Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

2007 in music, part 1

Fine marzo; primo quarto dell’anno che se ne va. È il momento buono per fare il punto musicale sugli album che hanno caratterizzato questo periodo e anche lo spunto per qualche ulteriore segnalazione, nella ormai consueta forma breve.
A Dakota Suite e At Swim Two Birds ho già più volte accennato, quindi mi pare superfluo ripetermi, se non per ricordare che si tratta dei due album meglio esemplificativi di questo scorcio d’anno, ribadendo altresì come la mia passione nei loro confronti si basi, ancor più che in altri casi, su fattori non esclusivamente musicali, tanto che so già quanto mi riuscirà difficile contestualizzarli con un minimo di spirito critico quando toccherà comporre le fatidiche – e da me mai troppo amate – classifiche di fine anno. Ma per fortuna c’è tempo, quindi per ora si va con i seguenti:

eluvium – copia [temporary residence]
Probabilmente il miglior album che ho ascoltato finora nel 2007: Matthew Cooper bilancia in maniera splendida le sue due anime, quella ambientale e quella pianistica, in un disco raffinatissimo, dalle forti caratteristiche emotive.

 

 

low – drums and guns [sub pop]
I Low sono cambiati, decisamente; l’approccio ruvido di questo album potrà all’inizio disorientare, ma possiede una forza espressiva e una capacità evolutiva davvero non comune. Grandissimi.

 

 

 

 

yellow6 – painted sky [resonant]
Ennesimo disco per Jon Attwood, sempre caratterizzato da chitarre filtrate dall’elettronica. Questa volta l’approccio delle sue composizioni strumentali è a tratti più ostico, ma ascolto dopo ascolto, l’album cresce, liberando dolce malinconia e sogni dai quali si può davvero correre il rischio di essere piacevolmente rapiti.

 

 

bracken – we know about the need [anticon]
Nuovo progetto di Chris Adams degli Hood: malinconia metropolitana e continui cut-up sonori. Non è poi cambiato così tanto rispetto ad “Outside Closer” (per fortuna), del quale questo sembra la naturale prosecuzione, e poi, un pezzo come “Four Thousand Style” eguaglia i livelli massimi della band d’origine.

 

 

autumn shade – ezra moon [strange attractors]
Cantautrice folk al piano, brani semplici, autentici e venati d’oscurità. Niente di nuovo, per carità, ma semplicemente la migliore produzione dell’anno nel suo genere. Peccato che di un’artista come Jes Lenee non si accorgerà quasi nessuno, poiché non supportata da nemmeno un centesimo dell’hype rivolto a una Joanna Newsom qualsiasi.

 

  

giardini di mirò – dividing opinions [homesleep]
Il dilemma è se se ne parla bene perché sono italiani o male per lo stesso motivo, oltre che per l’aura un po’ indie-snob che pare circondarli. Nel dubbio, “Dividing Opinions” è un album più che discreto, che vede illustri collaborazioni e l’evoluzione del suono della band rispetto al vecchio cliché di “Mogwai italiani”.

 

 

 

rafael anton irisarri – daydreaming [miasmah]
Pianoforte minimale e accenni elettronici sognanti: nulla di nuovissimo anche qui, ma questo compositore statunitense di chiara origine ispanica riesce a collocarsi con pari dignità accanto ai migliori interpreti di quest’ambito musicale. “Daydreaming” potrebbe essere il naturale successore dello splendido album di Helios dello scorso anno.

 

 

 

michael cashmore – the snow abides [durtro-jnana]
Cinque brani di oscura intensità scritti da David Tibet, disegnati da un pianoforte emozionante e incorniciati dalla voce inconfondibile di Antony…

 

 

mus – la vida [green ufos]
Questa invece è la fissazione dell’ultima settimana: band spagnola misteriosa fin dalla strana lingua (asturiana) in cui canta. Il nuovo album è come sempre etereo e melodico, davvero affascinante anche se un po’ meno folk del precedente “Divina Lluz”. Difficile per ora staccarsi dalle sue atmosfere bucoliche e incantate, dal sapore a volte piacevolmente shoegaze, come in quella meraviglia che è il brano “Dulce Amor”.

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Una risposta a “2007 in music, part 1

  1. subliminalpop 13 aprile 2007 alle 16:57

    bene, bene. preso nota di ciò che non conosco.

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