Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

amazing grace

Sommerso dall’abituale, enorme mole di musica nuova da ascoltare, non mi capita spesso (anzi, quasi mai) di recuperare album vecchi, risalendo la discografia di band che pure apprezzo molto: è il solito discorso dell’estemporaneità dell’ascolto e della sua contestualizzazione nei singoli momenti di vita. Capita ancor più raramente di compiere quest’operazione in maniera metodica, dedicando quasi un’intera giornata all’ascolto in sequenza di album dello stesso autore, immergendomi completamente in un suono per rinfrescarne la memoria e coglierne l’evoluzione nel corso del tempo.

Come mi ero ripromesso già ieri sera, tutto ciò è invece capitato oggi con quella band straordinaria che sono, da sempre, i Low. E lo hanno confermato appieno anche nel concerto romano di ieri sera, regalando un’ora e mezza di intensità davvero non comune, espressa tanto nella riproposizione di brani risalenti fin quasi alle origini della band, quanto nella traduzione dal vivo di almeno metà di quelli compresi nell’ultimo “Drums And Guns”, disco che a qualcuno potrà anche esser sembrato superficialmente non impeccabile, ma che rivela una scrittura di efficacia straordinaria. Poco altro da dire sul concerto, se non che la grandezza dei Low sembrava toccarsi quasi con mano, assistendo ai tanti mutamenti di registri vocali e chitarristici messi in scena nel volgere di poco più di una quindicina di brani, pur tutti accomunati da una coerenza di stile che travalicava di gran lunga le forme, dando luogo a un risultato ogni volta di grande impatto sonoro ed emotivo.

Così, stamattina è stato una sorta di tributo quasi obbligatorio riprendere i vari “Things We Lost In The Fire”, “Trust”, “I Could Live In Hope” per ritrovare qualcuno dei brani suonati ieri e riscoprirne tanti altri, che da troppo tempo non ascoltavo. Con tutta probabilità, sarebbe stato più logico compiere questo riascolto prima del concerto di ieri sera, per “rinfrescare” la memoria, ma devo dire che, ritrovare i tantissimi splendidi brani compresi nella discografia dei Low, mi avrebbe forse potuto lasciare un minimo amaro in bocca di fronte all’ovvia impossibilità di suonarli tutti in una sera. Molto meglio così, molto meglio considerare questo mio piccolo e personale “tributo” come una diretta continuazione della memorabile serata di ieri, quasi che le varie “In Metal”, “Time Is The Diamond”, “Down” e le tante altre emozionanti “perle” riascoltate stamattina non abbiano fatto altro che proseguire le intense emozioni trasmesse ieri da “Sunflower”, “Amazing Grace”, “Lazer Beam” e gli autentici brividi a fior di pelle di “Murderer” e “Lullaby”.

L’ho detto a proposito del loro ultimo disco, che pure all’inizio aveva spiazzato anche me, lo ribadisco per l’ennesima volta dopo averli finalmente potuti ammirare dal vivo: i Low sono una band di proporzioni grandissime, che da più di dieci anni a questa parte sa scrivere canzoni splendide ed eseguirle con intensa perfezione, restando sempre coerente pur nell’evoluzione dei suoi modi d’espressione. Peccato soltanto che tanti siano pronti a liquidarli come ormai “poco originali” o con simili giudizi affrettati; e peccato pure che ieri sera, al concerto di una band di tale levatura, non fossero presenti più di centoventi-centocinquanta persone. Che dire? Sicuramente peggio per chi non c’era, e per chi non riesce ad apprezzare pienamente una band che ha detto qualcosa di davvero importante nella musica dell’ultimo decennio e continua ad avere ancora molto da dire.

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5 risposte a “amazing grace

  1. feelglass 30 maggio 2007 alle 16:28

    sei inseguito da una lieno petomane.. cosa fai? sul mio blog x + informazioni, ciao!

  2. ABS 3 giugno 2007 alle 16:29

    Io invece ultimamente risalgo come un salmone e mi cibo di discografie intere (ora mi sto dedicando alla Amos che avevo abbandonato tipo nel ’96). Mi segno anche questi…

  3. Galatea 5 giugno 2007 alle 10:18

    Premesso che a me “Drums and Guns” è piaciuto già dai primi ascolti…ho passato settimane a “ripassare” i vecchi album, e arrivato il giorno del concerto ovviamente sono rimasta a casa a disperarmi per l’otite. Sigh. (vale anche in questo caso il “peggio per me?”)

  4. raffaello 7 giugno 2007 alle 08:16

    Ovviamente il “peggio per chi non c’era” vale per chi non è voluto esser presente, non certo per chi è stato costretto all’assenza da cause di forza maggiore. Altrimenti, cosa avrei dovuto dire io per le mie ripetute, sfortunatissime assenze ai concerti di Piano Magic?
    Anzi, mi dispiace che ti sia persa un gran bel concerto…

  5. utente anonimo 8 giugno 2007 alle 22:43

    scusa se lascio un commento inappropriato ma non ho tempo di leggere grandi i sigur grande hafssol!!!son arrivata nel tuo blog per il titolo..bene grandissimo!!

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