Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

tell me a story

Visto che tra le mille e più occupazioni che tengono impegnata la mia mente ed il mio tempo, mi è sempre più difficile mantenere ritmi di lettura accettabili, ho deciso per una volta di abbandonare romanzi più o meno canonici per addentrarmi in una vera e propria “fiaba”. Ho infatti appena terminato l’agile lettura di Che animale sei?, opera della ormai piuttosto nota scrittrice italiana Paola Mastrocola, della quale già avevo apprezzato, un paio d’anni fa, il precedente romanzo Una barca nel bosco.

Come tutte le fiabe, lette con occhi più o meno adulti, anche Che animale sei?, storia surreale ma non troppo di un’anatra alla ricerca di stessa, della sua identità e della sua vita, nasconde tantissime metafore sulle quali soffermarsi a manifestare, oltre a più di qualche interrogativo-considerazione di natura esistenziale. Molti di questi passaggi potranno anche apparire retorici e banali, ma devo ammettere che incontrarli in maniera così candidamente diretta, nella lettura di una di quelle storie di animali da raccontare ai bambini per farli addormentare, suscita pensieri sui quali non è difficile condurre riflessioni con occhi più disincantati.

Del resto, è superfluo stare qui a ricordare come fin nelle favole di Esopo e Fedro esistesse un messaggio ed a volte una morale che esse trasmettevano pur attraverso storie semplici ed immediate. È questa la meravigliosa potenzialità della parola di essere soggetta a interpretazioni molteplici, per cui, soprattutto di fronte a testi fortemente metaforici, si possano trarre significati e significanti diversi: non a caso, si parla di “fabula” per intendere la trama letterale di un romanzo, benché, al di là di esso, siano possibili tante interpretazioni del messaggio contenuto nel testo, a volte anche diverse o ulteriori rispetto a quelle elaborate dallo stesso autore.

Ed infatti, la lettura di una fiaba come quella della Mastrocola finisce per rivelarsi sì agile e piana, ma non per questo necessariamente “leggera”, in virtù dei tanti passi nei quali mi ha costretto a fermarmi a riflettere, a volte persino in maniera dura, proprio per l’assenza in essi del confortevole filtro della realtà. Ne riporto qui soltanto alcuni, ritrovati sfogliando rapidamente il libro dopo averlo letto, visto che non ho avuto la pazienza di appuntarmele gradualmente nel corso della lettura.    

“È incredibile come anche nelle situazioni più drammatiche, scomode o complicate, noi ci fermiamo a guardare i particolari. Ci incantiamo sui particolari, piccoli dettagli insignificanti che prendono del tutto la nostra attenzione.” 

“…in fondo, è bello sapere chi siamo. È un pensiero che ci solleva, e ci conforta anche nei momenti più bui, quando tutto introno cambia, diventi vecchio, magari perdi le persone care, cadi in disgrazia, ti crolla la casa… Non importa, c’è un’unica cosa che non cambierà mai: che animale sei. L’unica tua incrollabile certezza.” 

“A volte pensiamo una cosa, ma non abbastanza e, se non la pensiamo abbastanza, quella cosa pluff, se ne va… O la vita è così e basta, il tempo non è mai quello giusto, le cose devono andare in un altro modo, e non è mai vero che siamo noi a decidere come devono andare le cose, le cose vanno come vogliono loro.” 

“…inutile fare tante storie e starsene in disparte ad aspettare che nella vita le cose ti arrivino, perché da sole non arrivano mai.” 

"…se la gente non ci vedesse, noi potremmo felicemente non essere un bel niente e non stare neanche tanto a chiedercelo, che cosa siamo o non siamo. Bisognerebbe solo che la gente tenesse gli occhi chiusi."

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Una risposta a “tell me a story

  1. utente anonimo 17 aprile 2006 alle 22:23

    HAi ragione Raffaello, riflessioni abbastanza profonde per essere state partorite in un contesto fiabesco, ma già il titolo del libro è di per sè propulsore di infinite riflessioni e di seguite confessioni…ahimè queste sempre meno veritiere, altrimenti che senso avrebbe un titolo che è una domanda?
    Auguri Raffaello. Pascal

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