Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: luglio 2006

warm july

Ammetto di sentirmi piuttosto spaesato, da buon abitudinario qual sono, mentre cerco di organizzare l’imminente partenza: sarà forse per la particolarità (e novità) in essa insita, oppure, ancor più probabilmente, per questo mese di luglio ormai alla fine, trascorso quasi per intero in una condizione per me inedita ma in fondo del tutto naturale, tra i molti "alti" e qualche "basso", dai quali finisce per essere caratterizzata quasi ogni situazione di vita.

Non mi va di tracciare consuntivi, come se le ultime tre settimane potessero esser poste sui piatti di una bilancia, sono semplicemente trascorse, fin troppo rapidamente, come sempre avviene con le cose piacevoli, al di là delle mie perenni piccole scontentezze o pretese, tutto sommato trascurabili se rapportate semplicemente a quello "spirito" che da questa sera ed ancor più da domani mi mancherà davvero tanto. E non certo soltanto per la forza dell’abitudine, ma per tante piccole cose che hanno caratterizzato questi giorni: le piccole attese, le sensazioni della quotidianità, la gioia nel fare (e dare) il più possibile di me stesso, e ancora semplici sguardi, piccole riflessioni estemporanee a volte originate da momenti quasi insignificanti, e tante altre piccole e grandi condivisioni, quasi possibili proiezioni di una vita desiderata, da realizzare prima o poi (non troppo poi….).

Al momento, non riesco ad aggingere altro, né voglio farlo: soltanto custodisco dentro me il ricordo di questi giorni – e lo conserverò di sicuro a lungo – per quanto già la nostalgia sembri prendere il sopravvento sulla gioia, come sempre molto pacata. Altre esperienze da ricordare sono appena dietro l’angolo, già lo so, ma in questo momento mi sento così trasognatamente soddisfatto da stentare più di sempre a raccogliere le idee per il prossimo viaggio, che pure non richiede preparativi particolarmente complessi. È strano, in fondo, che al di là di una certa inevitabile tensione che precede e accompagna i miei spostamenti (e questo ancor di più), la consapevolezza dei gravosi impegni che mi accompagneranno lontano di qui contribuisca a considerare come la mia vera "vacanza" di quest’anno non quella contrassegnata dai prossimi spostamenti, ma quella trascorsa nel luogo a me più familiare, nel corso di questo indimenticabile mese di luglio.

warm july: sodastream – reservations [trifekta 2006]

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mistakes

Cd ormai ricoperti da una sottile patina di polvere; canzoni che lasciano il segno e ciclicamente ritornano, suscitate da semplici casualità o da invariabili riflessioni. Così mi è successo un paio di giorni fa, mentre, poco dopo aver trovato tre brani di una performance radiofonica di uno dei miei autori preferiti del momento, il canadese Barzin. Di quei tre brani, uno era una cover di un pezzo che non ascoltavo da qualche tempo, uno appunto di quelli capaci di scavare dentro e far riflettere: si tratta di Mistakes dei Tindersticks. È alquanto strano che proprio poco tempo fa avevo fatto riferimento ad un altro brano compreso nello stesso album (Tindersticks II), e più precisamente a Travelling Light, splendido duetto con Carla Torgerson della voce, sempre intensa e profonda, di Stuart A. Staples, tornato alla mia mente proprio a margine del nuovo album dell’ormai ex cantante dei Tindersticks. Ascoltare il brano reinterpretato da Barzin, al di là delle evidente differenze stilistiche, ma nella sostanziale comunanza del mood, è stata l’occasione per riprendere in mano quell’album e riascoltare entrambi i brani originali e lasciarmi tentare dall’immediato confronto tra le due versioni di Mistakes, che qui ripropongo, senza alcun giudizio di merito ma aggiungendo soltanto come ancora “senta” dentro di me profondamente quel vecchio brano, così come gli interrogativi e le inevitabili introspezioni che esso porta con sé, tanto nell’oscuro ed  elegante cantato di Staples, che in quello solo in apparenza distaccato, ma per nulla meno intenso, dell’ottimo Barzin. 

