Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

letting go of the baloon

Burd Early è uno dei più sensibili tra gli attuali cantautori americani, ormai attivo già da qualche anno e con alle spalle tre album densi di ballate intense ed ovattate, l’ultimo dei quali, Mind and mother del 2004, è anche il più compiuto e riuscito. Nel corso della sua carriera, l’originaria impronta folk-rock – palesemente ispirata a Will Oldham – che caratterizzava le sue prime opere è stata gradualmente erosa in un crescendo di intensità lirica ed in ambientazioni sonore semplici ma al tempo stesso ricercate. Nei lavori di Burd Early, infatti, accanto a ballate folk minimali ed intimiste, non sono mai mancati tenui passaggi strumentali, costruiti sull’essenzialità di una chitarra sulla quale venivano innestati soltanto qualche loop e pochi effetti (da lui gestiti tutti in prima persona, come ebbi modo di osservare in una sua ottima esibizione dal vivo accanto a Jason Molina, ormai tre anni fa) per raggiungere il risultato di una fluttuante quiete acustica.

Per chi lo segue da tempo, non deve quindi destare meraviglia alcuna la recente uscita, sempre per la fidata Western Vinyl, di Gasworks, opera prima del suo nuovo progetto strumentale denominato Et Ret. Le otto tracce di Gasworks (meno di quaranta minuti in tutto) sono infatti piccoli affreschi sonori sospesi tra oblique fascinazioni acustico-orchestrali, oscuro minimalismo di stampo folk ed evanescenti dilatazioni acustiche. L’album ripropone le costruzioni circolari di Burd Early, stavolta non funzionali alla sommessa declamazione dei suoi testi ma perfettamente capaci di reggersi autonomamente sull’intricato dialogo tra chitarra e violino, ora supportato dal violoncello, o costellato da accenni percussivi, o ancora arricchito da lievi supporti analogici. Le composizioni, nella loro semplicità, non risultano tuttavia fredde, ma la melodia in essa presente dà luogo ad un risultato non privo di delicati passaggi romantici (Community, Apokalyptein, Won by walking), tali da richiamare alla mente in maniera molto diretta alcune composizioni dei Dirty Three. Il rigoroso habitus sonoro di Et Ret presenta tratti di elaborazione non indifferente, ma non sfocia mai in algido intellettualismo, conservando invece l’affascinante impronta intimista ed emotiva delle basi dei brani solisti di Burd Early, per quanto a tratti si possano scorgere costruzioni sonore dalle sembianze non così dissimili da un certo post-rock orchestrale. Si potrebbe forse anche forzare un paragone un po’ ardito, affermando che le composizioni di Et Ret traducono in una soffusa chiave acustica le più tumultuose interpretazioni del post-rock orchestrale, ma se è vero che l’album potrà facilmente incontrare i favori degli amanti dei soliti pluricitati Godspeed You! Black Emperor, Explosions In The Sky, etc., se non altro per una certa assonanza nella struttura compositiva, qui il mood è più lieve ed ovviamente le trame strumentali generalmente pacate ed essenziali, costruite come sono intorno a pochi accordi ripetuti per formare delicate trame armoniche.

Insomma, Gasworks è l’ibrido prodotto della sensibilità folk di un cantautore applicata a scarne composizioni strumentali, attraverso le quali l’impronta di Burd Early trasparire con evidenza, conferendo discreto calore umano ad intrecci orchestrali affrontando i quali il rischio dell’inaridimento creativo (ed anche emotivo) è sempre dietro l’angolo. Forse non sarà uno di quegli album che colpiscono immediatamente al cuore, ma è senza dubbio un’ulteriore prova positiva nata dall’eclettismo di un autore senza dubbio capace di esprimersi anche al di là della classica forma-canzone.

www.westernvinyl.com/et_ret

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