Tracce di emozioni

pensieri, emozioni e raggi di sole attraverso le tenebre

Archivi Mensili: agosto 2007

bad moon on the rising

Secondo la definizione dell’antropologo francese Marc Augé, i “non-luoghi” sono quegli spazi dalle caratteristiche del tutto asettiche e spersonalizzanti, che così rapidamente stanno riempiendo della loro assenza di individualità il tempo e la vita di tante persone.
Ritengo che tale definizione, utilizzata ormai diffusamente in ambito socio-filosofico e in quello della comunicazione, renda in maniera efficace il senso sotteso al suo significato, soprattutto per quanto concerne la negazione del reale che reca in sé, contemporanea all’affermazione di qualcosa di inesistente, simulacro di una realtà astratta eppure in apparenza tangibile.
L’interessante riflessione sui “non-luoghi” (che non pretendo qui di approfondire con la cura che meriterebbe) mi è venuta in mente qualche ora fa, mentre in una serata di fastidiosissima umidità vagavo in solitudine per le strade di una città che, per fortuna, ancora stenta a risvegliarsi dal suo letargo estivo. E questo non perché stessi attraversando “non-luoghi” – dai quali, cerco sempre di rifuggire il più possibile – ma anzi perché, di fronte a luoghi concreti e peraltro a me noti e familiari, qualcosa continuava a non tornare: saranno le strade ancora quasi deserte e il torpore della città, così simile al mio, sarà il clima di un’estate che non accenna a lasciare spazio ai primi agognati, accoglienti accenni autunnali, sarà, soprattutto, una condizione personale sospesa e inedita rispetto al periodo, oppure semplicemente il fosco e faticoso sorgere della luna dietro una coltre opprimente di nubi cariche di calda umidità. Così, ho pensato al “non-luogo” per analogia, mentre mi sembrava, piuttosto, di vivere un “non-tempo”, fatto di atmosfere, azioni e persino condizioni climatiche irreali o comunque non coerenti con quel che risulta dal calendario, e ho sorpreso la mia mente a interrogarsi “che giorno è, che anno è?” ma senza trovare la medesima risposta alla stessa domanda, contenuta nella famosa canzone di Lucio Battisti.
Intanto, però, qualche tassello sta tornando al proprio posto, per farmi capire che il mese di agosto è ormai terminato e che è il momento di trarne le dovute conseguenze, sul piano tanto personale quanto (ahimé) lavorativo: dopo tanti mesi così strani, che per certi versi è come se non fossero mai esistiti, la mente prende atto della realtà del calendario, seppure è il cuore a continuare ad essere fuori sincrono rispetto all’orologio e a darmi ancora la sensazione di vivere un “non-tempo”.

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the lost you

Sono dovuto andare a recuperare il cd originale, per ricordarmi con precisione se si trattasse dell’estate di due o tre anni fa. Ebbene sono ormai passati tre anni da quando mi abbandonavo a questo brano, felice e libero da pensieri, quasi accennando movimenti che non rientrano nel mio modo di concepire e vivere la musica, ma ai quali ero irresistibilmente indotto dai suoni dei grandissimi Hood, in quella che temo possa restare quale la loro ultima opera.
Insomma, sono passati tre anni e quel brano ritorna in superficie per aderire alla constatazione di qualcosa di davvero “perso”, al di là di tutte le buone intenzioni; così mi abbandono di nuovo alla musica, stavolta sentendo sulla pelle che “the year of the lost you” non è solo un ritornello trascinante ma la più fedele descrizione di un lungo momento e di azioni e sensazioni dalle quali non riesco a rifuggire nemmeno con quel poco di volontà in fondo ancora esistente sottotraccia.
 

You know that I couldn’t ever
Have the time to witness the passing of these years
Into the lonely night

feels like home

Di ritorno da una decina di giorni di previsto e soddisfacente “nulla”, mi sono finalmente immerso nella solitudine che tanto mi era mancata durante il mese di luglio. Benché il distacco dalla tutto sommato piacevole noia e familiarità dei giorni scorsi abbia lasciato in me il consueto, prevedibile senso di amarezza, fin dall’inizio del viaggio di ritorno ho potuto percepire la novità di una condizione e di tragitti estivi per me piuttosto inconsueti.
Lungo il tragitto, mi sono fatto da subito abbracciare dalla musica – che dall’inizio del mese ho dovuto un po’ trascurare – ma la sensazione del “voltare pagina” dopo mesi densi di tensioni e preoccupazioni, ho potuto percepirla all’arrivo, in una città deserta, il cui relativo silenzio ho voluto apprezzare addirittura privo delle mie inseparabili cuffiette. E poi, finalmente a casa, adesso sì vissuta con piacere e serenità, e con la consapevolezza di poter (e dover) ricominciare con ritrovata serenità mentale e, soprattutto, con la certezza che tanto travaglio è ormai alle spalle: non è una presenza, ma un’assenza a farmelo capire, perché tutto ciò vuol dire semplicemente che le cose vanno bene così.
E allora, ancora qualche giorno prima di ritrovare gli impegni, per poter godere della solitudine e dei ritmi cittadini ridotti al minimo, in questo strano, agognato, solitario, agrodolce ferragosto romano.

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