Mistakes I’ve made
I know I’ll live with them all my life
Mistakes I’ve made
Like the one
You know the one
And I had my strings cut
I went flying around
And I had my strings cut
I wasn’t coming down

These days I’m only happy when I cannot move
These days I’m only happy when I’m tied down
Next to you
Not with my strings cut
When I’m flying around
Not with my strings cut
When I’m not coming down

Mistakes I’ve made
I know I’ll live with them all my life
Mistakes I’ve made
Like the one
You know the one
And I had my strings cut
I went flying around
And I had my strings cut
I wasn’t coming down

 

mp3: Mistakes (Tindersticks, 1995)Mistakes (Barzin – Live at CRFU Radio, 22.3.2006)

mistakes: tindersticks – tindersticks ii [this way up 1995]

open the blinds

Beh, sarà l’indolenza che di solito si reputa connaturata al clima caldo, sarà la crescente pigrizia mentale di fronte agli ultimi giorni da trascorrere in città prima dei preventivato spostamenti e prima delle pressanti incombenze all’orizzonte; fatto sta che anche il blog ultimamente langue non poco, per quanto non mancherebbero cose da dire e considerazioni su tanti aspetti della vita personale o della realtà circostante. Allora, non poteva essere altro che la musica a convincermi a lasciare qualche breve nota, per segnalare questo cantautore timido e delicato con la cui musica sono entrato in contatto da poco più di una settimana, in seguito alla mia solita, cronica e razionalmente ingiustificata ricerca di nuovi ascolti.

L’artista in questione risponde al nome di Tamas Wells, è australiano ed ha al suo attivo già due album, A Mark On The Pane (2004) e A Plea En Vendredi (2006), entrambi editi dall’etichetta Popboomerang. È semplicemente un cantautore, dal songwriting classico e dalle melodie pulite, le cui ambientazioni sonore, sospese tra delicati accenti folk e pregevoli innesti romantici, disegnano paesaggi quieti bucolici, raccontando storie semplici con grazia non comune. Il cantato sempre soffuso ed i toni smorzati possono far venire alla mente alcuni degli episodi più intimisti e piani di Sufjan Stevens e soprattutto i piccoli gioielli di melodia folk creati da Iron & Wine. Solo con la chitarra ed il pianoforte, Wells riesce infatti nell’impresa, per nulla agevole nello sterminato panorama cantautorale, di dar forma a canzoni lievi ed agili, che si fanno ascoltare con piacere, scorrendo leggiadre ma comunicando la forza della sensibilità con la quale sono state create e suonate. Pur tra i mille e più cantautori in circolazione Tamas Wells è uno di quelli in grado di colpire fin dal primo ascolto, come pochi altri ascoltati nel corso degli ultimi mesi: laddove Imaad Wasif, per esempio, ci è riuscito con la vibrante profondità della sua interpretazione, Wells ci riesce con l’estrema grazia e delicatezza profusa in tutti i suoi brani che, costruiti quasi tutti su accordi essenziali, sembrano davvero prodotti dalle sue emozioni, così quasi sussurrate nella penombra con limpida e sommessa pacatezza. 

http://www.tienanmin.com/tamaswells/ 

mp3: Vendredi (Waiting Where You Can’t See), Opportunity Fair 

open the blinds: tamas wells – a plea en vendredi [popboomerang 2006]

all that shined

In questi giorni, la mia vicinanza intellettuale al popolo francese e a molte delle sue espressioni artistiche credo sia più impopolare del solito. Fatto sta che in ambito musicale indipendente la Francia vive un fermento che qui in Italia nemmeno ci si sogna, non solo per il gran numero di artisti, attivi in prevalenza tra cantautorato e post-rock, ma anche e soprattutto per la vivacità di strumenti a disposizione di artisti, spesso giovani ed alle prime armi, per diffondere e promuovere le proprie opere.

