Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

spark

Nella mia ignoranza musicale di fondo, non avevo mai sentito nominare tale Imaad Wasif: l’ho scoperto poco tempo fa grazie alla splendida compilation recentemente pubblicata dall’etichetta Kill Rock Stars, The Sound The Hare Heard, nella quale a nomi piuttosto noti nel panorama del folk cantautorale americano (tra i quali Sufjan Stevens, Laura Veirs, Colin Meloy) vengono affiancati artisti ben più oscuri, ma quasi tutti dalle ottime capacità. Tra questi, mi ha particolarmente colpito, fin dal primo ascolto, l’interpretazione offerta da Imaad Wasif nel brano Other Voices, soffusa e intensa al tempo stesso. Mi sono quindi subito messo alla ricerca di informazione e soprattutto di ulteriore materiale musicale di questo artista per me nuovo. Ho così scoperto che non si tratta proprio di un giovane alle prime armi, ma di un navigato chitarrista con alle spalle la militanza in molti diversi gruppi – tra i quali Folk Implosion e l’estemporanea collaborazione con gli Yeah Yeah Yeahs, nonché una propria creatura musicale dal nome Alaska! – e che ha da poco pubblicato il suo omonimo debutto solista, sempre per la Kill Rock Stars.

Ebbene, l’album è stata per me una folgorazione di quelle che non capitano così spesso, almeno in un ambito musicale, come quello della canzone d’autore americana, senza dubbio popolato da tanti ottimi artisti ma al cui interno non è per nulla facile eccellere, né riuscire a distinguersi, a meno di possedere, per esempio, la genialità di Sufjan Stevens o la sensibilità compositiva di Sam Beam (Iron & Wiine) o ancora il sofferto lirismo di Jason Molina. Ebbene, per motivi più istintivi che strettamente musicali, Wasif mi riporta un po’ alla mente il primo Jason Molina, con i suoi brani asciutti, intense ballate costruite soltanto intorno all’essenzialità di voce e chitarra elettrica, suonata a mo’ d’acustica.

Gli undici brani compresi nel lavoro di debutto di Imaad Wasif hanno tutti il comune denominatore di essere fluide ballate, semplici ma vibranti: i pochi accordi di chitarra accompagnano la sua voce cristallina che declama testi struggenti e poetici, che colpiscono dritto al cuore fin dall’iniziale Spark (“A spark I forgot had me laying on the ground/ The dark’s all I’ve got and it never let me down”), che chiarisce da subito a sufficienza i toni del lavoro e le toccanti doti di Wasif. Ma sono tanti gli episodi, compresi in quest’album, ad evocare atmosfere oscure ed un’introspezione sofferta ma mai del tutto cupa: ascoltati con un minimo d’attenzione, e magari ad occhi chiusi, brani come Into The Static, Coil, (Dandelion), riescono facilmente a suscitare i brividi, anche se la vetta d’intensità del lavoro è senza dubbio rappresentata da Isolation, la ripetizione del cui titolo sulla consueta base melodica acustico-elettrica riesce ad evocare, in qualche recesso mentale, nientemeno che l’oscurità dell’omonimo brano dei Joy Division. Ma è tutto l’album a farsi ascoltare con grande piacere, poiché le sue melodie entrano facilmente in circolo, distillando scintille d’emozione con dolcezza e profondità: e forse la principale qualità di Wasif risiede proprio nella sua semplicità, densa di sentimento e supportata da splendide doti compositive e d’interpretazione. Insomma, un lavoro intenso e profondo, del quale bisognerà ricordarsi quando si andranno a compilare le classifiche di fine anno ma che, almeno nel suo ambito musicale, si colloca su livelli di eccellenza assoluta e certamente potrà incontrare il gusto di chi già apprezza alcuni degli artisti sopra citati, ma anche i più celebrati nomi del cantautorato americano dell’ultimo decennio, da Elliott Smith a Jeff Buckley.

http://pureyukon.com/

http://www.myspace.com/imaadw 

mp3: Other Voices; Spark

spark: imaad wasif – imaad wasif  [kill rock stars 2006]

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Una risposta a “spark

  1. datewiththePat 4 giugno 2006 alle 15:05

    ha aperto l’ultimo concerto degli yeah yeah yeahs. un pò noioso dal vivo, ma devo dire che il suo disco promette davvero bene

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