Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

paper tiger

Pochi giorni fa, in seguito ad una delle coincidenze che capitano in giro per la rete, ho ricevuto l’invito a partecipare ad un concorso di scrittura. Uno dei tanti, senza dubbio, ma con la stimolante particolarità di consistere nella stesura di un racconto breve – un paio di cartelle al massimo – ispirato ad un brano musicale. La cosa mi solletica alquanto, tanto che, sempre che riesca a trovare un po’ di tempo per scrivere, penso di superare la mia naturale ritrosia e di cimentarmi in questo tipo particolare di scrittura, anche perché si tratterebbe più o meno di riproporre una modalità espressiva che svariate volte ho posto in pratica su queste pagine.

Del resto, la musica è da sempre parte integrante della mia vita, ne raccoglie di volta in volta le emozioni, descrivendone, magari nella breve durata di un brano, momenti e cristallizzandone memorie, che affiorano nella mente senza sforzo alcuno, per la semplice associazione di luoghi, ricordi e canzoni. Proprio ieri sera ne ho avuto l’ennesima riprova, mentre mi accingevo a salire le scale che da Piazza Venezia portano verso il Quirinale, quando come un lampo nella mia mente è tornato il ricordo di una tarda notte dell’estate di due anni fa, in cui percorrevo quegli stessi gradini, ma in solitudine e nella direzione opposta, con nelle orecchie a tutto volume un brano del pur mediocre album dei Sophia, People Are Like Seasons. È ovvio che in tutto questo tempo non ho mai ripensato a quell’episodio, ieri invece manifestatosi all’improvviso nel mio ricordo, né ho alcuna voglia di interrogarmi su un eventuale significato simbolico del suo tornare presente in una situazione quasi del tutto inversa rispetto a quella vissuta in una calda notte di due anni fa.

Come però questi ricordi emergono all’improvviso, così restano quiescenti per la maggior parte del tempo, in assenza di un episodio o di qualche pur vaga associazione mentale. Allora, questa volta voglio fermare subito nella parole il ricordo e la musica che mi ha accompagnato nel ritorno a casa in una serata di inizio giugno, ancora sorprendentemente fredda, con mio grande piacere. Così, mentre il freddo e l’umidità lasciata dalla pioggia del tardo pomeriggio condensavano il mio respiro, probabilmente per l’ultima sera prima dell’estate, ho lasciato avvolgere dalla musica di Helios, calda, suadente ed aspra al tempo stesso, i tanti pensieri ed interrogativi, preoccupazioni prossime, paure più o meno ingigantite e la solita, inevitabile crasi tra le troppe insoddisfazioni in me sempre latenti ed i non molti motivi reali di appagamento. Mi sono allora lasciato trasportare dalle note soffuse delle tante belle composizioni presenti in Eingya (Type 2006) e soprattutto dalle note dolcemente stillate dal pianoforte di Keith Kenniff, mentre la città sonnecchiava intorno a me ed io aspettavo, chissà, un qualche conforto a paure evanescenti o risposte ad interrogativi sempre più concreti o più semplicemente che solo il sonno e la quiete notturna diradassero pensieri troppo insistenti.

Non so se prima o poi avrò motivo di ricordare questa serata così fresca di inizio giugno con il corredo mental-musicale di Helios, ma per intanto affido alla parola il compito di custodirne la memoria della solita, forse eccessiva, ma in fin dei conti placida introspezione.  

paper tiger: helios – eingya [type 2006]

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Una risposta a “paper tiger

  1. francesco23 12 giugno 2006 alle 11:17

    capito qui per caso e anche io per caso ieri sera ascoltavo il disco di helios. era il primo ascolto, l’ho trovato decisamente adatto alla serata di ieri. e comunque un disco notturno e soffuso e io amo dischi notturni e soffusi.

    e ora ascolto, incantato, dalla tua radio-blog devics.

    si sta bene qui, si respirano tanti begli ascolti e amore incondizionato per la musica. ripasserò.
    francesco
    ps si conosce anche nuova bella musica. caroline non l’avevo mai sentita, ora vado alla ricerca di ulteriore materiale.

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