Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

i write summer songs for no reason

Beh, è un po’ di tempo che non parlo di musica, argomento in assoluto predominante su queste pagine. Dopo la pausa agostana e la conseguente assenza di novità discografiche, sono già tornato a fagocitare novità, alcune delle quali anche piuttosto apprezzabili, come nel caso dei nuovi lavori di Damien Jurado, Max Richter e July Skies, mentre altre interessanti si profilano all’orizzonte. Non so se di questi dischi avrò tempo e voglia di parlare in futuro, vista la scarsità del tempo a disposizione, ma magari sarà il caso, come questa volta, di evitare la mia solita logorrea musicale e procedere a segnalazioni più concise e forse efficaci.

Nel frattempo, però approfitto per ricapitolare brevemente gli ascolti più frequenti delle ultime settimane, nelle quali, nonostante l’astinenza da novità, ho almeno avuto modo di assaporare alcuni dischi in maniera approfondita come da tempo non mi capitava.

 

alexi murdoch – time without consequence [zero summer 2006]

Non conoscevo questo cantautore scozzese: le sue ballate drake-iane, delicate e intense, sono state una piacevolissima sorpresa.

 

bonnie prince billy – the letting go [domino 2006]

Will Oldham non lo scopro certo io, ma questo la scrittura “lieve” e gli arrangiamenti ariosi di questo suo ultimo lavoro, mi hanno davvero colpito.

 

 

thousand & bramier – the sway of beasts [arbouse 2006]

Questa band, invece, l’ho scoperta quasi per caso: so ben poco a riguardo, se non che proviene dalla Francia e che quest’album racchiude dieci piccole gemme di un folk romantico e minimale, che a tratti mi ha fatto pensare a James Yorkston.

 

the mountain goats – get lonely [4ad 2006]

È strano come non fossi finora mai riuscito ad apprezzare troppo le opere di John Darnielle, aka The Mountain Goats: ebbene, nonostante qualche mia piccola ritrosia iniziale, “Get Lonely” mi è davvero piaciuto, rivelandomi tardivamente un autore capace di ballate fluide e varie.

 

glen hansard and marketa irglova – the swell season [plateau 2006] 

Glen Hansard era la mente e la voce dei Frames, band irlandese che riconosco di non aver mai seguito con particolare attenzione. Qui si presenta affiancato dalla musicista classica ceca Marketa Irglova, ed il risultato è un album affascinante che coniuga folk cristallino e ballate intense con innesti strumentali “classici” e romantici, davvero notevoli.

Da questo breve elenco, sembrerebbe che la mia estate sia stata caratterizzata quasi soltanto da ascolti folk e cantautorali, ed in effetti è stato così, se ai nomi citati aggiungo Jason Molina, Sodastream, Travel By Sea, Tara Jane O’Neil e le costanti degli ultimi mesi, Imaad Wasif, Tamas Wells e Flowers From The Man Who Shot Your Cousin, sulle quali mi sono già espresso in precedenza. Ma non sono mancati nemmeno ascolti diversificati, favoriti dalla maggior quantità di tempo a disposizione, tra i quali vanno senza dubbio ricordati gli ottimi Workhouse, e poi Fell, One Second Bridge, Roommate…

Ormai di ritorno e con tanta nuova musica da ascoltare, è il momento di voltare pagina e gettarmi a capo fitto sui nuovi dischi, non dimenticando, tuttavia, quelli che in qualche modo hanno segnato la mia estate, ai quali sarà inevitabilmente legato il ricordo di quanto vissuto nelle ultime settimane.

 

i write summer songs for no reason: acid house kings – sing along with acid house kings [labrador 2005]

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