In questo, le varie webzine e netlabel francesi sono sempre molto attente (qualcuno dirà certamente per il solito sciovinismo dei nostri cugini d’oltralpe) a produzioni locali, tanto che capita spessimo di imbattersi in compilation in mp3 o pubblicazioni online di artisti con pochi mezzi e molta buona volontà. Tra questi avviene spesso di scoprire opere molto valide, com’è avvenuto in tempi più o meno recenti con Arman Méliès, LunDi, Immune, Encre, A Place For Parks, Tara King Th. e tanti altri ancora, tra i quali, da ultimo, con la mia conclamata fissazione del momento, Flowers From The Man Who Shot Your Cousin.

Quest’ultima la devo a quella fucina di buone segnalazioni che è il blog collettivo Songs To The Sirens, legato all’etichetta Another-Record: si tratta di Secret Name, progetto dalle sembianze cantautorali di tal J.L. Prades, artista sperimentale a me sconosciuto, attivo, a quanto pare sotto il moniker Imagho. Alla fine dello scorso anno, Secret Name ha realizzato in proprio un demo di sei brani, liberamente scaricabili, dai toni oscuri ed intensi, pieni di quell’intensità romantica, speso prorpia degli autori francesi. Di questi brani, almeno un paio mi hanno colpito al primo ascolto, rivelandomi un’artista sensibile e delicato che mi fa piacere cercare di promuovere, nei limiti dei mezzi a mia disposizione, senza aggiungere molto di più, ma lasciando che sia la sua musica a parlare a quanti avranno la curiosità di andarla a scoprire. 

http://versus.asso.free.fr/secret%20name/demo/secretname_demo.html

all that shined: secret name – démo [self released 2005]

vito’s ordination song

Giorni importanti e momenti d’attesa, eppure trascorsi nella tranquilla consapevolezza dell’assoluta naturalità dei prossimi eventi, che spoglia queste ultime ore di qualsiasi febbrile ed effimera esaltazione, condizione che peraltro non mi è mai appartenuta.

È quasi buffa e nemmeno voluta la coincidenza per cui la mia attesa per qualcosa d’importante è ben diversa da quella che oggi anima molte altre persone. Non intendo certo stilare una gerarchia di valori tra eventi di portata più o meno generale e semplici ma siginificative questioni personali, né tanto meno esprimere il mio punto di vista, come di consueto non allineato ed ampiamente minoritario (un po’ da "bastian contrario", lo riconosco), rispetto a ciò che oggi catalizza l’attenzione dei più.

Anch’io attendo la serata di oggi, e con essa tutti i giorni che seguiranno di qui alla fine del mese: tra poco inizierà il mio avvicinamento ad essa, lento e graduale come tutto è stato finora, così da essere assaporato al meglio. Allora, pieno di soddisfazione e buoni propositi, ma anche conscio della responsabilità che tutto ciò reca con sé, vado incontro a un’esperienza per me del tutto nuova, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E, forse, queste sensazioni stanno proprio a dimostrare che per me è davvero così, mentre, guarda caso, mi riesce quasi inevitabile canticchiare nella mia mente…  

Rest in my arms,
sleep in my bed,
there’s a design

vito’s ordination song: sufjan stevens – michigan [asthmatic kitty 2003]

no man’s land

Il tempo per la musica sembra sempre mancare per chi, come me, non riesce a farne a meno quasi in nessun momento della vita; i miei ascolti compulsivi mi accompagnano ormai indifferentemente nei tragitti cittadini diurni e notturni, mentre mi addormento e perfino mentre lavoro (con sicuro grande detrimento della mia “produttività”). Insomma, anche se un po’ a fatica, riesco ancora a tener dietro agli ascolti, mentre più difficoltoso è trovare il tempo per lasciare qualche appunto sui dischi che mi impressionano favorevolmente.

Allora, solo qualche riga veloce ed un paio di brani in download, per questa abbuffata di romanticismo che è l’album di Kaada, Music For Moviebikers, in uscita la prossima settimana per l’etichetta Ipecac.

