Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

genius and the thieves

Su queste pagine non ho quasi mai parlato di politica, se non per brevi accenni su questioni che finivano per colpirmi in qualche modo in maniera personale. Il motivo è molto semplice e banale, ovvero che i luoghi a ciò deputati sono ben più autorevoli e le persone che ne parlano sono in grado di farlo in genere molto meglio di me. E poi, è piuttosto evidente come la politica, di questi tempi, ben poco riesca a suscitare emozioni e slanci particolari, per cui è ovvio che quando decido di perdere un po’ del mio tempo a scrivere qualche riga in libertà preferisca farlo per cose che riempiono molto di più il cuore e la vita. Ciò detto, è evidente che la mia sensibilità politica non è scomparsa per nulla e non mi permette certo di essere indifferente di fronte agli avvenimenti imminenti. Ma, siccome anche su questo non mi va di esprimere alcunché con le mie parole, non faccio altro che riportare un brano di quel grandissimo genio dimenticato che è stato Ennio Flaiano.

Mi è capitato di ascoltare pochi giorni fa per radio questo suo testo inedito e mi sono subito ripromesso di postarlo qui proprio in questi giorni; lo faccio senza aggiungere altro perché già così mi sembra abbastanza significativo. Poi ognuno, se vorrà, potrà trarre le proprie conclusioni. 

QUANDO I LADRI ANDARONO AL POTERE

Quando i ladri presero la città, il popolo fu contento. Fece vacanza e anche dei bei fuochi d’artificio. La cacciata dei briganti autorizzava ogni ottimismo e i ladri, come primo atto di governo, riaffermarono il diritto di proprietà.

Questo rassicurò i proprietari più autorevoli. Su tutti i muri scrissero: il furto è una proprietà. Leggi severe contro il furto vennero emanate e applicate. A un tagliaborse fu tagliata la mano destra, a un baro la mano sinistra che serve per tenere le carte. A un ladro di cappelli tagliarono la testa.

Poi si sparse la voce che i ladri rubavano. Da principio questa voce parve una trovata della propaganda avversaria è fu respinta con sdegno. I ladri stessi ne sorridevano e ritennero inutile ogni smentita ufficiale. Tutto parlava in loro favore: erano stimati per gente dabbene, ladra, onesta. Ora, insinuare che i ladri fossero ladri sembrò assurdo.

Il tempo trascorse, i furti aumentavano. Un anno dopo erano già imponenti. E si vide che non era possibile farli senza avere una grossa organizzazione. E si capì che i ladri avevano questa organizzazione. Una mattina per esempio ci si accorgeva che era scomparso un palazzo dal centro della città nessuno sapeva darne notizia.

Poi sparirono piazze, alberi, monumenti, gallerie coi loro quadri e, le loro statue, officine coi loro operai, treni coi loro viaggiatori, intere aziende, piccole città.

La stampa, dapprima timida, insorse. Sparirono allora i giornali coi loro redattori e anche gli strilloni. E quando i ladri ebbero fatto sparire ogni cosa, cominciarono a derubarsi tra di loro. E la cosa continuò finché non furono derubati dai loro figli e dai loro nipoti. Ma vissero sempre felici e contenti.

(Ennio Flaiano, testo inedito tratto da una trasmissione radiofonica del 1967 curata da Enrico Valse per la serie Sesto senso)

 

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