Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

the moon versus the sea

La sempre crescente miriade di gruppi musicali attualmente in attività obbliga sena dubbio chi crea e suona musica a notevoli sforzi fantasia nella scelta dei nomi con i quali proporsi al pubblico per farsi riconoscere. Così, capita spesso che si vada alla ricerca di nomi particolari, capaci di colpire subito l’attenzione degli appassionati di musica e di restare impressi nelle loro menti.

Non posso negare l’efficacia di simile scelta poiché mi è capitato di avvicinarmi ad una band solo per la curiosità in me suscitata dal suo nome o dal titolo di un suo lavoro.

Non sempre però i nomi dei gruppi risultano attraenti ed a volte possono essere persino fuorvianti, come nel caso di quello di cui mi accingo a parlare, da me di recente scoperto attraverso la playlist del 2005 del cantautore inglese Adrian Crowley. Cosa sarebbe infatti spontaneo immaginare di trovare nella musica prodotta sotto il nome Hulk? Distorsioni metalliche, ritmiche aggressive, impatto sonoro violento? Nulla di tutto ciò, ovviamente, altrimenti non starei qui a parlarne.

Sotto le sembianze dell’energumeno verde si celano infatti calma, delicatezza ed un sapiente intreccio tra romantico classicismo e sognante indietronica ambientale. Silver thread of ghosts (Osaka Records 2005), primo album di Hulk – progetto solista del produttore irlandese Thomas Haugh – presenta undici tracce interamente strumentali, attraverso le quali drone e loop elettronici dalle sembianze oscure (Elephant memory, Star bed) si alternano a passaggi acustico-orchestrali, realizzati con il contributo di strumentazioni “reali” quali basso, violoncello e chitarra acustica (The moon versus the sea, Photographs, We ran). Il prodotto è un album dall’impronta elettronica molto netta, eppure temperata da tante variazioni sul tema, reminiscenti ora atmosfere ambientali alla Pan American, ora una soffusa malinconia che l’iteratività delle composizioni di Haugh riempie di pathos ed emozione, senza però mai eccedere nella prolissità. Sono proprio queste le qualità che distinguono e rendono degno di nota un lavoro che pure si colloca in un solco musicale ormai già ben profondo: Silver thread of ghosts è infatti uno di quegli album dai quali farsi avvolgere e quasi ipnotizzare quando scende l’oscurità e ci si rifugia al caldo, lasciandosi dolcemente cullare, immersi nelle sue note.

Consigliato a tutti coloro che nell’anno appena trascorso hanno amato i lavori di Colleen, Deaf Center, Murcof.

http://www.osaka.ie/  

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