Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

one last laugh in a place of dying

Capita che un giorno ti rendi conto di dover iniziare a pensare un po’ più a te stesso, giusto mentre tiri un sospiro di sollievo, dopo tanta attesa nervosa e tante preoccupazioni. Pensi di poter guardare soltanto avanti, rivolgendo il tuo pensiero solo al futuro; invece, il passato torna in un modo che non ti aspetti e fa davvero male, una volta superato uno spaesamento iniziale dettato dalla lontananza e dalla desuetudine di rapporti risalenti all’adolescenza e interrottisi quasi del tutto poco dopo.

Eppure qualcosa rimane, e rimarrà sempre. Ed è bastato riprendere quella vecchia agenda del 1993-94, che, quasi senza che ci pensassi, era tutti i giorni a pochi centimetri da me, per avere gli occhi inondati di lacrime e la mente piena di tanti ricordi di un tempo che, a distanza di tanti anni, sembra quasi non essermi mai appartenuto. Le strane interpretazioni grafiche del mio nome, le pagine bianche, ingentilite da semplici tratti di penna, disegni e arabeschi vari, i testi di canzoni e poesie e soprattutto la copia di una lettera (sì, proprio una lettera di carta…) meravigliosa, che ora fa malissimo leggere, per mille motivi: tutto questo mi parla di amore con voce giovanile e innocente, forte e sincera, in una maniera nella quale nessuno mi ha più parlato né mai più lo farà, adesso che la vita "adulta" ha tolto spontaneità agli entusiasmi adolescenziali, indurendo persino un cuore sensibile come il mio e la natura dei sentimenti che si provano di giorno in giorno.

Ma adesso è terribile sapere soltanto che chi ha disegnato quei tratti di penna non c’è più, senza altri dettagli, senza spiegazioni, senza nemmeno un perché. E così pure trovare un’ironia del destino nei primi due passi che, in quella lontana estate, avevi riportato su quell’agenda. Li riprendo qui, perché adesso non trovo niente di più adatto, e perché non sono mai stato diligente nel seguire la tua passione per Guccini e De André, tra le canzoni dei quali ci sarebbe di sicuro quella adatta per questo momento.

La vita mi ha abituato a non pensare più a te, ma, nostalgico quale sono, non potevo mai dimenticarti del tutto; adesso ti ricorderò per sempre, così come quell’amore fanciullo e irripetibile. Ciao Simona, ciao.  

"La notte era scura, le tenebre fitte

avevano ingoiato sole e luna, speranza e gioia.

Ma venne, alfine, il Sogno Inafferrabile,

ruppe le tenebre, aprì loro il ventre,

sole e luna balzarono fuori a rischiarare le terra

mentre la gloria e la speranza danzavano

al ritmo incontenibile d’un battito di vita"

(Kota Ingo, Hadi ya ambundu lelu)

* * * * *

"Se la mia vita passa tuttavia 

e di tanto in tanto da folti viticci

una poesia matura ancora scende,

devo essere grata a te.

Tu non lo sai che hai seppellito

l’immagine tua nel silenzio delle mie notti,

e ciò che la mia poesia ha portato alla luce

era già prima in te."

(Hermann Hesse)

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3 risposte a “one last laugh in a place of dying

  1. utente anonimo 17 maggio 2007 alle 18:11

    [spero che quelle lacrime perse tra i ricordi ti aiutino in qualche modo a riprendere il sorriso, la gioia dei particolari, la semplicità di respirare, chiudere gli occhi..e sentire il vento. sorridere.]

    un abbraccio

    c.

  2. Galatea 18 maggio 2007 alle 12:49

    E’ una cosa che non faccio mai, quella di chiedere a qualcuno di leggere il mio blog. Però questa volta, ti chiedo di leggere cosa scrivevo qualche minuto prima di te. Pura coincidenza, però quando scrivo “Di lettere e di domande.
    Che la risposta è solo, avevamo 18 anni.”, mi riferisco proprio a quel primo amore, fatto di sogni, di parole e lunghi silenzi, e di scoperte, finito “senza altri dettagli, senza spiegazioni, senza nemmeno un perché”. Nel mio diario, però, ho ritrovato una canzone, “To Wish Impossible Things” dei Cure. E ho sorriso. Perchè dopo 10 anni ora so che lui ora è felice, e tutti i miei perchè di colpo sono spariti.

  3. raffaello 18 maggio 2007 alle 20:47

    Ho raccolto il gentile invito di Galatea e ho potuto così verificare una coincidenza che, più tardi, avrei comunque rilevato. Mi ha fatto piacere lasciare sul suo blog qualche parola, sempre in riferimento al medesimo oggetto; però, anche se si tratta di un “bis in idem” del quale mi scuso, mi sento in dovere di copincollarne qui una parte, a naturale completamento di quanto scritto qui sopra.

    «Ricordi che a volte non sappiamo nemmeno di avere riaffiorano quando meno te l’aspetti, e in fondo sarebbe pure piacevole riscoprirli e sugellare con un sorriso quei tempi e così anche la vita, adesso distante, di chi una volta ci era stato vicino. Alcuni di questi ricordi li ho riscoperti ieri, nella maniera peggiore, insipiegabile e inspiegata. Perché adesso non c’è più una vita – forse anni luce distante dalla mia – della quale poter sorridere, perchè a nemmeno trent’anni non si può!

    Intanto, per questi e soprattutto altri motivi, si è avverata la “maledizione” che mi vede perdere, per la seconda volta in un anno, il concerto romano di Piano Magic. Eppure ho capito ancora di più la musica di Glen Johnson, ripensando alla risposta che mi diede riguardo la genesi dei suoi testi che “devono prima essere scritti da me, a casa, accanto a una bottiglia di vino e di fronte alla foto della mia ragazza morta”. Non è proprio la stessa cosa, ma da ieri lo sento ancora più vicino.»

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