Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: gennaio 2007

how to be perfect men

Nel corso dell’ultimo anno, complici impegni lavorativi e di studio nonché distrazioni virtuali varie, il mio abituale numero di libri letti ha subito purtroppo un drastico calo, scendendo dagli oltre trenta degli anni precedenti a una dozzina scarsa in quello appena trascorso. Certo, non è solo il numero che conta, se è vero che buona parte dei romanzi letti di recente sono stati lunghi o impegnativi, ma proprio per cercare di migliorare un ritmo di lettura tuttora molto blando, ho pensato bene di iniziare il nuovo anno con qualcosa di solo apparentemente leggero, così ho scelto di dedicarmi a uno dei romanzi che ancora mi mancavano dell’ottimo Nick Hornby, autore a me molto caro proprio per quanto riguarda il mio approccio alla lettura (e non solo), oltre che per il suo stile dolce-amaro, giocoso eppure tristemente serio, con cui è capace di descrivere debolezze e contraddizioni di una realtà contemporanea in fondo piuttosto vicina.

Man mano che le storie di Hornby “crescono”, affrontando problemi e situazioni di crescente complessità, la sua leggerezza lascia trasparire sempre più spesso spunti di riflessione, facilmente interiorizzabili e rapportabili a momenti concreti di un’incerta quotidianità. Parallelamente, i personaggi passano dalla cronica scontentezza di una post-adolescenza troppo prolungata alla disillusione e alla consapevolezza dell’inevitabilità di un’esistenza imperfetta, nella quale l’accettazione del male minore diventa l’unica via percorribile per non macerarsi inutilmente, distruggendo anche quel poco di felicità che si può aver ottenuto.

Sarà la coincidenza di aver letto alcuni dei libri di Hornby in determinati momenti della mia vita, ma non posso evitare di rapportare una certa mia evoluzione di pensiero al cambio di problematiche in essi trattate. È stato così anche stavolta, mentre già da tempo riflettevo su quella che sempre più spesso mi capita di descrivere come la transizione dall’insoddisfazione alla rassegnazione. Non che vada fiero di questo passaggio, tutt’altro, fatto sta che anche stavolta riflessioni, incertezze e paure varie sono state perfettamente incorniciate dalle storie descritte da Hornby, come per esempio in questo passaggio di “Come diventare buoni” che leggevo poche ore fa, quasi come involontario preludio all’ennesimo rinvigorimento delle mie insoddisfazioni, ormai non poi così fastidiose ma anzi sempre più declinanti verso una placida, ineluttabile rassegnazione.

Non chiedete a una persona con un coltello nella pancia che cosa la renderebbe felice; il punto non è più la felicità. Qui si parla di sopravvivenza: tutto sta nel decidere se estrarre il coltello e morire dissanguati o tenerlo lì dov’è nella speranza che, con l’aiuto della fortuna, il coltello stia bloccando l’emorragia. Volete un parere medico ufficiale? Il parere medico ufficiale è: tenetevi il coltello nella pancia. Davvero.

how to be perfect men: songs:ohia – axxess & ace [secretly canadian 1999]

follow the train of thoughts

Quest’uomo è semplicemente un genio folle.

Per chi non lo conoscesse, è Laurent Girard, titolare da ormai otto anni del moniker Melodium, sotto il quale realizza un numero di uscite tale da rendere veramente difficile stargli dietro.

Il mio primo impatto con Girard risale al 2002, ai tempi di “A Possibile Way Of Spending Time”, suo secondo album, realizzato dall’etichetta francese Peter I’m Flying e caldamente consigliato da una persona che certamente contribuito a far superare le mie diffidenze di quell’epoca per la musica elettronica. Ricordo infatti che riuscii solo ad apprezzare in parte quel lavoro, più per la mia scarsa predisposizione al genere che non per il suo contenuto; da allora, ho seguito le numerose uscite a nome Melodium un po’ da lontano, senza addentrarmi troppo nella sua musica, caratterizzata dalla reiterazione di piccoli suoni analogici, spesso generati addirittura da tastiere giocattolo. Recentemente, mi sono riavvicinato a Melodium (e sarebbe stato piuttosto difficile il contrario, visto che Girard ha fatto uscire ben tre album nel corso del solo 2006 appena trascorso) e, forse anche per una mia maggiore predisposizione a questi suoni, non ho potuto fare a meno di apprezzarne le capacità di sviluppare melodie di stampo quasi pop o cantautorale, sulle consuete basi di tastierine, xilofoni, flauti e suoni glitch e chincaglierie della natura più varia. Ma non solo, perché adesso Girard canta in molti dei brani e li arricchisce di suoni dalle origini più disparate, sintetici, reali e persino acustici. Dei tre album usciti nel 2006, “There Is Something In The Universe”, uscito per la romana Disasters By Choice, è forse il più completo, quello che dimostra le tante anime di Girard, illustrandone la transizione verso una forma canzone meglio definita, che troverà poi in “Music For Invisibile People” (disco dal quale da un po’ mi riesce piuttosto difficile liberarmi) la sua consacrazione a cantautore post-moderno e minimale; eppure, proprio in parallelo a quest’ultimo, Girard ha fatto uscire, per Audio Dregs, “Flacana Flacana”, raccolta di brani strumentali privi di titolo, che abbandonano in parte i ritmi frammentati della sua musica, per dar luogo ad atmosfere raccolte e notturne che sembrano carezzare l’ambient music in maniera tutta personale (e quindi geniale e un po’ folle).

