Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

hjartað hamast

Non è una novità che mi affidi alla parola, quasi cercando in essa un rifugio, soprattutto quando ho voglia di esternare sensazioni non positive, quando sento la necessità di esprimere qualcosa che non va come nella mia mente dovrebbe. Non c’è nulla di inedito nemmeno nel fatto che in momenti come questi affiorino nella memoria ricordi e sensazioni provate molto tempo fa e con esse, immancabili, i veicoli emotivi che le trasportavano su note dal sapore ormai antico ma dal significato fin troppo attuale. Sta di fatto che queste sono le rare occasioni nelle quali sento impellente la necessità di andare a riprendere almeno alcuni dei brani che, dopo tanto tempo, tornano a ricordarmi situazioni o modi di essere dai quali, pur con le dovute proporzioni, sembra quasi impossibile affrancarsi.
Sarebbe facile sostenere che ciò dipende dal fatto che a quell’epoca ascoltavo in un mese all’incirca lo stesso numero di dischi che oggi capita di ascoltare in un giorno; ma forse la ragione è anche da ricercarsi nella diversa concentrazione e dal diverso modo di vivere la musica (e non solo), perché alla fine è quasi inevitabile restare legati alle esperienze e alle emozioni del periodo adolescenziale. Peccato però che troppo spesso, almeno per certi aspetti, mi sembri di avere ancora quindici anni e di averli avuti per tutti gli altri quindici da allora trascorsi…
Allora, c’è ben poco da meravigliarsi se in momenti del genere torno a sfiorare cd ormai polverosi, recanti date dei primi anni ’90, oppure se ne recupero altri un po’ meno risalenti, il cui ricordo è sempre contrassegnato dal medesimo approccio di quegli anni, dallo stesso acuto bisogno di soddisfare un animo che solo più tardi avrei capito essere incontentabile.
È così anche per questo brano degli amati Sigur Rós, che ogni volta non cessa di lasciarmi con gli occhi lucidi e che ora sembra in un certo senso chiudere il cerchio iniziato con il primo post di questo blog. Certo, il brano è ben più recente rispetto a quelli dei vari My Bloody Valentine, Charlatans, Tindersticks, Inspiral Carpets che adesso riaffiorano da chissà quali remoti recessi mentali, ma in fondo anche all’epoca della sua uscita, continuavo ad avere quindici anni….

Hjartað Hamast
Eins Og Alltaf
En Nú Úr Takt Við Tímann
Týndur Og Gleymdur Heima Hjá Mér
Alveg Að Springa Í Gegnum Nefið
Sný Upp Á Sveitta Sængina
Stari Á Ryðið Sem Vex Á Mér
Étur Sig Inní Skelina
Stend Upp Mig Svimar
Það Molnar Af Mér
Ég Fer Um Á Fótum
Geng Fram Hjá Mér
Klæði Mig Nakinn
Og Fer Svo Úr
Vakinn En Sofinn
Sef Ekki Dúr
Hjartað Stoppar
Hreyfist Ekki
Kem Gangráð Fyrir (Sem Ég Kingi Og Fel)
Finn Startkapal (Og Kveiki Í Mér)
Sé Allt Tvöfalt (Tvöfalt Svart)
Kerfisbilun (Heilinn Neitar)
Held Áfram Að Leita
Óstjórnandi (Upplýsingar)
Þarf Aftur Að Mata (Mata Mig)
Tala Upphátt Og Ferðast Inni Í Mér Leita
Ég Leita Af Lífi Um Stund
Ég Stóð Í Stað
Með Von Að Vin Ég Vinn Upp Smá Tíma
Leita Að Ágætis Byrjun
En Verð Að Vonbrigðum
The Heart Pounds
As Always
But This Time Out Of Rhythm With Time
Lost And Forgotten At Home
Going To Explode Through My Nose
Turn Myself To The Sweaty Covers
Stare At The Rust That Grows On Me
Eats Itself Into The Shell
I Stand Up I’m Dizzy
I’m Crumbling Away
I Walk Around On My Feet
Walk Past Myself
Clothe Myself Naked
And The Take It Off
Woken Up But Put To Sleep
I Don’t Sleep A Bit
The Heart Stops
Doesn’t Move
I Insert A Pacemaker (That I Swallow And Hide)
I Find A Start Cable (And Turn Myself On)
See Everything Double (Double Black)
System Failure (The Brain Refuses)
I Continue To Look
Uncontrollable (Information)
I Have To Feed (Feed Myself)
I Speak Out Loud And Travel Inside Myself Searching
I Search For Life For A While
I Stood In My Place
With Hope As My Friend I Make Up Some Time
I Look For A Good Beginning
But It Becomes Disappointment

leita að ágætis byrjun en verð að vonbrigðum… 

hjartað hamast: sigur rós – ágætis byrjun [fat cat 2000]

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2 risposte a “hjartað hamast

  1. hengie 14 dicembre 2006 alle 18:29

    ci sono canzoni o album che più di altri ci restano impressi, legati a situazioni o a periodi particolari… i momenti in cui recupero album molto “vecchi” sono rarissimi (forse anche perchè i miei gusti sono cambiati in maniera spaventosa da qualche anno a questa parte, quindi non riuscirei ad apprezzare quasi nulla di tutto quello che ascoltavo una volta).
    però effettivamente quando mi capita di riascoltare qualche specifica canzone del passato (prossimo o remoto) che ha un significato speciale per me, mi perdo in pensieri malinconici…

    [a proposito di quel che dici sui quindici anni, proprio oggi parlavo del fatto che recentemente mi sento addosso troppo spesso una spaventosa sindrome di peter pan…]

  2. raffaello 15 dicembre 2006 alle 16:41

    Sul recupero di album vecchi, a volte mi dolgo quasi di quanto sia letteralmente “sommerso” dalle novità, ma è una rarità assoluta anche per me, che pure si verifica soltanto in certi rari momenti. E anche se i gusti con gli anni sono soggetti a cambiamenti, il più delle volte il contenuto “emotivo” della musica e il suo essere indissolubilmente legata a un periodo della vita prevale di gran lunga sulle considerazioni “estetiche” o sulle preferenze attuali.
    Per quanto riguarda invece la “sindrome di Peter Pan”, forse confonderò cose che non c’entrano niente le une con le altre, ma la comunanza di questa situazione mi fa pensare come essa possa essere non del tutto aliena dalla perenne indefinitezza di situazioni di studio/lavoro che, pur con le dovute differenze, sembrano analoghe al periodo della “formazione” che poi dovrebbe essere quello adolescenziale e poco oltre, mentre qui la “formazione” (o meglio, le aspettative di qualcosa di stabile) non conosce mai fine, e con essa questa strana “adolescenza dello spirito”.
    Per chiudere il cerchio, sarà poi il caso di citare per l’enensima volta la frase di Nick Hornby, secondo cui chi è troppo proteso verso le emozioni, la musica, i libri, il cinema etc. non riesca mai ad essere “semplicemente contento”, e da essa giungere alla considerazione che la scontentezza è condizione diffusa proprio nel periodo dell’adolescenza.

    [mi sa che di questo passo potremmo giungere a conclusioni piuttosto preoccupanti!]

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