Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

as broken as you think

Si sa che col passare degli anni le preferenze musicali (e non solo) possono essere soggette a mutamenti a volte davvero notevoli, originati per lo più dall’evoluzione della sensibilità personale o dalla sua contestualizzazione in momenti e situazioni differenti. Eppure, a ben pensarci, il filo conduttore che lega espressioni artistiche tra loro in apparenza anche molto lontane non dipende soltanto dalla percezione personale ma anche da qualcosa come uno “spirito” comune sotteso all’approccio alla musica, a prescindere dalle forme nelle quali questo poi finisce per manifestarsi.

Mi capita spesso di riflettere su questa trasformazione di gusto e percezione nei confronti della musica: senza andare a scomodare le mie prime fissazioni adolescenziali per band quali Stone Roses e Charlatans, è sufficiente fare un raffronto tra la mia totale immersione, non più di quattro-cinque anni addietro, in quello che è ormai comunemente individuato come post-rock emotivo (con correlativa predilezione per lunghe suite strumentali e conseguente repulsione per la forma canzone convenzionale) e l’attuale, sempre più marcata, deriva verso forme sonore estremamente lineari, dal folk al cantautorato, nelle loro mille declinazioni, nelle quali ritrovo il piacere della melodia, dei suoni acustici, delle “canzoni”. Sembra strano, allora ricordare anche quando, ormai circa un decennio fa, in piena sbornia elettrica e distorsiva, giocavo con un caro amico ad etichettare band poco incisive dal punto di vista rumoristico con l’espressione “non hanno i soldi per il distorsore!”. Tuttavia, nemmeno in quel periodo nel quale avrei dovuto aderire allo stereotipo del “brutto, sporco e cattivo”, sono mai entrato in quell’estetica a me così poco adatta, forse per la mia mania dell’ordine e della precisione – nonché della pulizia – oppure per quell’apparenza “da bravo ragazzo”, che tanto poco si confaceva a quella filosofia e della quale sarebbe stato obiettivamente difficile liberarsi.

Ci stavo pensando proprio qualche settimana fa, quando mi sono imbattuto in una delle poche fotografie disponibili del giovane autore qui a fianco, tal Robert Edwards, elegantemente (ma non credo senza la giusta dose d’ironia) ritratto sulla sua pagina myspace. Se un nome abbastanza comune come Robert Edwards dice ben poco, non molto di più, almeno al grande pubblico, dirà pure il moniker sotto il quale questo ragazzo originario del nord dell’Inghilterra produce una musica che lui stesso efficacemente definisce “dreamy dusty pop”, ovvero The Library Trust.

The Library Trust si era già segnalato, sul finire dello scorso anno, per un e.p. di quattro brani dall’accattivante titolo di “Build Your Own Snowglobe”, pubblicato dalla Static Caravan. Di quelle quattro brevi composizioni, sognanti ma venate di sottile malinconia, tre sono state di recente riproposte, insieme ad altre cinque composizioni inedite, in un mini album, “The A to Z of Mathematics”, che mi ha costantemente accompagnato nelle ultime settimane, dense di impegni, dubbi, tensioni e persino di soddisfazioni e serene conferme.

Ancora una volta, dei lineamenti acustici di questi brani e della loro indole genuinamente pop, mi ha particolarmente colpito la semplicità e la capacità comunicativa sottesa al romanticismo della narrazione di piccole storie, fatti e sentimenti delicati (“My Town On TV”, “Full Of Science”), racchiusi, grazie alla dolcezza e alla sobrietà espressiva di Edwards, in otto gemme cantautorali, che sembrano non possedere nessuna caratteristica per stupire, eppure ogni volta lasciano senza parole, a contemplare la loro sottile grazia. Quasi senza che me ne accorgessi, le loro melodie hanno preso a circolare nella mia testa in diversi momenti della giornata e, non a caso, ho scelto l’ascolto di questo mini album per “consacrare” un momento importante, per quanto da me come sempre fin troppo sottovalutati. Erano giorni che ripassavo mentalmente i versi della splendida “As Broken As You Think”, attribuendo loro interpretazioni diverse a seconda del momento, cogliendo sfumature ed espressioni di notevole efficacia: e così l’ascolto di questi brani in quel particolare momento era determinato anche dall’attesa che, in quello che è l’ultimo brano di “The A to Z of Mathematics”, Edwards arrivasse a cantare “you’re not as broken as you think, step into the wind, step into the wind” per farmi quasi commuovere canticchiando in maniera liberatoria questo lieve ritornello. E poi, spontaneo è stato il collegamento tra il contesto nel quale stavo ascoltando il brano, la foto di Edwards e il fatto che ben presto avrò più di un motivo per indossare (ahimé) molto più spesso la cravatta. Appunto, “brutto, sporco e cattivo” non lo sono stato mai, ma ora la musica di The Library Trust rappresenta fedelmente il mio essere attuale e anche quello dell’immediato futuro: se quindi le predilezioni musicali si modificano nei loro connotati estrinseci, ora come molti anni fa e probabilmente ancora di più posso affermare di “essere ciò che ascolto” o, meglio, che la musica rappresenta in ogni momento ciò che sono.

 

download: The A to Z of Mathematics

http://www.thelibrarytrust.co.uk/

http://ww.myspace.com/thelibrarytrust

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