Già non è operazione agevole far uscire tre album in un anno e mantenere in tutti l’ispirazione fresca e vitale: Girard ci è riuscito, rimescolando di continuo le carte in tavola, cambiando paradigmi e vesti sonore, pur mantenendo la classica impronta “povera” e minimale. Non so perché, probabilmente anche a causa della svolta “cantautorale” (virgolette assolutamente obbligatorie) di “Music For Invisibile People”, ma durante i ripetuti ascolti di brani quali “Follow The Train Of Thoughts”, “Quit The Sun”, mi è venuta in mente una strana equazione che vede accomunare, nella loro imprevedibile prolificità, Sufjan Stevens e Melodium, perché in fondo Girard sta un po’ alle tastierine come Stevens sta al folk tradizionale americano.

http://melodiumbox.free.fr/index.htm

so so quiet

Dopo che il 2006 è stato un anno per me caratterizzato soprattutto da ascolti di ambito folk-cantautorale, ho la netta sensazione che l’anno da poco cominciato potrà vedere la prevalenza di suoni dilatati, di elettronica lenta e delicata e n generale di tutta quella musica incentrata su atmosfere compassate, suonata con intima discrezione e cantata quasi sottovoce. È una sensazione originata dalla mia costante propensione verso questo modo di fare musica e anche dalle uscite all’orizzonte, che vedranno a breve gli attesi ritorni, tra gli altri, di At Swim Two Birds, Yellow6 e Spokane.

A conferma di ciò, ecco quest’ultima scoperta proveniente dalla Polonia, da pochissimo licenziata dall’ennesima netlabel meritevole di attenzione, la spagnola Error-Lo-Fi. Si chiama So Quiet (e il nome è già tutto un programma) ed è il progetto musicale di Tomasz Bień, architetto e designer già attivo sulla scena ambient-elettronica del suo Paese nel duo At Home, nonché fondatore della piccola etichetta Home.Pop.Rec.

Nei sette brani compresi in questo omonimo e.p. di debutto solista, Bień presenta delicati bozzetti sonori dalle melodie appena accennate su tappeti musicali essenziali, costituiti da pochi suoni acustici o di elettronica casalinga. Le atmosfere notturne – soprattutto quelle del primo brano, “September” – possono rimandare persino allo spirito dei Bark Psychosis e, unite alla cura strumentale e alla lentezza di tutte le composizioni, danno luogo a un risultato affine a quello di Sepia Hours e Squares On Both Sides, due artisti che amo in modo particolare e dei quali ho già parlato più di una volta su queste pagine.

 

Download: So Quiet e.p.

www.myspace.com/soquietsoquiet

my compilations: #30

Poiché così spesso le parole vengono meno, stavo per iniziare l’anno con un lapidario testo di Piano Magic – band alla quale più spesso ricorro quando ho bisogno di trovare comunanza di conforto in determinate situazioni – che termina con la ripetizione della frase “I’m here and I’m sad”. Mi sono trattenuto dal farlo soprattutto per i soliti motivi cervellotici che impediscono di cogliere l’immediatezza dell’attimo fuggente e forse pure perché quello non mi sembrava proprio un inizio dei migliori.

Per quanto in apparenza le due cose non siano legate, era invece da tanto tempo che mi prefiggevo di por mano a una raccolta musicale che esulasse dagli ormai consueti suoni folk e cantautorali per addentrarsi in ambiti dilatati e notturni, sulle ali dell’elettronica, di retaggi post-rock e di spiccate componenti classiche. Avevo già pronto il titolo adatto per l’occasione, ma per svariati motivi questa non si era ancora concretizzata, quando invece ieri pomeriggio, quasi di getto (cosa per me alquanto insolita), ho selezionato i brani e compilato la tracklist. Anche questo è un modo per non parlare, lasciando non a parole altrui ma alle sensazioni evocate dalla musica la silente narrazione di alcune delle troppe riflessioni, razionali e non, che hanno attraversato la mia mente nelle ultime notti, in prevalenza insonni.
“On a thoughtful lonely night” è il titolo che racchiude brani dalle atmosfere notturne e apparentemente solitarie, eppure ricche di calore umano e non prive del baluginare di una speranza attraverso le tenebre. Qui di seguito, copertina, tracklist e link per il download.

1. late-night-static – all that can last
2. anoice – liange
3. the gentleman losers – silver mountain
4. max richter . autumn music 1
5. eluvium – prelude for time feelers
6. l. pierre – ache
7. hammock – take a drink from my hands
8. sierpinski – pebbles across the sea
9. patryk_t – christian song
10. adlerseri – we lost him between the city & the sea
11. last days – the safest place
12. yasushi yoshida – silent park
13. mar – an ampty room
14. the boats – go to sleep (or i’ll put you to sleep)
15. cantaloup – windchimes
16. absent without leave – just like then

[rafcd30]

download: part 1 – part 2

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