Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

how to be perfect men

Nel corso dell’ultimo anno, complici impegni lavorativi e di studio nonché distrazioni virtuali varie, il mio abituale numero di libri letti ha subito purtroppo un drastico calo, scendendo dagli oltre trenta degli anni precedenti a una dozzina scarsa in quello appena trascorso. Certo, non è solo il numero che conta, se è vero che buona parte dei romanzi letti di recente sono stati lunghi o impegnativi, ma proprio per cercare di migliorare un ritmo di lettura tuttora molto blando, ho pensato bene di iniziare il nuovo anno con qualcosa di solo apparentemente leggero, così ho scelto di dedicarmi a uno dei romanzi che ancora mi mancavano dell’ottimo Nick Hornby, autore a me molto caro proprio per quanto riguarda il mio approccio alla lettura (e non solo), oltre che per il suo stile dolce-amaro, giocoso eppure tristemente serio, con cui è capace di descrivere debolezze e contraddizioni di una realtà contemporanea in fondo piuttosto vicina.

Man mano che le storie di Hornby “crescono”, affrontando problemi e situazioni di crescente complessità, la sua leggerezza lascia trasparire sempre più spesso spunti di riflessione, facilmente interiorizzabili e rapportabili a momenti concreti di un’incerta quotidianità. Parallelamente, i personaggi passano dalla cronica scontentezza di una post-adolescenza troppo prolungata alla disillusione e alla consapevolezza dell’inevitabilità di un’esistenza imperfetta, nella quale l’accettazione del male minore diventa l’unica via percorribile per non macerarsi inutilmente, distruggendo anche quel poco di felicità che si può aver ottenuto.

Sarà la coincidenza di aver letto alcuni dei libri di Hornby in determinati momenti della mia vita, ma non posso evitare di rapportare una certa mia evoluzione di pensiero al cambio di problematiche in essi trattate. È stato così anche stavolta, mentre già da tempo riflettevo su quella che sempre più spesso mi capita di descrivere come la transizione dall’insoddisfazione alla rassegnazione. Non che vada fiero di questo passaggio, tutt’altro, fatto sta che anche stavolta riflessioni, incertezze e paure varie sono state perfettamente incorniciate dalle storie descritte da Hornby, come per esempio in questo passaggio di “Come diventare buoni” che leggevo poche ore fa, quasi come involontario preludio all’ennesimo rinvigorimento delle mie insoddisfazioni, ormai non poi così fastidiose ma anzi sempre più declinanti verso una placida, ineluttabile rassegnazione.

Non chiedete a una persona con un coltello nella pancia che cosa la renderebbe felice; il punto non è più la felicità. Qui si parla di sopravvivenza: tutto sta nel decidere se estrarre il coltello e morire dissanguati o tenerlo lì dov’è nella speranza che, con l’aiuto della fortuna, il coltello stia bloccando l’emorragia. Volete un parere medico ufficiale? Il parere medico ufficiale è: tenetevi il coltello nella pancia. Davvero.

how to be perfect men: songs:ohia – axxess & ace [secretly canadian 1999]

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4 risposte a “how to be perfect men

  1. Novocaine 28 gennaio 2007 alle 01:33

    Mi hanno regalato Alta fedeltà non vedo l’ora di leggerlo 🙂

  2. Galatea 28 gennaio 2007 alle 21:01

    Ho letto questo libro in un momento particolare, più o meno lo scorso anno, di questi tempi. Avevo sottolineato questa frase:

    “L’impressione che ho ora è che essere umani sia in sè già abbastanza drammatico; vale per chiunque: non c’è bisogno di essere un eroinomane o un poeta da reading per vivere situazioni estreme. Basta amare qualcuno.”

  3. raffaello 29 gennaio 2007 alle 10:17

    Novocaine: non l’ho citato esplicitamente, ma mi riferivo proprio ad “Alta fedeltà”, quando parlavo del mio cambiamento di approccio alla lettura e anche a tante altre cose: è uno di quei libri che quasi sempre lasciano il segno, o almeno così è stato per me.

    Galatea: nonostante mi proponga spesso di farlo, non appunto quasi mai frasi dei libri che leggo, ma ricordo di essermi soffermato non poco anche su quella da te citata. Il bello di Hornby, tra l’altro, è proprio quello di inserire, pure in contesti apparentemente leggeri, frasi “esistenziali” sulle quali non si può fare a meno di soffermarsi e riflettere. Sarà forse per questo che poi ricordiamo tutti come “particolari” i momenti in cui abbiamo letto i suoi libri?

  4. Galatea 29 gennaio 2007 alle 12:32

    O forse sono i libri a venirci in soccorso in quei momenti particolari, “costringendoci” a fermarci e a riflettere? Altrimenti, non si spiega perchè un libro che giace impolverato sul comodino da mesi, cattura la nostra attenzione solo in un determinato momento e ci spinge a leggerlo.
    Ok, ho un rapporto strano e morboso con i libri…

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