Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

disconnection notice

Proprio in questi giorni nei quali avrei avuto un po’ più di tempo da dedicare alle mie varie e sin troppo assorbenti occupazioni parallele, mi sono trovato per lungo tempo impedito nell’accesso alla rete per un banale problema tecnico che mi ha isolato per qualche giorno. A questo si aggiunge, poi, la preventivata assenza di qui al fine settimana, del quale approfitto per un breve ma certamente salutare “cambiamento d’aria”. Non che non riesca a vivere disconnesso dalla rete, anzi stare lontano per un po’ non può che favorire la cura di più proficui interessi, anche se da buon abitudinario, ammetto di aver provato un certo disagio nel vedere il mio povero computer ridotto a nulla più che un solitario mezzo di riproduzione musicale.

Insomma, laddove a indurmi a segnalazioni musicali telegrafiche (ma forse non meno efficaci dei miei soliti sproloqui…) nei mesi passati erano impegni “seri”, adesso è stata la scarsa propensione ad analisi troppo approfondite, cui, al di là delle difficoltà tecniche, va aggiunta la voglia di parlare, seppur stringatamente, di un maggior numero di dischi presenti tra i miei recenti ascolti. Allora, ecco qui un assaggio della musica che certamente mi accompagnerà nei prossimi giorni lontani da luoghi sempre monotonamente identici a se stessi e anche dalla mia sfera comunicativa virtuale: 

 

rivulets – you are my home [important 2006]
Terzo album per Nathan Amundson e nuova ottima prova del suo malinconico slow-core. La sua limpida vena cantautorale si sviluppa in armonia evocando in qualche brano addirittura Mark Kozelek, mentre permangono emotivi asprezze elettriche nelle quali permane l’ispirazione dei Low, nonostante non vi sia più in quest’album la produzione di Alan Sparhawk, qui sostituita da quella di Bob Weston, che collabora pure al disco insieme a Chris Brokaw, Jessica Bailiff e Christian Frederickson (Rachel’s).

 

hammock – raising your voice… trying to stop an echo [darla 2006]
Come costruire su basi ambientali eteree stratificazioni shoegaze e paesaggi dilatati che spaziano dagli Slowdive e dai Cocteau Twins ai Sigur Rós e agli Epic45, passando ovviamente per Pan American, Helios ed affini: una formula musicale davvero capace di rapire, riempiendo di pathos e movimento un’originaria impronta ambient-slowcore.

 

reigns – styne vallis [jonson family 2006]
Il loro album dello scorso anno era stata una delle migliori proposte in ambito post-rock, qui i Reigns ritornano con la loro personale formula che rielabora tessiture post-rock atmosferiche, spunti elettronici e innesti strumentali, tra i quali spiccano quelli di pianoforte. Le atmosfere possono facilmente richiamare quelle dei Mogwai più pacati e soprattutto degli Hood, alleviando in parte la nostalgia per il lungo silenzio della band di Leeds.

 

in the pines – in the pines [second nature 2006]
Una strana miscela di folk e componenti orchestrali alternativamente aspre e romantiche: sul versante folk, il paragone più prossimo potrebbe essere quello con gli ottimi Amandine, ma a tratti viene da pensare a costruzioni non così distanti dai Silver Mt. Zion, sulle quali si innesta però uno spiccato gusto per dolci melodie e una forma cantautorale ricca e armonica.

 

prince valium – andlaus [resonant 2006]
Quello tra Islanda e Resonant Label è un binomio frequente ma che ogni volta produce ottimi frutti: questa band al debutto presenta i consueti sfondi ambientali nordici, arricchiti da pulsazioni elettroniche e rielaborazioni chitarristiche che fanno pensare al caldo minimalismo metropolitano degli ultimi Yellow6. Un album sospeso tra sogno e realtà, senza dubbio destinato ad accompagnare molte notti invernali col gelido tepore del suo battito vitale.  

 

detektivbyrån – hemvägen e.p. [danarkia 2006]
Piccola delizia di folk nordico, ma non priva di pertinenti richiami mitteleuropei, tra fisarmoniche e archi a profusione, ritmi accattivanti e un paio di più quieti passaggi al pianoforte. Siamo all’incirca dalle parti delle recenti produzioni dei Múm più attenti ai suoni folk elettro-acustici che non a quelli elettronici.

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2 risposte a “disconnection notice

  1. francesco23 7 dicembre 2006 alle 10:33

    detektyvbyran li avevo citati anche io qualche giorno fa sul mio blog. mi piacciono molto. secondo me, più che dalle parti dei mùm si muovono verso yann tiersen.

    prince valium è il mio prossimo ascolto, senza dubbio.

    annelies monseré: l’ho scoperta stamattina. cerca il suo myspace, ti piacerà.

  2. raffaello 11 dicembre 2006 alle 23:50

    Rispondo al commento con un po’ di ritardo… 1. Detektivbyrån sono stati davvero una piacevole scoperta, carpita tra le migliaia di segnalazioni rinvenibili su last.fm; posso convenire che almeno i loro brani più lenti rimandino un po’ a Tiersen, ma la loro impronta mi sembra decisamente più incline a un giocoso folk tra nord ed est Europa.
    2. Prince Valium sono molto orientati sull’elettronica, ma credo siano un’altra band islandese che ti piacerà: conoscendo i tuoi gusti, recupera poi anche l’album di Mar del quale parlavo qualche tempo fa, in caso ti fosse sfuggito.
    3. Di Annelies Monseré mi aveva colpito qualche brano del suo primo (e al momento mi pare unico) album di un paio d’anni fa: evocativa e minimale, a volte forse troppo però, il che tende a rendere un po’ ostico il suo ascolto. Non male, comunque.

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