Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

drink to sher

Evidentemente la città di Firenze, oltre ad occupare un posto particolare nel mio cuore, ha esercitato il suo fascino anche sulla sensibilità di uno dei cantautori che negli ultimi anni mi hanno più colpito, ovvero il canadese Jess Poe, mente del collettivo Tanakh.

Jess si è infatti trasferito in riva all’Arno da un paio d’anni, più o meno in coincidenza con l’uscita di quello splendido lavoro che è stato Dieu Deuil. Se si eccettua il doppio ed obiettivamente inascoltabile album sperimentale Tanakh, uscito nel 2004 a breve distanza da Dieu Dueil, Ardent Fevers – ufficialmente edito da poche settimane e presentato in anteprima pubblica proprio a Firenze – è il seguito diretto di quel lavoro, da me tanto atteso e ricercato, tanto da essermi impegnato con largo anticipo a scriverne su altre pagine virtuali, un po’ più importanti di queste. In proposito, devo dire che, stranamente, non mi risulta per nulla agevole farlo in maniera “seria” e distaccata, un po’ perché l’album non mi ha per ora colpito se non a momenti alterni, un po’ per componenti squisitamente emozionali che entrano inevitabilmente (ed erroneamente) in gioco nel raffronto con il suo predecessore, cui sono particolarmente legato, per motivi musicali e non solo. Ardent Fevers non è un brutto lavoro, ma la sua cifra stilistica è piuttosto distante da quella del suo predecessore: ove infatti Dieu Deuil era sembrato un passo nella ricerca, attraverso il recupero di suoni più “convenzionali”, di una via d’uscita agli intricati sperimentalismi post-rock, quest’album segna il passaggio della band nella pratica di un folk raffinato ma delle sembianze fin troppo classiche ed anzi con accenni decisamente nostalgici.

Il tono del lavoro è tuttavia in prevalenza lieve, un bel folk cantautorale, arricchito dal copioso contributo degli archi ed appena sporcato da polverose trame elettriche, ora sommesso e romantico (Drink To Sher, 5 a.m., Restless Hands), ora un po’ più oscuro, ma ugualmente molto intenso, come nel caso dell’accattivante Deeper, nella quale Poe gioca quasi a fare il crooner – riuscendoci perfettamente – su un dolce tappeto d’archi. Sono questi, insieme al dialogo con la voce di Isobel Campbell della delicata Winter Song, gli episodi migliori del lavoro, in fondo quelli più pacati ed essenziali; meno riusciti ed un po’ incongrui appaiono invece i torridi e datati assoli elettrici al termine della limpida Still Trying To Find You Home e della conclusiva Take And Read.

Nel complesso, l’album si colloca comunque di certo al di là della sufficienza, ma mi ha forse lasciato un po’ perplesso ritrovare questa band ormai ben distante dai crescendo emotivi del post-rock canadese (le cui tracce erano riscontrabili in alcune costruzioni dell’album precedente) e piuttosto immersa nell’esercizio di un alt-folk di indubbia qualità compositiva ma al tempo stesso a tratti troppo rivolto al passato: mi sembra strano accostare mentalmente Tanakh a band quali Tunng o Akron/Family, anziché a qualche sperimentatore canadese, ma preferisco senza dubbio i loro momenti espressivi lievi ed ariosi rispetto a quelli di troppo palese ed in fondo sterile richiamo a torridi e datati suoni della west-coast anni ’70. Certo, pezzi come November Tree, Exegesis e Lady Eucharist sono quasi irripetibili dal punto di vista dell’intensità emotiva, o forse è anche il ricordo che di essi conservo, ma Ardent Fevers, pur collocandosi su un gradino leggermente inferiore a Dieu Deuil, conferma le qualità del songwriting di Jess Poe, enfatizzando anzi le sue doti di interprete, in un contesto di folk romantico e lirico, non privo di derive psichedeliche retrò, ma apprezzabile al meglio proprio nella sua linearità.      

www.alien8recordings.com/tanakh

MP3: Drink To Sher; Winter Song

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