In realtà, fino a qualche tempo fa non avevo mai sentito parlare di John Erik Kaada, che invece ho scoperto essere un musicologo, dj e compositore norvegese attivo in prevalenza nell’ambito delle colonne sonore, con alle spalle anche un album prodotto in tandem con Mike Patton dei Faith No More (Romances, Ipecac 2004). Quindi, il nome di Kaada non è per nulla nuovo nel panorama indipendente, anche se questo Music For Moviebikers sembra proprio un lavoro adatto a diffonderlo ampiamente, date non solo le sue qualità artistiche ma anche la sua potenziale fruibilità. Nelle sue tredici tracce, infatti, oltre a trasparire con evidenza l’attitudine verso la musica da colonna sonora (più o meno tra Morricone e Yann Tiersen), diversi passaggi sono ricchi di contaminazioni più “pop”, seppure innestate su un’impronta di base dalla grande prevalenza romantica, dominata dagli archi e dal pianoforte. Le atmosfere sono per lo più oscure ma illuminate, di volta in volta, dalla fioca luce di eterei cori femminili, perfettamente integrati, a mo’ di ulteriore strumento, con i vari violini che dominano i raffinati arrangiamenti di splendidi brani come Smiger e Celibate. Non mancano però passaggi più aspri ed oscuri e complessi (The Mosquito And The Abandoned Old Woman, In Hora Mortis) e nemmeno momenti che occhieggiano più compiutamente alla forma-canzone (Mainstreaming, Retirement Community), nei quali può sovvenire alla mente qualche analogia con Maximilian Hecker.

Comunque, al di là dei miei sempre incerti tentativi analitici, è un album che crea un’atmosfera piacevolmente ovattata e si lascia ascoltare volentieri, coniugando un gusto tipicamente nordico per l’utilizzo del pianoforte e di strumentazioni classiche negli arrangiamenti (non poi così distante dalle ambientazioni sonore dei Sigur Rós più orchestrali) ed un’aura da romanticismo un po’ decadente, concettualmente affine, seppur meno “malata” a quella del magnifico Drinking Songs di Matt Elliott.

www.kaada.no

mp3: Smiger; Julia Pastrana 

no man’s land: kaada – music for moviebikers [ipecac 2006]

my compilations: #27

Era già da un po’ di tempo che volevo procedere a compilare una nuova raccolta musicale che, dopo le derive elettroniche della precedente, tornasse ad essere caratterizzata dai più consueti suoni acustici/folk/cantautorali. Oltre che dai tanti brani nel frattempo appuntati mentalmente all’ascolto degli album nei quali essi sono contenuti, la “scintilla” per porre mano a questa raccolta è giunta soprattutto dal brano posto come suo incipit che, come ho già detto, è il mio
vero e proprio ”pallino” del momento e forse per questo mi ha ulteriormente invogliato a fissarne ancor di più il ricordo. Proprio da quel brano di Flowers From The Man Who Shot Your Cousin trae il suo titolo la raccolta che, come ormai consuetudine di questo blog, è disponibile da scaricare (divisa in due parti) per quanti fossero interessati o anche semplicemente incuriositi:

01. flowers from the man who shot your cousin – lay down your arms

02. sodastream – firelines

03. tapes – dance alone

04. joan of arc – free will and testament

05. j. tillman – ties that bind

06. imaad wasif – without

07. haley bonar – us

08. the broken family band – trouble

09. dexter’s moon – (fucked-up) love story

10. mojave 3 – most days

11. great lake swimmers – where in the world are you

12. tanakh – 5 am

13. adem – crashlander

14. tunng – sweet william

15. shearwater – sing little birdie

16. this melodramatic sauna – stronger strongest

17. vetiver – no one world

18. the lancaster orchestra – we’re all gonna die

19. big eyes family players – sunday jacket

20. the r.g. morrison – night falls (edit)  

[rafcd27]   

download: tracks 1-10tracks 11-20

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