Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

weakening

Proprio qualche giorno fa mi è capitato di riflettere su come le condizioni atmosferiche, ed il contesto in genere, possano incidere sulla fruizione della musica e sulla stessa scelta dei brani e degli artisti da ascoltare in determinati momenti. A fronte dei primi accenni di tepore meteorologico, pensavo come, in un certo senso, in musica per me non sia mai primavera, visto che difficilmente mi abbandono a canzoni davvero semplici ed essenziali, davvero “pop”, prediligendo piuttosto composizioni lente e tendenzialmente tristi, forse perché in fondo più adatte al mio animo. Per quanto infatti il contesto possa incidere, più volte mi è però capitato di cercare di creare un contrasto con esso attraverso la musica: come, per esempio, ascoltando brani leggeri e solari sotto un cielo invernale e carico di pioggia oppure ricercando dilatate e “fredde” suggestioni ambientali o elettroniche sotto un caldo sole agostano. Il più delle volte, invece, tendo ad adattare la musica alle sensazioni che provengono dall’esterno ed inevitabilmente anche e soprattutto a quelle che provo, e per fare ciò non devo proprio mettermi a pensare agli abbinamenti da fare di volta in volta, che quasi sempre vengono del tutto spontanei ed istintivi.

Così, mi sono alquanto stupito, un paio di mattine fa, nel soffermarmi a lungo ed in sequenza su canzoni leggere e davvero primaverili, come quelle di Tilly & The Wall, Isobel Campbell e del nuovo, fin troppo solare, album dei Mojave 3. Così anche nella tarda serata di ieri, la prima di questa primavera romana da me vissuta senza il confortevole schermo di un cappotto o di una giacca sopra vestiti sempre più leggeri: quasi senza accorgermene, immerso nei miei pensieri, mi facevo trasportare per le strade della città, già dense di un’aria sensibilmente diversa da quella di tante analoghe recenti serate, dalla musica dolce ed eterea dello splendido Having dei Trespassers William, album tra quelli da me più apprezzati in assoluto in questo inizio d’anno, ma del quale non ho mai colpevolmente parlato in maniera diffusa, come invece meriterebbe. Ed in particolare questo brano (ascoltabile anche sulla radio.blog qui a fianco) si è rivelato particolarmente adatto al contesto che mi circondava ed anche ai miei pensieri, sospesi tra contrastanti considerazioni su certezze ed incertezze, costanza ed incostanza, contemplazioni di momenti vissuti e strane sensazioni sulla mia troppo pronunciata attitudine all’attesa e sulla conseguente eccessiva inerzia di fronte all’irrimediabile fluire del tempo. 

Time isn’t short anymore

Moments that turn into worlds in your hands

How do you feel when you wake

Spells that are weaker the longer they take

But I wait

Waiting for you’s nice

Like there is no doubt in my mind

Waiting for you’s nice

Like there is no doubt in my mind

It doesn’t hurt anymore

Love that is stubborn and becomes a part

Of who you are

You know I look for the wear

Signs of it fading, expecting it there

Tell me where

Waiting for you’s nice

Like there is no doubt in my mind

Imagining you’s nice

Like there is no doubt in my mind

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: