Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: giugno 2007

to keep you sleep…

La lentezza nella musica, mai come in questo caso, sembra corrispondere alle dilatazioni temporali della sua attesa. Bisogna risalire infatti allo scorso mese di settembre, quando, in una mattinata grigia e animata dalla voglia di musica lenta, delicata e fondamentalmente triste, mi capitava di trovare e subito riportare su queste pagine il video di un nuovo brano degli amati Spokane. Allora, della loro musica sentivo un vero e proprio bisogno, in fondo non scemato nel corso di questi mesi; adesso, l’attesa sembra invece quasi terminata, poiché, a ben quattro anni di distanza dallo splendido “Measurement”, un nuovo album vedrà la luce tra poco meno di un mese. Davvero non vedo l’ora di poter averne tra le mani l‘inconsueta edizione (vinile con cd allegato), e poterne parlare in maniera più approfondita, ma intanto tutte le nuove tracce possono già essere ascoltate in anteprima sulla loro pagina su Virb, ove si trova anche questo video della splendida “Thankless Marriage” brano che, mi ha colpito già al primo ascolto, facendomi provare ancora una volta gli autentici brividi che questa band è in grado di trasmettere con la sua musica fatta di pochi elementi e di movimenti lenti e perfetti.

http://www.virb.com/external/video/17185/gze6k1DhANSi0fmlrqc9Mp7RoGDan1fL

 

www.virb.com/spokane

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in between the years

Alcuni giorni fa, mi è capitato di scambiare qualche considerazione sulla sostanziale differenza di spirito sussistente, nonostante la relativa distanza anagrafica, tra chi si aggira intorno alla soglia dei trenta o l’ha da poco superata e chi è ancora nella prima metà dei vent’anni. Sì, saranno pure considerazioni da (più o meno) trentenni (più o meno) in crisi, ma essermi ritrovato a farle mi ha fatto pensare a quando, pochi anni fa, ero io a quell’età, a relazionarmi con persone di cinque o sei anni più grandi di me.
Del resto, sono quasi sempre stato abituato ad avere amici più grandi di me, da quando a scuola ero immancabilmente il più piccolo della classe e da quando riuscivo a sostenere e anzi andavo a cercare i discorsi dei “più grandi”, ora invece mi trovo spesso ad avere rapporti con persone più giovani di me, il che mi pone nella condizione di “quello più vecchio” e di chi, quando avevo venticinque anni o giù di lì, faceva nei miei confronti gli stessi ragionamenti che adesso mi trovo a fare nei confronti di persone più giovani. Solo che all’epoca non ne comprendevo la fondatezza, mentre ora mi rendo conto della differenza di approccio e prospettiva che si realizzano a pochi anni di distanza.
Lungi dall’implicare (almeno per me…) maggiore serietà e responsabilità, questi pochi anni segnano il crinale tra entusiasmi genuini e disillusioni determinate dalla realtà, tra freschezza e stanchezza mentale, tra voglia o obbligo di fare.
Ci pensavo anche perché, nella categoria “disillusioni” potrei far rientrare la constatazione della quasi totale inanità di scelte e comportamenti tra il “pratico”, il “personale” e il “politico”. Ho sempre creduto (e in fondo credo tuttora) nella valenza delle scelte e dei comportamenti individuali e, in curante di convenzioni e coazioni esterne, ho cercato di portare avanti il mio modo di essere, pur nella consapevolezza del suo essere minoritario e quasi sempre destinato alla sconfitta. Ai tempi dell’adolescenza, si stigmatizzavano i comportamenti fintamente “alternativi”, cercando di propugnare una visione propria e non imposta da chicchessia, per quanto “alternativo ‘na cifra”; a quei tempi, di fronte a qualche comportamento “convenzionale” (tipo, che so, votare per i DS…) capitava di scherzare bonariamente rinfacciandosi l’accusa “ti si è comprato il sistema!”. Poi, invece, ci si ritrova a trent’anni e ci si rende conto di esser dovuti scendere a inevitabili compromessi, di non aver potuto seguire in tutto e per tutto le proprie idee, preda di convenzioni sociali o, più banalmente, di necessità contingenti, quando non addirittura della constatazione dell’inutilità pratica dei propri comportamenti. E pian piano succede così: si inizia col fare i conti con la realtà sul piano lavorativo, prediligendo quello che conviene fare piuttosto che quello che si sarebbe voluto fare, poi si accettano prospettive e modalità di vita da sempre respinte, decadono lodevoli intenzioni e iniziative e si allentano persino le maglie delle scelte etiche individuali. Non che si tratti di un percorso inevitabile, perché molto dipende anche dalla propria fermezza o dall’essere troppo accondiscendenti nei confronti di chi ci circonda, però forse in tutto ciò v’è un minimo comune che porta a doversi rapportare alle esigenze della realtà, trascurando, purtroppo, le proprie legittime speranze, idee, aspirazioni.
So che è un discorso che non porta da nessuna parte, ma la realtà è questa, così come quella che, appunto, tra poco mi tocca uscire per andare, mio malgrado, all’Ikea…

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