerca in una struttura pubblica a ciò destinata, senza doversi preoccupare in continuazione del computer che non funziona, degli orari delle biblioteche, dello stato delle fotocopiatrici e delle stampanti, della cronica carenza di carta, elemento, tra i tanti, il più paradigmatico della situazione della ricerca (ma non solo) in Italia, altro che presunte riforme, bei propositi, chiacchiere e cifre strombazzate ad ogni piè sospinto!

Ovviamente so già bene, da esperienze di persone conosciute, che all’estero le cose funzionano (nel vero senso della parola…) ben diversamente, e non solo sul pur gratificante versante economico ma anche e soprattutto su quello pratico, tanto più importante, in quanto con esso ci si confronta ogni giorno in maniera operativa.

PS: non tanto per far piangersi addosso ancora un po’ chi la situazione la conosce e vive dall’interno, ma soprattutto per farla conoscere a chi non ne ha diretta esperienza, segnalo che domenica sera RaiTre riproporrà l’inchiesta sullo stato della ricerca in Italia, condotta lo scorso anno dall’ottimo Riccardo Iacona. Come quella della scorsa settimana sulla giustizia, può essere una buona occasione per confrontare la patinata fantascienza propagandistica con una realtà nella quale spesso nemmeno gli strumenti più banali, come la carta o un computer, vengono messi a disposizione di chi non pretende altro che svolgere il proprio lavoro.  

 

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